Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11402 del 30/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 30/04/2021), n.11402

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20048-2016 proposto da:

B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI NOVELLA

22, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE GITTO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANDREA ALESSANDRO

SCIRE’;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

RISCOSSIONE SICILIA SPA, AGENTE DELLA RISCOSSIONE, elettivamente

domiciliata in ROMA, Piazza Cavour presso la cancelleria della Corte

di Cassazione rappresentata e difesa dall’avvocato GERMANO GIUSEPPE

GARAO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 368/2016 della COMM.TRIB.REG. SICILIA

SEZ.DIST. di CATANIA, depositata il 28/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/12/2020 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

1. B.A. impugnava la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria ricevuta il (OMISSIS) assumendo di non aver avuto regolare notifica degli atti prodromici costituiti dall’avviso di accertamento e dalla susseguente cartella.

La CTP di Catania rigettava il ricorso con sentenza che era confermata dalla CTR della Sicilia, sezione distaccata di Catania, sul rilievo che non potevano essere mosse censure all’operato dell’agenzia delle entrate nè a quello dell’agente della riscossione in quanto avevano regolarmente notificato gli atti in base all’indirizzo risultante dalla documentazione in loro possesso per cui non potevano attribuirsi a tali enti le conseguenze di una errata gestione della viabilità da parte del Comune di residenza del ricorrente che aveva proceduto alla modifica toponomastica senza provvedere alle correzioni anagrafiche.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione il contribuente affidato a due motivi. Resistono con controricorso l’Agenzia delle entrate e Riscossione Sicilia s.p.a..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt. 139,140 c.p.c. e al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60. Sostiene che l’avviso di accertamento è stato notificato ai sensi dell’art. 140 c.p.c., presso l’indirizzo di (OMISSIS) quando invece egli risiedeva fin dal 2006 in (OMISSIS). Inoltre il messo notificatore dell’agenzia delle entrate aveva dato atto di aver affisso l’avviso alla porta dell’abitazione, di aver depositato copia dell’atto presso la casa comunale e di aver dato comunicazione del detto deposito tramite raccomandata con avviso di ricevimento. Tuttavia su detto avviso di ricevimento era stata apposta la dicitura del postino “da informazioni prese risulta trasferito”. Da ciò si doveva evincere che la raccomandata informativa prevista dall’art. 140 c.p.c., non era mai stata ricevuta dal destinatario.

2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 140 c.p.c., al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 60, lett. e. Deduce che dalla relata di notifica si evince che la cartella è stata notificata ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, mediante deposito in comune, affissione all’albo dell’avviso di deposito nonchè invio di raccomandata con avviso di ricevimento. Sostiene, tuttavia, che manca la prova della affissione dell’avviso del deposto alla porta della abitazione e della comunicazione a mezzo raccomandata. In particolare l’avviso di ricezione della raccomandata non risultava compilato in alcuna sua parte e sulla busta il nome del mittente appariva cancellato. Ne deriva che anche la notifica della cartella doveva ritenersi nulla.

3. In ordine al primo motivo si osserva che, secondo l’interpretazione costante della corte di legittimità (Cass. n. 24260 del 13/11/2014; Cass. n. 16696/2013; Cass. n. 14030/2011; Cass. n. 3426/2010; Cass. n. 15856/2009; Cass. n. 7067/2008) con riguardo alla notificazione degli atti di accertamento, il combinato disposto dell’art. 137 e 140 c.p.c. e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), prevede che, se il destinatario dell’atto di accertamento è temporaneamente assente dal suo domicilio fiscale e se non è possibile consegnare l’atto per irreperibilità, incapacità o rifiuto delle persone legittimate alla ricezione, cioè nel caso di irreperibilità c.d. “relativa” di cui all’art. 140 c.p.c., la notifica si perfeziona con il compimento delle attività stabilite dall’art. 140 c.p.c., richiamato dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e. In tal caso debbono essere effettuati il deposito di copia dell’atto nella casa del Comune in cui la notificazione deve eseguirsi, l’affissione dell’avviso di deposito alla porta dell’abitazione e dell’ufficio o dell’azienda del destinatario e la comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto di accertamento; la notifica si ha, poi, per perfezionata al ricevimento della lettera raccomandata informativa o, comunque, con il decorso del termine di dieci giorni dalla data di spedizione di tale raccomandata. E’ stato ritenuto che le modalità di notificazione dell’atto di accertamento previste dal D.P.R. n. 600 del 1990, art. 60, comma 1, lett. e), sono applicabili, invece, nella diversa ipotesi di “irreperibilità assoluta” del destinatario e per il relativo perfezionamento occorrono il deposito di copia dell’atto di accertamento, da parte del notificatore, nella casa comunale, l’affissione dell’avviso di deposito nell’albo del medesimo comune, il decorso del termine di otto giorni dalla data di affissione nell’albo comunale. In caso di irreperibilità assoluta del destinatario è impossibile l’invio della raccomandata informativa dell’avvenuto deposito nella casa comunale sicchè, in tal caso, tale ulteriore adempimento, prescritto per il caso di irreperibilità relativa, non è richiesto e la notifica si perfeziona nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione nell’albo comunale.

Dunque la notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, nel sistema delineato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, va effettuata secondo il rito previsto dall’art. 140 c.p.c., quando siano conosciuti la residenza e l’indirizzo del destinatario, ma non si sia potuto eseguire la consegna perchè questi, nella circostanza, non è stato ivi rinvenuto, mentre va effettuata secondo la disciplina di cui al citato art. 60, lett. e), quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perchè sconosciuto all’indirizzo indicato. A tale accertamento il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel Comune dov’è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che questi non abbia mutato indirizzo nell’ambito dello stesso Comune. Invero è stato affermato che la disciplina della notificazione dell’accertamento regolata dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, non ricalca quella del codice di procedura civile, essendo ispirata ad un rapporto di soggezione del contribuente al potere impositivo dell’amministrazione finanziaria; ciò implica che in caso di impossibilità di notificazione presso il domicilio fiscale, l’ufficio è tenuto ad effettuare ricerche nel comune dove è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso comune, ma non è tenuto all’espletamento di nuove ulteriori ricerche (cfr. Cass. n. 25272 del 28/11/2014; Cass. n. 17064 del 26/7/2006; Cass. n. 906 del 25/1/2002; Cass. n. 8071 del 22/2/1995).

Nel caso che occupa dall’avviso di ricevimento della raccomandata informativa relativa alla notifica dell’avviso di accertamento, che il ricorrente ha prodotto in allegato al ricorso sub 11 in adempimento dell’onere dell’autosufficienza, si evince che manca la firma del destinatario e che questi risultava trasferito, per il che il messo notificatore avrebbe dovuto effettuare ricerche nell’ambito del Comune per appurare quale fosse l’effettivo indirizzo di residenza del destinatario. Non essendo state compiute dette attività, la notifica dell’avviso di accertamento deve ritenersi nulla.

4. Quanto al secondo motivo di ricorso, con cui si sostiene che anche la notifica della cartella è nulla, si osserva che alla notifica della cartella di cui si tratta si applicano gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 258 del 22 novembre 2012, secondo cui nei casi di “irreperibilità cd. relativa” del destinatario, va applicato l’art. 140 c.p.c., in virtù del combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, u.c. e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), sicchè è necessario, ai fini del suo perfezionamento, che siano effettuati tutti gli adempimenti ivi prescritti, incluso l’inoltro al destinatario e l’effettiva ricezione della raccomandata informativa del deposito dell’atto presso la casa comunale, non essendone sufficiente la sola spedizione, o comunque che siano decorsi dieci giorni dalla spedizione di detta raccomandata informativa (v. Cass. n. 11057 del 9/5/2018, Cass. n. 9782 del 19/04/2018, Cass. n. 25079 del 26/11/2014); è stato altresì chiarito che il perfezionamento della notifica effettuata ai sensi dell’art. 140 c.p.c., richiede il compimento di tutti gli adempimenti stabiliti da tale norma con la conseguenza che l’omissione di uno di essi (quale l’avviso di avvenuto deposito del piego alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario) la rende nulla; tale nullità resta, peraltro, sanata, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., se il destinatario abbia comunque regolarmente ricevuto la raccomandata di conferma del deposito del piego nell’ufficio postale (Cass. n. 19522 del 30/09/2016, Cass. n. 27479 del 30/12/2016). Nel caso di specie si evince dalla copia della relata di notifica della cartella di pagamento con raccomandata integrativa (che il ricorrente ha prodotto in allegato al ricorso sub 12) che l’avviso di ricevimento della raccomandata stessa manca del tutto, risultando solamente da documenti riepilogativi rilasciati da Poste Italiane s.p.a. la spedizione di essa.

5. Il ricorso va dunque accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario del contribuente va accolto. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per l’evolversi della vicenda processuale e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario del contribuente. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna l’Agenzia delle Entrate in solido con Riscossione Sicilia s.p.a. a rifondere al contribuente le spese processuali di questo giudizio che liquida in complessivi Euro 5.000,00, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2021

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