Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1132 del 21/01/2014


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Civile Sent. Sez. U Num. 1132 Anno 2014
Presidente: TRIFONE FRANCESCO
Relatore: TRAVAGLINO GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso 20997-2012 proposto da:
AMORELLI SALVATORE MICHELE, titolare dell’omonima ditta
2013

individuale, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.

341

AVEZZANA 8, presso lo studio dell’avvocato GRASSI
PAOLO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato PETITTO MARCELLO, per delega a margine del
ricorso;

Data pubblicazione: 21/01/2014

- ricorrente contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del
Ministro pro-tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

legis;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 107/2011 della CORTE D’APPELLO
di CALTANISSETTA, depositata il 30/07/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 28/05/2013 dal Consigliere Dott. GIACOMO
TRAVAGLINO;
udito l’Avvocato Paolo GRASSI;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
PASQUALE PAOLO MARIA CICCOLO, che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

I FATTI
Il tribunale di Caltanissetta, con sentenza confermata dalla locale Corte di
appello, declina la giurisdizione del G.O. in relazione ad una controversia
avente ad oggetto il pagamento della seconda tranche di un finanziamento
pubblico erogato dal Ministero dell’Economia alla ditta artigiana Amorelli
nell’ambito di un Patto Territoriale della Provincia di Caltanissetta.
Secondo il convincimento espresso dai giudici di merito, la revoca del

provvedimento definitivo ed in presenza della corresponsione di soli
acconti, non essendo nella specie mai intervenuto un formale
provvedimento di revoca amministrativa) comportava l’esercizio di scelte
discrezionali della P.A., vedendosi in tema di programmazione negoziata
in base alla quale il Ministero del Tesoro e del Bilancio aveva emesso un
decreto di concessione di un finanziamento diviso in tre rate annuali (di cui
soltanto la prima concretamente erogata, e le altre sospese per
inadempimento del beneficiano) in via meramente provvisoria, nelle more
delle successive verifiche e dei successivi controlli da espletarsi a cura
della P.A..
Non essendo stato emesso il provvedimento definitivo di concessione del
contributo, il relativo procedimento doveva, pertanto, ritenersi interrotto,
con conseguente devoluzione della potestas iudicandi sulla questione al
giudice amministrativo.
La sentenza della corte territoriale è stata impugnata da Salvatore
Amorelli con ricorso per cassazione sorretto da un unico, complesso
motivo di gravame, suddiviso in tre sub-motivi e illustrato da memoria.
Resiste con controricorso il Ministero dell’economia.
L’avv. Paolo Grassi, difensore di parte ricorrente, ha inoltre depositato
osservazioni scritte, ex art. 379 c.p.c., all’esito delle conclusioni
rassegnate dal P.G. alla pubblica udienza.

LE RAGIONI DELLA DECISIONE
Il ricorso è infondato.
Con il primo ed unico motivo, si rappresentano questioni attinenti alla
giurisdizione e, in particolare, erronea individuazione della competenza
giurisdizionale del giudice amministrativo e violazione e falsa applicazione
di norme di legge ex art.360 n. 3 c.p.c..

1

finanziamento (rectius, la sospensione della erogazione in difetto di un

Il motivo viene poi articolato nelle ulteriori censure:
1. di travisamento degli atti e fatti di causa e inesistenza di
provvedimento ministeriale di revoca del contributo concesso alla
ditta Amore/li ai fini dell’affermazione della giurisdizione
amministrativa, con violazione degli artt. 112, 113 e 115 c.p.c.;
2. di assenza della necessità di utilizzo di un potere valutativo
discrezionale della P.A. in ordine all’erogazione delle successive rate

investimenti realizzati e assenza di un affievolimento del diritto
soggettivo al pagamento delle rate richieste in via ingiuntiva davanti
al G. O. ai fini dell’affermazione della giurisdizione amministrativa
con violazione dell’art. 113 c.p.c.;
3. di erronea riconduzione, ai fini dell’affermazione della giurisdizione
amministrativa tra i patti di seconda generazione del Patto
Territoriale della Provincia di Caltanissetta relativo alla ditta Amorelli
e conseguente erronea affermazione di un mero interesse legittimo
di tale ditta derivante da una ulteriore necessità di valutazione
discrezionale esclusa dalla normativa relativa ai Patti di prima
generazione come quello de quo con violazione dell’art. 113 c.p.c. e
della legge 341/1995 e delle delibere CIPE 10.5.1995, 12.11.1995 e
12.7.1996;
La complessa doglianza è privo di pregio in ogni suo aspetto.
Quanto alla censura sub 1, essa, prima ancora che infondata nel merito (la
questione dell’impugnazione del provvedimento di revoca, difatti, appare
ininfluente ai fini del decidere, alla luce del díctum di cui a Cass. ss. uu.
18630 del 2008, che riconduce, nella sostanza, il potere giurisdizionale del
G.A. alla questione della formazione conclusione ed esecuzione degli
accordi integrativi e sostitutivi del provvedimento pubblico di erogazione di
un contributo, in una vicenda del tutto analoga al caso di specie, al di là ed
a prescindere dal concreto esercizio del potere di revoca) risulta
inammissibile in rito, atteso che il mezzo di impugnazione esperibile
avverso presunti vizi di travisamento del fatto da parte del giudice del
merito sarebbe dovuto essere non il ricorso per cassazione, bensì la
revocazione, ex art. 395 c.p.c..

2

del contributo per avvenuta verifica della conformità degli

La censura sub 2 appare infondata alla luce della costante (e condivisibile)
giurisprudenza del C.d.S. (sentenza n. 741 del 2011,

ex aliis),

opportunamente richiamata dalla corte territoriale in motivazione, alla luce
della quale la cognizione delle controversie connesse alla formazione,
conclusione ed esecuzione degli accordi intercorsi tra soggetti privati e
pubbliche amministrazioni rientra tra quelle attribuite alla giurisdizione
esclusiva del G.A. ex lege 7.8.1990, n. 241. La formazione e l’esecuzione

riconosciuto direttamente dalla legge e alla P.A. risulti demandato il solo
compito di verificare l’esistenza dei relativi presupposti senza poter
procedere ad alcun apprezzamento discrezionale circa l’an, il quid e il
quomodo dell’erogazione (ipotesi, nella specie, implicitamente quanto
inequivocamente esclusa dal giudice del merito, con apprezzamento di
fatto esente da vizi logico-giuridici) – si traduce, nella sua più intima
sostanza, in una adozione, da parte della P.A., di decisioni discrezionali
circa la corretta allocazione di risorse finanziarie il cui contenuto implica
necessariamente l’esercizio di una valutazione di opportunità (anche)
funzionale, id est, di un sindacato sul corretto esercizio della ponderazione
comparativa degli interessi valutati in sede di erogazione e
diacronicamente venuti meno, in tutto o in parte, nel caso di specie.
Non appare pertanto predicabile la declamata “assenza di un potere
valutativo discrezionale della P.A. in ordine alle erogazioni successive del
contributo” concesso alla ditta oggi ricorrente, attesa la natura stessa del
patto territoriale, la cui formazione ed esecuzione di traduce nell’adozione,
da parte della P.A., di decisioni istituzionali afferenti alla corretta
allocazione – su di un piano non soltanto genetico, ma anche funzionale di risorse finanziarie destinate ad una programmazione negoziata che vede
coinvolti in egual misura soggetti pubblici e privati. La concessione del
finanziamento, non soltanto in via provvisoria, ma anche in sede definitiva
(id est attraverso la corresponsione dell’intera somma originariamente
oggetto della statuizione amministrativa) postula la

sussistenza e la

persistenza di un potere amministrativo incompatibile con la cognizione
giurisdizionale dell’AGO.
Non diversa sorte può essere riservata all’ultima doglianza rappresentata a
questa Corte da parte ricorrente, in ordine ad una pretesa, erronea

3

di un patto territoriale – salva l’ipotesi in cui il finanziamento non sia

riconduzione della odierna vicenda, quoad iurisdictionis, ai Patti cd. “di
seconda generazione”, mentre la natura di Patto di prima generazione
(“l’ultimo dei dodici”, come sostenuto ai ff. 21-22 del ricorso)
dell’erogazione attribuita alla ditta Amorelli sarebbe risultata idonea ad
escludere ogni ulteriore necessità di valutazione discrezionale da parte
della P.A.
La censura si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato

sottoposta al suo esame fosse perfettamente riconducibile, in punto di
principio, al dictum di cui a Cass. ss.uu. 18630/2008, che, al di là ed a
prescindere dal dato numerico del patto, esclude tout court la giurisdizione
del G.O. volta che la controversia attenga alla fase di formazione,
conclusione o esecuzione del patto medesimo, in una dimensione di
opportuna sintesi e di opportuna univocità di soluzioni in punto di
giurisdizione che ne eviti un inutile e defatigante frazionamento, in
presenza di un persistente potere valutativo discrezionale della P.A. che
non può essere ragionevolmente escluso, e come nella specie rinvenuto e
riconosciuto da parte del giudice di merito, diversamente dall’ipotesi (pur
considerata, e legittimamente esclusa, al folio 6 della sentenza impugnata)
della attribuzione ex lege della sovvenzione e dell’assenza di poteri di
valutazione comparativa degli interessi pubblici e privati coinvolti.
Non colgono, pertanto, nel segno le ulteriori argomentazioni svolte dalla
difesa di parte ricorrente in replica alle conclusioni del PG di udienza.
Il ricorso è pertanto rigettato.
La disciplina delle spese segue il principio della soccombenza.
Liquidazione come da dispositivo.

P.Q.M.
La corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del giudizio di cassazione, che si liquidano in complessivi euro 2Q200, oltre
alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, li 28.5.2013

dal giudice d’appello nella parte in cui ha ritenuto che la vicenda

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