Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11394 del 11/05/2010

Cassazione civile sez. I, 11/05/2010, (ud. 13/04/2010, dep. 11/05/2010), n.11394

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. FIORETTI Francesco – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 20991 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2008, proposto da:

V.R., in proprio e quale erede di V.S.,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Giunio Bazzoni n. 1, presso

l’avv. STAZZONE Vincenzo e rappresentata e difesa, per procura a

margine del ricorso, dagli avv.ti Nino Bullaro di Palermo e Vito

Passalacqua da Marsala;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del ministro in

carica, ex lege domiciliato in Roma, alla Via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimato –

avverso il decreto emesso, nel procedimento n. 413/07 del ruolo della

volontaria giurisdizione, dalla Corte di appello di Palermo, Sezione

Terza Civile, il 4 gennaio 2007 – 19 febbraio 2008.

Udita, all’udienza del 13 aprile 2010, la relazione del Cons. Dr.

Fabrizio Forte e sentito il P.G. Dr. Ignazio Patrone, che conclude

per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

V.R., anche quale erede del genitore V.S., ha chiesto, con ricorso del 3 maggio 2007 alla Corte d’appello di Palermo, di condannare il Ministero dell’economia e delle finanze a corrispondergli Euro 68.000,00, con rivalutazione e interessi, a titolo di equa riparazione per i danni non patrimoniali da irragionevole durata del processo iniziato dal padre con ricorso del 18 novembre 1968 alla Corte dei conti contro l’atto amministrativo che gli aveva negato un miglior trattamento pensionistico per l’aggravamento del suo stato di salute, riassunto da lei dopo il decesso del suo dante causa il 23 gennaio 1988 e chiuso da sentenza del giudice contabile del 18 maggio 2005, che aveva respinto la domanda dopo 37 anni da quando la stessa era stata proposta.

L’Avvocatura dello Stato si costituiva e chiedeva che, salvo il caso di lite temeraria, fosse riconosciuto il diritto all’equa riparazione e la Corte di merito ha respinto la domanda, perchè la proposizione del ricorso per il trattamento pensionistico privilegiato costituiva una palese azione temeraria del V., consapevole dell’infondatezza delle sue richieste in quanto censurava le conclusioni della Commissione medica, con critiche generiche e senza una documentazione che le giustificasse.

Per la cassazione di tale decreto, la V., in proprio e nella qualità, ricorre denunciando la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e dell’art. 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo e la omessa o insufficiente motivazione sul punto della consapevolezza dell’infondatezza della domanda nel processo presupposto, oltre che la mancanza dell’eccezione sulla temerarietà dell’azione del Ministero dell’economia, che non si difende in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è fondato, avendo questa Corte più volte enunciato in seguente principio di diritto: “In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, la circostanza che la causa di merito abbia avuto esito negativo, sia pure prevedibile, è irrilevante ai fini del riconoscimento del danno non patrimoniale, giacchè l’esito favorevole della lite non condiziona il diritto alla ragionevole durata del processo nè incide di per sè sulla pretesa indennitaria della parte che abbia dovuto sopportare l’eccessiva durata della causa, salvo che essa si sia resa responsabile di lite temeraria o comunque di un vero e proprio abuso del processo; l’esito sfavorevole del giudizio può tuttavia incidere riduttivamente sulla misura dell’indennizzo allorchè la domanda sia stata proposta in un contesto tale da renderla comunque fortemente aleatoria” (Cass. 30 dicembre 2009 n. 28106, 12 novembre 2009 n. 24107) ovvero allorchè non vi possa essere margine di incertezza sull’esito della lite per esservi un’unanime e massiccia giurisprudenza che ne escluda la fondatezza (Cass. 22 ottobre 2008 n. 25595).

Nel caso di specie, il giudice di merito afferma che la esistenza di una valutazione clinico medica da parte della Commissione tecnica preposta a tale riconoscimento, sarebbe incompatibile con l’incertezza sullo stato di salute del ricorrente e sul peggioramento della malattia per cui era stata chiesta una pensione più alta, dovendosi ritenere che egli fosse consapevole dell’insussistenza del suo diritto a tale trattamento pensionistico privilegiato per la inesistenza dello stesso peggioramento della salute a base della sua richiesta.

Peraltro, anche a non considerare che nel giudizio pensionistico dinanzi alla Corte dei conti la parte può difendersi da sola con una soglia di errore certamente più alta dei quella chiesta in caso di difesa tecnica, nel caso, l’unico modo di superare le valutazioni delle commissioni mediche era la proposizione del ricorso a base del giudizio presupposto.

Trattandosi di un giudizio medico, poteva procedersi ad altra valutazione tecnica anche officiosa che sostituisse quella ritenuta erronea nella domanda e doveva negarsi fosse temeraria l’azione solo per il carattere generico delle censure alla decisione della Commissione, essendo possibile la nomina di c.t.u., per il rinvio del R.D. 13 giugno 1933, n. 1038, art. 26 alle norme del c.p.c. per l’accertamento della situazione di salute della parte che è da negare quindi fosse consapevole dell’infondatezza della domanda proposta nel giudizio presupposto ed esercitasse un’azione temeraria.

Il ricorso deve accogliersi e il decreto impugnato deve cassarsi con rinvio alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione, perchè si pronunci sul ricorso e provveda sulle spese della presente fase d cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto; rinvia la causa alla forte d’appello di Palermo in diversa composizione, perchè si pronunci pure sulle spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 13 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2010

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