Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11419 del 10/05/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 10/05/2017, (ud. 21/02/2017, dep.10/05/2017),  n. 11419

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28797-2010 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.T., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA MARCONI 15, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO

D’AMBROSIO, rappresentata e difesa dall’avvocato ENRICO D’ANTRASSI,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2965/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/11/2009 R.G.N. 7447/2006.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza pubblicata il 27.11.09 la Corte d’appello di Roma rigettava il gravame di Poste Italiane S.p.A. contro la sentenza n. 2546/05 con cui il Tribunale di Latina, dichiarato nullo il termine apposto al contratto di lavoro subordinato, stipulato ai sensi dell’art. 8 c.c.n.l. del 1994 per esigenze eccezionali con M.T. per il periodo 4.12.98 – 31.1.99, aveva accertato la sussistenza d’un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fra le parti;

che per la cassazione della sentenza ricorre Poste Italiane S.p.A. affidandosi a tre motivi;

che M.T. resiste con controricorso;

che l’udienza originariamente fissata per il 13.1.16 (e per la quale la controricorrente aveva depositato memoria ex art. 378 c.p.c.) è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione delle S.U. sulle ordinanze di rimessione n. 14340/15 e n. 15705/15;

che per l’odierna udienza parte controricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 56 del 1987, art. 23 dell’art. 8 CCNL 26.11.94 e, in connessione con gli artt. 1362 c.c. e ss., degli accordi sindacali 25.9.97, 16.1.98, 27.4.98, 2.7.98, 24.5.99 e 18.1.01, per non avere l’impugnata sentenza considerato che il potere dei contraenti collettivi di individuare nuove ipotesi di assunzione a termine, in aggiunta a quelle normativamente già in essere, stabilito dalla L. n. 56 del 1987, art. 23 può essere esercitato senza limiti di tempo, in quanto non previsti dalla legge e, quindi, senza circoscrivere il ricorso a tale strumento solo al periodo anteriore al 30.4.98, come invece erroneamente ritenuto dalla Corte territoriale;

che censura sostanzialmente analoga viene fatta valere anche con il secondo motivo di ricorso, sotto forma di vizio di motivazione;

che il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1206, 1207, 1217, 1218, 1219, 2094, 2099 e 2697 c.c., nella parte in cui la gravata pronuncia non ha affermato che alla lavoratrice spettano le retribuzioni solo a decorrere dal momento dell’effettiva ripresa del servizio e che comunque in tal caso andrebbe applicato lo ius superveniens di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32;

che ritiene il Collegio che i primi due motivi (da esaminarsi congiuntamente perchè connessi) sono infondati, dovendosi dare continuità alla costante giurisprudenza di questa S.C. secondo cui, ove le parti collettive – come accaduto nel caso di specie – abbiano previsto un limite temporale (quello del 30.4.98) alla stipula di contratti a termine ai sensi dell’art. 8 CCNL del 1994, come integrato dall’accordo aziendale 25.9.97, la sua inosservanza determina la nullità della clausola di apposizione del termine (v., ex aliis, Cass. n. 316/2011; Cass. 23.8.2006 n. 18383; Cass. 14.2.2004 n. 2866);

che il terzo motivo è fondato nella parte in cui invoca l’applicazione dello ius superveniens di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32 (il che assorbe ogni ulteriore censura in esso contenuta), dovendosi a riguardo seguire la sentenza n. 21691/16 delle S.U. di questa S.C., che ha statuito che una censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può riguardare anche la violazione di disposizioni emanate dopo, la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattivamente applicabili anche ai giudizi in corso (come l’art. 32 cit.: cfr., per tutte, Cass. n. 6735/14), atteso che il ricorso per cassazione ha ad oggetto non l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico;

che, dunque, ben può chiedersi l’applicazione anche in sede di legittimità dello ius superveniens intervenuto, come nel caso di specie, dopo la sentenza impugnata e prima della proposizione del ricorso per cassazione, con l’unico limite, non verificatosi nel caso di specie, di intervenuto passaggio in giudicato della statuizione relativa alle conseguenze economiche dell’accertata nullità della clausola di apposizione del termine (passaggio in giudicato da escludersi al momento del ricorso per cassazione, essendo ancora sub iudice la questione relativa alla validità del termine);

che, in conclusione, accolto nei sensi di cui sopra il terzo motivo e rigettati i primi due, la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto con rinvio, anche per le spese, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, che dovrà limitarsi a quantificare l’indennità spettante all’odierna parte controricorrente ex art. 32 cit. per il periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro (cfr., per tutte, Cass. n. 14461/15), con interessi e rivalutazione su detta indennità da calcolarsi a decorrere dalla data della pronuncia giudiziaria dichiarativa dell’illegittimità della clausola appositiva del termine al contratto di lavoro subordinato (cfr., per tutte, Cass. n. 3062/16).

PQM

accoglie nei sensi di cui in motivazione il terzo motivo, rigetta i primi due, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 21 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2017

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