Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1141 del 21/01/2014


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1141 Anno 2014
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: BLASUTTO DANIELA

ORDINANZA
sul ricorso 27757-2011 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587 in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati TRIOLO
VINCENZO, DE ROSE EMANUELE, CORETTI ANTONIETTA,
STUMPO VINCENZO, giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente contro

LOMBARDI MARIA;
– intimata –

avverso la sentenza n. 5593/2010 della. CORTE D’APPELLO di
BARI del 2.11.2010, depositata il 23/11/2010;

Data pubblicazione: 21/01/2014

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
14/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. DANIELA BLASUTTO;
udito per il ricorrente l’Avvocato Antonietta Coretti che si riporta agli
scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.

FATTO E DIRITTO
1. Con ricorso al Tribunale di Lucera Maria Lombardi, operaia agricola
a tempo determinato, conveniva in giudizio l’Inps chiedendo venisse
accertato il suo diritto alla differenza dell’indennità di disoccupazione
dell’anno 1999; la ricorrente – premesso che il trattamento di
disoccupazione era stato corrisposto dall’Istituto sulla base del salario
medio convenzionale congelato all’anno 1995 – sosteneva che il
medesimo trattamento doveva essere invece calcolato, ai sensi del
d.lgs. n. 146 del 1997, art 4, sui minimi retributivi previsti dalla
contrattazione collettiva provinciale, con conseguente diritto alle
differenze tra quanto spettante e quanto percepito.
La domanda veniva rigettata con sentenza che era riformata dalla
Corte d’appello di Bari, che accoglieva la domanda, riconoscendo il
diritto della ricorrente alla inclusione nella retribuzione utile per il
calcolo della indennità di disoccupazione della quota di trattamento di
fine rapporto; Avverso detta sentenza l’Inps ricorre con tre motivi.
L’intimata non si è costituita.
2. Con il primo motivo l’Inps lamenta violazione dell’art. 47, comma 3,
del d.P.R. n. 639/47 e successive modificazioni e integrazioni,
chiedendo a questa Corte di stabilire se sia applicabile o meno il
termine di decadenza annuale per la proposizione dell’azione
giudiziaria diretta ad ottenere la riliquidazione dell’indennità di

Ric. 2011 n. 27757 sez. ML – ud. 14-11-2013
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GIANFRANCO SERVELLO che si riporta alla relazione scritta.

disoccupazione agricola, nella specie richiesta con istanza proposta
entro il 31 marzo 2000 ed azionata in giudizio con domanda depositata
in data 3 ottobre 2006.
3. Con il secondo ed il terzo motivo l’Istituto ricorrente, lamentando

violazione dell’art. 18, comma 18, del d.l. n. 98/2011, conv. in legge n.

florovivaisti del 1998 in relazione all’art. 6, comma 4, lettera a), del
d.lgs. n. 314/97, all’art. 3 d.l. n. 318/96, conv. in legge n. 402/96,
nonché in relazione agli artt. 1362 e ss., 2120 cod.civ. ed all’art. 4,
commi 10 e 11, della legge n. 297/82, censura la sentenza per avere
incluso nella retribuzione da prendere a base per la liquidazione
dell’indennità di disoccupazione, anche la voce denominata “quota di
TFR” , la quale invece non dovrebbe esserlo, per avere contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale – effettiva
natura di retribuzione differita.
4.11 primo motivo deve ritenersi manifestamente infondato alla stregua
della giurisprudenza di questa Corte (cfr. ex plurimis Cass. sez. unite n.
12720/2009, Cass. n. 948/2010, Cass. n. 1580/2010) secondo cui la
decadenza di cui all’art. 47 del d.P.R. 30 aprile 1970, n. 639 – come
interpretato dall’art. 6 del d.l. n. 103 del 1991, convertito con
modificazioni nella legge n. 166 del 1991 – non si applica ove la
domanda giudiziale sia diretta ad ottenere la riliquidazione della
prestazione pensionistica già attribuita, venendo in rilievo solo
l’adeguamento di un diritto già riconosciuto sia pure per un importo
inferiore, nel qual caso la pretesa non soggiace ad altro limite che non
sia quello dell’ordinaria prescrizione decennale.
5.

L’inapplicabilità dell’art. 47 del d.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, prima

delle integrazioni apportate dall’art. 38 del d. 1. n. 98 del 2011, al caso
di richiesta di riliquidazione di prestazioni previdenziali solo
Ric. 2011 n. 27757 sez. ML – ud. 14-11-2013
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111/2011, nonché degli artt. 44, 49 e 53 del CCNL operai agricoli e

parzialmente riconosciute e liquidate dall’ente previdenziale è stata
recentemente ribadita da numerose sentenze di questa Corte (cfr. ex
plurimis Cass. n. 7068/2012, Cass. n. 7070/2012, Cass. n. 7071/2012,
Cass. n. 7072/2012, Cass. n. 7073/2012) e non vi è motivo per
discostarsi da tale indirizzo.
Il secondo e il terzo motivo sono manifestamente fondati, alla

stregua di quanto deciso da ultimo dalla sentenza di questa Corte n.
202/2011 e da numerose altre conformi, con cui si è enunciato il
seguente principio: “Confermandosi quanto già ritenuto dalla
precedente sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui “ai fini
della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la
nozione di retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva
provinciale, da porre a confronto con il salario medio convenzionale
ex art. 4 del D.lgs. 16 aprile 1997 n. 146 – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto”, va ulteriormente affermato che, sulla base
del suddetto principio, la voce denominata “quota di TFR” dai
contratti collettivi vigenti a partire da quello del 27.11.1991, va esclusa
dal computo della indennità di disoccupazione, in considerazione della
volontà espressa dalle parti stipulanti, che è vietato disattendere in
forza della disposizione di cui all’art. 3 D.L. 14 giugno 1996 n. 318
convertito in legge 29 luglio 1996 n. 402, a norma del quale, agli effetti
previdenziali, la retribuzione dovuta in base agli accordi collettivi, non
può essere individuata in difformità rispetto a quanto definito negli
accordi stessi. Dovendo escludersi che detta voce abbia natura diversa
rispetto a quella indicata dalle parti stipulanti, non è ravvisabile alcuna
illegittima alterazione degli istituti legali da parte dell’autonomia
collettiva”.
La interpretazione di cui alle citate pronunzie è stata da ultimo avallata
dal legislatore, il quale, con l’art. 18 comma 18 del DL n. 98/2011,
Ric. 2011 n. 27757 sez. ML – ud. 14-11-2013
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6.

convertito in legge 111/2011, ha stabilito che ” L’art. 4 del d.lgs. 16
aprile 1997 n. 146 e l’art. 1 comma 5 del DL 10 gennaio 2006 n. 2,
convertito con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006 n. 18, si
interpretano nel senso che la retribuzione, utile per il calcolo delle
prestazioni temporanee in favore degli operai agricoli a tempo

rapporto comunque denominato dalla contrattazione collettiva”.
Il ricorso è, dunque, fondato e deve essere accolto.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art.
384, secondo comma, c.p.c., può provvedersi nel merito e rigettarsi la
domanda.
Tenuto conto dei dubbi interpretativi che hanno richiesto anche
l’intervento chiarificatore del legislatore, è giustificata la
compensazione delle spese dell’intero giudizio.
P . Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo
nel merito, rigetta l’originaria domanda quanto all’inclusione del TFR
nella base di calcolo dell’indennità di disoccupazione, compensa le
spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 14 novembre 2013
Il Presidente

determinato, non è comprensiva della voce del trattamento di fine

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