Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11344 del 09/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/05/2017, (ud. 22/12/2016, dep.09/05/2017),  n. 11344

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2993-2016 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GRAZIOLI

LANTE 30, presso lo studio dell’avvocato EGIDIO SPINELLI, che lo

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, A.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2086/2015 del TRIBUNALE di TARANTO, depositata

il 17/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2010, C.M. convenne in giudizio Groupama Assicurazioni S.p.A. e A.F., al fine di ottenere il risarcimento per le lesioni personali e morali subite a seguito di un sinistro, avvenuto mentre attraversava la strada, cagionato dal sig. A., conducente e proprietario dell’autovettura assicurata con la predetta compagnia.

Il Giudice di Pace di Taranto, con sentenza n. 1099/2013, rigettò la domanda dell’attore in quanto non sufficientemente provata. In particolare, il Giudice di Pace rilevò che “aspetti essenziali della vicenda” erano rimasti “ambigui, contraddittori e, pertanto, privi di una logica spiegazione”.

2. La decisione è stata confermata dal Tribunale di Taranto, con la sentenza n. 2086 del 17 giugno 2015.

3. Avverso tale sentenza propone ricorso in Cassazione C.M., sulla base di due motivi.

3.1 Gli intimati, Groupama Ass.ni s.p.a. e A.F. non svolgono attività difensiva.

4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. Il ricorrente non ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. Con i due motivi di ricorso il ricorrente lamenta sia la violazione e falsa applicazione delle norme con particolare riferimento all’interpretazione degli artt. 116 e 232 c.p.c. sia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio e comunque insufficiente e contraddittoria motivazione.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio con le seguenti precisazioni, di condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

I due motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati laddove non sono inammissibile per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6. Infatti i ricorrenti pur denunciando, apparentemente, violazione di legge ed omesso esame di un fatto decisivo, una contraddittoria motivazione della sentenza di secondo grado, chiedono in realtà a questa Corte di pronunciarsi ed interpretare questioni di mero fatto non censurabili in questa sede mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto dei fatti storici quanto le valutazioni di quei fatti espresse dal giudice dell’appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone alle proprie aspettative (Cass. n. 21381/2006). Inoltre il ricorrente non ha rispettato i limiti di deducibilità del vizio motivazionale imposti dalla nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 6, n. 5.

Pertanto, ai sensi degli arti. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere sulle spese in considerazione del fatto che gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile della Corte Suprema di Cassazione, il 22 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 maggio 2017

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