Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1142 del 18/01/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 1142 Anno 2018
Presidente: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 14206/2013 R.G. proposto da
AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI,
Direttore

pro tempore,

in persona del

rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei
Portoghesi n. 12;
– ricorrente contro
ISA SPEDIZIONI s.r.I., in persona del legale rappresentante pro
tempore, Antonio Petruccione, rappresentata e difesa, per procura
speciale a margine del controricorso, dagli avv.ti Santa de Luca e
Riccardo Carnevali, ed elettivamente domiciliata presso lo studio
legale del secondo difensore, in Roma, alla piazza Giovine Italia, n. 7;
– controricorrente-

Data pubblicazione: 18/01/2018

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della
Toscana, Sezione staccata di Livorno, n. 30/14/2013, depositata in
data 13 marzo 2013.

Udita la relazione svolta dal Cons. Lucio Luciotti nella camera di
consiglio del 24 ottobre 2017.

– che in controversia relativa ad avvisi di rettifica di accertamenti
definitivi su dichiarazioni doganali di importazione di merce di origine
cinese che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli emetteva a seguito
di controllo a posteriori del valore della merce importata a seguito di
accertata sottofatturazione della stessa (le fatture allegate alle
dichiarazioni di importazione indicavano un prezzo inferiore a quello
delle fatture fornite dall’esportatore alle Autorità cinesi), la
Commissione tributaria regionale della Toscana con sentenza n. 30
del 13 marzo 2013 rigettava l’appello proposto dall’amministrazione
doganale avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il
ricorso della Isa Spedizioni s.r.I.,

sostenendo che la società

contribuente, in qualità di spedizioniere, aveva agito «con tutta la
diligenza professionale richiesta non potendo che verificare la
documentazione in suo possesso»;

che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ricorre per la

cassazione della sentenza impugnata sulla base di un motivo, cui
replica l’intimata con controricorso e memoria illustrativa;
CONSIDERATO

che con il motivo di ricorso la difesa erariale deduce la

violazione degli artt. 201, comma 3, del Reg. CEE n. 2913/92 del
Consiglio del 12 ottobre 1992, istitutivo del codice doganale
comunitario, 199 delle disposizioni attuative di cui al Reg. CEE n.
2454/93 della Commissione del 2 luglio 1993, e 10 della legge n. 212
del 2000 (c.d. Statuto dei diritti del contribuente), sostenendo che i

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RILEVATO

giudici di appello avevano erroneamente escluso la responsabilità
solidale dello spedizioniere, quale soggetto dichiaranterappresentante indiretto, prevista dall’art. 201 CDC, in combinato
disposto dal citato art. 199 delle disposizioni attuative del CDC, per
non avere correttamente valutato la responsabilità professionale dello

cui al citato art. 10 dello Statuto in contrasto con l’interpretazione
fornitane dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui tale
norma consentirebbe soltanto di escludere le sanzioni e gli interessi
senza incidere sull’obbligazione tributaria;
– che il motivo è ammissibile perché l’indicazione delle norme
violate dai giudici di appello con una decisione contrastante con
l’interpretazione fornitane da questa Corte nelle pronunce citate dalla
ricorrente, è modalità di formulazione del motivo pienamente
conforme a quelle indicate da questa Corte nelle pronunce (n. 3721
del 2012 e n. 6091 del 2011) che la controricorrente utilizza per
sostenere l’eccezione di inammissibilità del mezzo di cassazione;
– che il motivo è anche fondato e va accolto;
– che, secondo un condivisibile orientamento di questa Corte, del
pagamento

dell’IVA all’importazione

risponde

non

soltanto

l’importatore, ma anche – ed in via solidale – il suo rappresentante
indiretto, che presenti la dichiarazione in dogana, ai sensi dell’art. 56
del d.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43, assumendo questi la qualità di
soggetto responsabile a norma dell’art. 201, comma 3, del
Regolamento CEE n. 2913/92 del 12 ottobre 1992 (Codice doganale
comunitario), a mente del quale «Il debitore è il dichiarante. In caso
di rappresentanza indiretta è parimenti debitrice la persona per conto
della quale è presentata la dichiarazione in dogana»;
– che si è precisato al riguardo (Cass. n. 7720 del 2013) che «La
responsabilità del rappresentante indiretto dichiarante è logica
conseguenza della nozione stessa della rappresentanza indiretta. Si

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spedizioniere ed applicando il principio di affidamento e buona fede di

consideri che la rappresentanza indiretta concerne i rapporti interni
fra ausiliario e preponente, di guisa che non comporta, in rapporto ai
terzi (compreso l’ufficio doganale), alcuna sostituzione, neanche
limitatamente alla fattispecie: il rappresentante indiretto, agendo in
nome proprio, quantunque nell’altrui interesse, diviene parte sia della

per conseguenza la veste di obbligato nei confronti dei terzi,
compreso l’ufficio doganale» e che «La Corte di giustizia ha al
riguardo chiarito, con riguardo alla figura dell’intermediario, sia pure
con riferimento alla diversa ipotesi contemplata dall’art. 202 c.d.c., n.
3, che la norma.. .fa riferimento al comportamento di un operatore
diligente ed accorto (Corte di giustizia Jestel, punto 22)» e «che la
diligenza evocata è una diligenza qualificata (la società
controricorrente è difatti un’agenzia di pratiche doganali titolare di
procedura di domiciliazione), ragguagliata, a norma dell’art. 1176
c.c., comma 2, alla natura dell’attività esercitata», che implica un
obbligo d’informazione, ma anche di attenta verifica dell’esattezza dei
dati dichiarati, strumentali rispetto al corretto espletamento
dell’incarico conferito;
– che pare necessario preliminarmente precisare che nel caso di
specie, diversamente da quanto sostiene la ricorrente, la CTR non ha
applicato il principio della buona fede di cui all’art. 10 della legge n.
212 del 2000 per escludere la responsabilità (solidale) dello
spedizioniere, avendo fatto chiaro riferimento alla «diligenza
professionale richiesta» a tali operatori;
– che in ogni caso è orientamento condivisibile di questa Corte
quello secondo cui «in tema di tributi doganali, come precisato dalla
giurisprudenza comunitaria, lo stato soggettivo di buona fede
dell’importatore richiesto dall’art. 220, n. 2, lett. b), del Regolamento
CEE n. 2913 de11992 (Codice doganale comunitario) ai fini
dell’esenzione della contabilizzazione “a posteriori” dei dazi, può

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fattispecie, sia del regolamento che ad esso si connette, assumendo

essere invocato solo se l’errore dell’autorità sia di natura tale da non
poter essere ragionevolmente rilevato da un debitore di buona fede, il
quale deve anche aver rispettato tutte le prescrizioni della normativa
in vigore in relazione alla sua dichiarazione in dogana, sicché quando
l’errore dell’Amministrazione sia consistito nella mera ricezione delle
dichiarazioni inesatte dell’esportatore – in particolare sull’origine della

qui vagliato]- tale buona fede non sussiste e il debitore è tenuto a
sopportare il rischio derivante da un documento commerciale che si
riveli falso in occasione di un successivo controllo» (Cass. n. 13770
del 2016);
– che hanno comunque errato i giudici di appello nel ritenere che
a configurare tale diligenza fosse sufficiente la verifica da parte della
documentazione in possesso della stessa, richiedendosi, invece, un
quid pluris, ovvero, con riferimento al caso di specie, la verifica
dell’effettiva corrispondenza del valore della merce dichiarata a quella
importata specie quando sia altamente probabile la non veridicità
della documentazione per il fatto che, come afferma lo stesso
controricorrente, «molte aziende cinesi fruiscono notoriamente di
rimborsi iva ed agevolazioni fiscali in proporzione alle esportazioni che
effettuano» (controricorso pag. 3), gravando sullo spedizioniere
doganale, in presenza di dati discordanti (come nel caso di specie, in
cui le fatture allegate alle dichiarazioni di importazione indicavano un
prezzo inferiore a quello delle fatture fornite dall’esportatore alle
Autorità cinesi), l’onere di provare le attività espletate e che i risultati
delle stesse propendevano per la veridicità dei dati dal medesimo
dichiarati;
– che, conclusivamente, il motivo di ricorso va accolto con
conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio, anche per
le spese del presente giudizio di legittimità, alla competente CTR, in
diversa composizione;

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merce [ma lo stesso è a dirsi, sul valore della stessa, come nel caso

P.Q.M.
accoglie il motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e
rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione
tributaria regionale di Firenze, sezione staccata di Livorno, in diversa
composizione.
Il Presidente
BRUSCHETTA
Ernestino Luigi

Così deciso in Roma il 24/10/2017

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