Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11413 del 15/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/06/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 15/06/2020), n.11413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29081-2018 proposto da:

P.M., D.M.G., elettivamente domiciliati in

ROMA, CORSO TRIESTE 10, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO

VISCA, rappresentati e difesi dall’avvocato GIUSEPPE NASTASI;

– ricorrenti –

contro

C.V., M.S., S.E.,

S.G., T.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 616/2018 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 22/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

BESSO MARCHEIS.

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. Con sentenza n. 173/2013 il Tribunale di Marsala, sezione distaccata di Castelvetrano, dichiarava C.V., M.S., S.E. e S.G., attori in rivendicazione ai sensi dell’art. 948 c.c., proprietari della porzione di terreno accatastata come particella (OMISSIS), foglio (OMISSIS), rigettando la domanda di acquisto per usucapione della proprietà della medesima proposta in via riconvenzionale dai convenuti P.M. e D.M.G., condannandoli al rilascio della medesima.

2. Avverso la sentenza proponevano appello P.M. e D.M.G.: il Tribunale, nell’accogliere la domanda degli attori di rivendicazione della proprietà della particella (OMISSIS), erroneamente non ha considerato che l’atto di compravendita del (OMISSIS), con cui Lucia T. aveva trasferito ai convenuti la proprietà del terreno di cui al foglio (OMISSIS), comprendeva non solo la particella (OMISSIS), espressamente indicata nel rogito, ma anche la suddetta particella (OMISSIS), che era ricompresa nei confini indicati nell’atto di compravendita.

La Corte d’appello di Palermo – con sentenza 22 marzo 2018, n. 616 – rigettava l’impugnazione e confermava la sentenza impugnata.

3. Contro la sentenza ricorrono per cassazione P.M. e D.M.G..

Gli intimati C.V., M.S., S.E., S.G. e T.L. non hanno proposto difese.

I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

I. Il ricorso è articolato in due motivi.

a) Il primo motivo denuncia “violazione dell’art. 360 c.p.c., commi 3 e 5, in relazione agli artt. 1362 e 1363 c.c.”: la Corte d’appello avrebbe errato nel “sottovalutare le indicazioni circa i confini contenuti nel rogito notarile” di compravendita, in tal modo “stravolgendo” la giurisprudenza “formatasi negli anni sul punto in violazione anche dell’art. 1362 c.c., comma 2”, essendo le massime giurisprudenziali “tendenzialmente orientate a dare prevalenza dei confini sui dati catastali”.

Il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1: il giudice d’appello ha infatti applicato la giurisprudenza richiamata dai ricorrenti (cfr., in particolare, Cass. 3996/2017) affermando che “in tema di compravendita immobiliare, ai fini dell’individuazione dell’immobile oggetto della medesima, i dati catastali non hanno valore determinante rispetto al contenuto descrittivo del titolo e ai confini indicati nell’atto” e ha correttamente precisato – in conformità alle pronunzie richiamate dai ricorrenti – che ciò però non vale quando il titolo contiene indicazioni inadeguate e imprecise in relazione ai confini stessi. Interpretando poi analiticamente il titolo attività che compete al giudice di merito e che, se plausibile, è insindacabile da questa Corte – il giudice d’appello ha ritenuto che l’effetto traslativo del negozio non potesse estendersi oltre la particella (OMISSIS), “per nulla incidendo su tale limite la vaga descrizione del confine contenuta nel rogito”.

b) Il secondo motivo fa valere “violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 5, in relazione all’art. 112 c.p.c., omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia circa la domanda riconvenzionale ex art. 1158 c.c.”.

Il motivo è inammissibile, in quanto contesta quale omesso esame di un fatto (storico) decisivo il vizio in procedendo di omessa pronuncia, vizio peraltro non ravvisabile nella sentenza impugnata, essendosi il giudice d’appello pronunciato al riguardo (cfr. la p. 5 della sentenza impugnata, ove si legge “gli appellanti non hanno impugnato con specifico motivo di gravame il capo della sentenza con il quale è stata rigettata la domanda riconvenzionale di acquisto per usucapione ex art. 1158 c.c., sicchè su tale capo deve ritenersi formato il giudicato”).

II. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Nulla viene disposto circa le spese, non essendosi gli intimati difesi nel giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma del art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Sussistono, del D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta/2 sezione civile, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2020

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