Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11403 del 24/05/2011

Cassazione civile sez. II, 24/05/2011, (ud. 07/04/2011, dep. 24/05/2011), n.11403

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.A., M.M. C.F. (OMISSIS),

M.S., MA.AN., M.R. QUALI

EREDI CON BENEFICIO DI INVENTARIO PER L’EREDITA’ DI M.

P., elettivamente domiciliati in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II 18, presso lo studio dell’avvocato GREZ E ASSOCIATI SRL,

rappresentati e difesi dall’avvocato RAGNI FABRIZIO;

– ricorrenti –

contro

L.F. C.F. (OMISSIS), L.T. C.F.

(OMISSIS), L.C. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PRINCIPESSA CLOTILDE 7, presso

lo studio dell’avvocato TONUCCI MARIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato BONSIGNORI D’ACHILLE ILARIA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1313/2004 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 09/11/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/04/2011 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;

udito l’Avvocato Caudullo Raffaele con delega depositata in udienza

dell’Avv. Ragni Fabrizio difensore dei ricorrenti che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.P., con atto di citazione dell’8 luglio 1993, conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Forlì, L. F. chiedendo che venisse riconosciuta la sottoscrizione del convenuto apposta in calce al contratto di compravendita intervenuto tra le parti ed avente ad oggetto la vendita di un immobile sito in (OMISSIS) per il prezzo di L. 450.000.000 di cui 50.000.000 da versarsi alla firma del contratto, L. 50.000.000 al momento della stipula dell’atto pubblico da effettuarsi entro il settembre 1986 ed il resto da pagarsi successivamente a partire dal 30 giugno 1987 in quattordici rate di L. 25.000.000 ciascuna.

Chiedeva, altresì che venisse dichiarato l’avvenuto trasferimento di proprietà.

Si costituiva L.F. che chiedeva il rigetto della domanda e in via riconvenzionale la risoluzione del contratto per inadempimento dell’attore.

Il Tribunale di Forlì, con sentenza n. 242 del 1999, dichiarava valide le sottoscrizioni del contratto di compravendita e rigettava la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto.

Proponeva appello T., C. e L.F., eredi del defunto L.F.. Resisteva M.P..

Successivamente, il processo veniva riassunto nei confronti di M.A., M., S., R. e R. P.. Nessuno si costituiva nel giudizio riassunto.

La Corte di appello di Bologna con sentenza n. 1313/2004 accoglieva i l’appello e dichiarava risolto il contratto di compravendita concluso fra L. e M.. A sostegno di questa decisione la Corte Bolognese osservava: a) che le parti avevano stabilito dei tempi per il versamento a rate dell’importo della vendita, b) che i tempi non erano stati rispettati dall’attore.

c) che il ritardo nel pagamento da parte dell’attore era grave sia per quanto riguardava il tempo sia con riferimento all’ammontare della prestazione dovuta. d) che M. risultava ancora debitore di L. 138.005.000, cioè di un terzo dell’intero prezzo della vendita.

La cassazione della sentenza n. 1313 del 2004 della Corte di appello di Bologna è stata chiesta dagli eredi di M.: Me., A., S.R.A. con ricorso affidato a due motivi illustrati da memoria. Gli eredi di L.: T., C. e F. hanno resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.= Con il primo motivo, i ricorrenti, lamentano La Nullità del procedimento di appello e della sentenza resa dalla Corte di Appello di Bologna. L’atto di riassunzione del procedimento di appello non è stato, secondo il ricorrente, notificato ritualmente ad uno degli eredi di M. ed esattamente a M.A.. Specifica il ricorrente che l’atto di riassunzione a M.A. è stato notificato in un luogo nel quale il M. non era più residente da molto tempo. Sicchè, conclude il resistente, da tale circostanza discende la nullità della notifica dell’atto di riassunzione. Dalla nullità della notifica dell’atto di riassunzione discenderebbe, sempre secondo i ricorrenti, l’estinzione del procedimento di appello ex artt. 305-307 c.p.c..

1.1.= Il motivo è fondato.

1.2.= Occorre rilevare che dalla documentazione in atti, risulta: a) che l’atto di riassunzione è stato notificato, nell’ottobre del 2002, a ciascun erede presso il luogo di residenza anzichè impersonalmente agli eredi presso l’ultimo domicilio eletto, b) che la notifica dell’atto di riassunzione a M.A. è stata eseguita secondo le formalità di cui all’art. 140 c.p.c. e L. n. 890 del 1982, art. 8, cioè, per compiuta giacenza, presso la via (OMISSIS) di (OMISSIS). c) che dal certificato storico di residenza risulta che M.A. già dal 9 marzo 2002 era trasferito in altro Comune della provincia di Forlì – Cesena e, cioè, nel Comune di Mendola.

1.3,= Pertanto, non può ritenersi che la notificazione dell’atto di riassunzione sia stata effettuata atteso che il cambiamento di residenza di M.A. risale ad un tempo notevolmente anteriore rispetto alla notifica de qua.

1.4.= Nella specie il vizio della notificazione era sanabile con la rinnovazione dell’atto che, non essendosi costituito A. M., doveva essere disposta, eventualmente, dal giudice ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ.: la nullità della notificazione dell’atto di riassunzione ha comportato la conseguente nullità del giudizio di riassunzione e del provvedimento impugnato.

2.= Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano l’omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia. Questo 1 motivo è articolato in due profili: a) e b).

a) La Corte di appello di Bologna, secondo i ricorrenti non avrebbe indicato chiaramente quale somma avrebbe corrisposto M. a L., ante causam. Epperò, ritengono ancora i ricorrenti, la determinazione di tale somma era necessaria per la valutazione del comportamento del M. e, in particolare, per stabilire la “non scarsa importanza” dell’adempimento che, ai sensi dell’art. 1455 cod. civ., legittimerebbe la risoluzione del contratto. Non solo, ma la, determinazione della somme versate era necessario anche al fine di stabilire quale somma dovrebbe essere restituita in conseguenza della risoluzione. b) La Corte bolognese, secondo i ricorrenti avrebbe omesso di valutare anche il comportamento del L. e di verificare quale incidenza tale comportamento aveva avuto in ordine all’inadempimento contrattuale. In particolare, la Corte non avrebbe preso in considerazione che il M. avesse versato importi superiori a quelli che avrebbe dovuto versare anteriormente alla stipula del contratto mentre il L. pur accettando le somme che gli venivano corrisposte, non si è presentato agli inviti per la stipula del contratto notarile.

2.1.= Questo motivo rimane assorbito dal primo.

In definitiva, va accolto il primo motivo del ricorso, va dichiarato assorbito il secondo. La sentenza impugnata, pertanto, va cassata e il processo va rinviato ad altra sezione della Corte di appello di Bologna per nuovo esame alla luce dei principi innanzi esposti. Il giudice di rinvio provvederà, altresì, a liquidare le spese, anche del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso dichiara assorbito il secondo.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Bologna anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 7 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2011

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