Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1131 del 21/01/2014


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Civile Sent. Sez. U Num. 1131 Anno 2014
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: TRAVAGLINO GIACOMO

Data pubblicazione: 21/01/2014

SENTENZA

sul ricorso 5599-2012 proposto da:
AZIENDA MULTISERVIZI CASALESE

(A.M.C.)

S.P.A.,

in

persona del Presidente pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA G. B. MARTINI 13, presso lo
studio dell’avvocato DI PORTO ANDREA, che lo rappresenta
e difende unitamente agli avvocati GREPPI GIUSEPPE e
RAZETO GIORGIO, per delega in calce al ricorso;

1

- ricorrente contro

COUTENZA CANALI LANZA MELLANA E ROGGIA FUGA, in persona
del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIALE GIULIO CESARE 14, presso lo studio

PAFUNDI) che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato RANABOLDO CARLO, giusta procura in calce al
controricorso;
– controricorrente non chè contro

REGIONE PIEMONTE;
– intimata –

avverso la sentenza n. 130/2011 del TRIBUNALE SUPERIORE
DELLE ACQUE PUBBLICHE, depositata il 12/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 28/05/2013 dal Consigliere Dott. GIACOMO
TRAVAGLINO;
uditi gli Avvocati RAZETO Giorgio, CIPROTTI Alessia per
delega dell’avvocato PAFUNDI Gabriele;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
PASQUALE PAOLO MARIA CICCOLO, che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

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dell’avvocato PAFUNDI GABRIELE (Studio ROMANELLI

I FATTI
L’Azienda Multiservizi Casalesi (in seguito, AMC) espone a questa Corte:

che ad essa istante era demandata la gestione in house del servizio
idrico integrato e di quello di distribuzione del gas per il comune di
Casale Monferrato;

che alcune opere del servizio idrico generavano scarichi in canali
demaniali di irrigazione gestiti dall’ente di Coutenza Canali – donde

che il tentativo di risolvere con la Coutenza le questioni insorte in
ordine ai canoni demaniali era sfociato nell’atto de1111.2.2010 con il
quale la predetta concedeva ad essa istante la facoltà di costruire,
mantenere ed esercitare 33 opere sui canali demaniali di sua
pertinenza, determinando in Euro 82.377 il canone annuo quale
corrispettivo della concessione;

che avverso tale provvedimento essa istante aveva proposto ricorso
al Tribunale Superiore della acque, contestando, nella sostanza, la
competenza della Coutenza a concederle scarichi imponendo canoni
demaniali, pur scaricando nella rete dei canali ex demaniali da essa
direttamente gestiti.

Il giudice adito respinse il ricorso volto all’annullamento del provvedimento
di concessione 11.2.2010 e di tutti gli atti collegati.
La sentenza è stata impugnata dalla AMC con ricorso per cassazione
sorretto da 2 motivi di gravame e illustrato da memoria.
Resiste con controricorso la Coutenza dei canali Lanza, Mellana e Roggia
Fuga.

LE RAGIONI DELLA DECISIONE
Preliminarmente, vanno disattese le eccezioni di improcedibilità e
inammissibilità del ricorso, per le condivisibili e non contestate ragioni
esposte dalla AMC in memoria (ff. 1-3).
Nel merito, il ricorso è infondato.
Con il primo motivo, si denuncia violazione dell’art. 97 della Costituzione
in relazione al principio di legalità e di buona amministrazione; violazione
dell’art. 12 della legge 27.12.1977 n. 984; violazione dell’art. 136 lett. c)
RD 8.5.1904 n. 368; violazione degli artt. 24 e 25 della LPR 9.8.1999 n.
21, in relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 360 nn. 3 e 4 c.p.c..

3

il suo rapporto concessorio con detto ente;

Lamenta, in sintesi, la società ricorrente:
che la proprietà (demaniale) dei canali di irrigazione appartiene alla
regione (come rilevato dallo stesso Tribunale delle acque in
sentenza);
che il compito istituzionale del relativo esercizio irriguo è demandato
in via generale ai Consorzi di bonifica, ex artt. 2 lett. e), 54 e 59 del
RD 215 del 1933;
che, nella specie, i canali oggetto di controversia non erano stati
affidati in gestione ad un Consorzio di bonifica, bensì a Consorzi di
irrigazione riuniti in associazione non riconosciuta (come da Statuto
della Coutenza, all’art. 1), soggetti privati privi (a differenza dei
primi) di qualsivoglia potestà pubblica: di qui, l’impossibilità di
rilasciare concessioni o imporre canoni;

che la mera circostanza di fatto della consegna dei canali da parte di
tali consorzi (quale l’ente convenuto) era di per sé inidonea ad
attribuirgli poteri autoritativi;

che, diversamente opinando, ad un soggetto privato si sarebbe
consentito lo svolgimento di funzioni proprie dei Consorzi di
bonifica, con correlato (quanto impredicabile) esercizio di poteri
autoritativi.

Il motivo è privo di pregio.
Esso si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal
giudice delle pubbliche acque nella parte in cui ha ritenuto sussistere la
competenza, in capo ai soggetti gestori di canali, a svolgere le funzioni
proprie dei consorzi di bonifica, senza necessità che tali soggetti si
proclamino tali seguendo addirittura le regole per la relativa istituzione.
Correttamente argomenta il giudice a quo dal disposto dell’art. 2, lett. e)
del RD 215/1933, specificando che in tale competenza rientra anche la
contestata potestà concessoria (ex art. 136 Ic del RD 369/1904), a
condizione che, nel comprensorio dei canali gestiti, non preesistessero già
consorzi di bonifica (che, per giurisprudenza costante del TSAP, non
possono dal canto loro pretendere l’esercizio e la manutenzione dei canali
ex demaniali, destinati alla gestione da parte di Consorzi di utenti all’uopo
costituiti).

La inesistenza di tali consorzi, nella specie, consentì la costituzione della
Coutenza in Consorzio, riconosciuto idoneo a ricevere la consegna dei
canali (deliberazione G.R.P. 25.1.1983).
Per altro verso, osserva correttamente il giudice delle acque, la ricorrente,
essendo interamente partecipata dal comune di Casale Monferrato subendone il conseguente controllo e svolgendo un’attività destinata
prevalentemente in favore della P.A. – ne costituiva un’impresa/organo,

locali.
A tanto va aggiunto – come correttamente rileva parte contro ricorrente,
così dovendosi ritenere integrata la motivazione della pronuncia oggi
impugnata – che la legge regionale piemontese n. 21 del 1991, all’art. 50,
indica nei consorzi di irrigazione, negli enti pubblici e nelle coutenze a tal
scopo costituite i possibili soggetti gestori dei canali demaniali di
irrigazione.
Con il secondo motivo, si denuncia violazione: dell’art. 12 della legge
27.12.1977 n. 984; dell’art. 86 del D.Igs. 31.3.1998 n. 112; dell’art. 59
della LPR 26.4.2000 n. 44; dell’art. 1 della LPR 18.5.2004 n. 12; dell’art. 9
del D.L. 2.10.1981 n. 546; degli artt. 1 e 6 del DM 2.3.1998 n. 258 in
relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 360 nn. 3 e 4 c.p.c..
Espone, in sintesi, parte ricorrente:
che il DM 258/98 (destinato a disciplinare, a giudizio del tribunale
delle acque, i canoni delle coutenze che gestiscono i canali
demaniali già statali) era stato annullato integralmente, con
efficacia erga omnes, dallo stesso Tribunale superiore con sentenza
30.1.2000 (così come evidenziato da questa corte con la sentenza
della I sezione del 16.6.2011, n. 13245);
che doveva in ogni caso escludersi che i canoni relativi ai canali
demaniali di proprietà della regione potessero essere determinati
sulla base di norme statali;
che la rivalutazione dei canoni (ex artt. 9 del D.L. 546/1981 e del
DM 258/1998) non poteva comunque avere alcun effetto sui canali
Lanza, Mellana e Roggia Fuga, ormai di proprietà regionale;
che le uniche norme applicabili (quantomeno per analogia)
dovevano, pertanto, ritenersi quelle dell’art. 1 della LPR 12/2004,

come tale distinta dalle società miste costituite a fini di gestione di servizi

nonostante la ritenuta inapplicabilità di esse sì come dettate con
esclusivo riferimento ai beni demaniali trasferiti alle regioni ai sensi
del D.Igs. 31.3.1998 n. 12
Il motivo è anch’esso infondato.
Correttamente il tribunale mette in luce la natura di stretta interpretazione
riconducibile alla norma agevolativa di cui alla tabella allegata alla legge
regionale n. 12 del 2004, e ne deduce che, pur prescindendo da tale

alcun modo essere ricondotta a tale normativa, atteso che i canoni relativi
ai canali demaniali di irrigazione non sono di spettanza regionale, ma dei
consorzi, e che il DM 258 del 1998, quanto alla materia costituita dai
canali di irrigazione, rilevava esclusivamente ai fini dell’adeguamento dei
canoni della tariffa demaniale – né questa Corte, attesi i limiti del presente
giudizio in relazione all’attuale

devolutum,

può, in argomento,

ulteriormente approfondire l’indagine in parte qua.
Il ricorso è pertanto rigettato.
La disciplina delle spese segue il principio della soccombenza.
Liquidazione come da dispositivo.
P.Q.M.
La corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del giudizio di cassazione, che si liquidano in complessivi euro 7200, di cui
200 per spese.
Così deciso in Roma, li 28.5.2013

natura,la regula iuris applicabile alla fattispecie concreta non poteva in

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