Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11289 del 23/05/2011

Cassazione civile sez. un., 23/05/2011, (ud. 10/05/2011, dep. 23/05/2011), n.11289

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Primo Presidente f.f. –

Dott. ELEFANTE Antonino – Presidente di sezione –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. GOLDONI Umberto – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso per regolamento di giurisdizione proposto da:

ditta individuale Fabiani Cinture di Filippo Fabiani, elettivamente

domiciliata in Roma, Circonvallazione Trionfale 1, presso lo studio

dell’avv. Claudio Giangiacomo, rappresentata e difesa per procura in

atti dall’avv. JOACHIM LAU;

– ricorrente –

contro

M.H.;

– intimato –

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/5/2011 dal Relatore Cons. Dott. Francesco Tirelli;

Udito l’avv. Lau;

Letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. PATRONE Ignazio, il quale ha

concluso per il rigetto del ricorso.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che fra la ditta individuale Fabiani Cinture di Filippo Fabiani ed il cittadino tedesco M.H. è stato stipulato un contratto di rappresentanza ed agenzia per la promozione in (OMISSIS) della vendita dei prodotti della prima da parte del secondo;

che assumendo di avere constatato “una notevole riduzione delle entrate e una morosità extravagante dei clienti dovuta alla negligenza del M.”, la ditta Fabiani Cinture l’ha citato in giudizio davanti al Tribunale di Arezzo per sentir pronunciare la risoluzione del contratto fra di loro intercorrente; che il convenuto si è costituito accettando espressamente la giurisdizione italiana e proponendo domanda riconvenzionale per il pagamento di provvigioni ed indennità;

che il giudice adito ha disposto il passaggio dal rito ordinario al rito speciale del lavoro e la ditta Fabiani ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano, presentando successivamente istanza ex art. 41 epe con la quale ha chiesto alla Suprema Corte di voler riconoscere che la causa avrebbe dovuto essere proposta davanti al giudice tedesco ai sensi dell’art. 20 del Reg. CE n. 44/2001;

che l’intimato non ha svolto attività difensiva, mentre il PG ha concluso per il rigetto del regolamento perchè inammissibile o, comunque, infondato;

che così riassunte le rispettive posizioni delle parti, giova ulteriormente rammentare che in considerazione dell’oggetto della lite e del domicilio delle parti occorre fare riferimento al Reg. CE n. 44/2001 e, più in particolare, del suo art. 24 (e dei successivi artt. 25 e 26), secondo cui nei casi nei quali, come quello in esame, il convenuto compaia senza contestare la sussistenza della giurisdizione del giudice adito, questa si radica in via definitiva a meno che non si verta nelle ipotesi di competenza esclusiva di cui al precedente art. 22, ovverosia che si tratti di controversie in materia di diritti reali immobiliari o d’affitto di beni immobili, di validità, nullità o scioglimento delle società o delle persone giuridiche aventi la sede nel territorio di uno Stato membro, di validità delle trascrizioni o iscrizioni nei pubblici registri, di registrazione e validità di brevetti, marchi, disegni e modelli e di altri diritti analoghi per i quali è prescritto il deposito ovvero la registrazione e di esecuzione delle decisioni;

che nel caso di specie, il convenuto si è, per l’appunto, costituito eccependo soltanto la riconducibilità della controversia nel novero di quelle soggette al rito del lavoro, ma non il difetto della giurisdizione del giudice italiano che, anzi, ha espressamente accettato;

che nemmeno il giudice risulta aver dubitato della sua giurisdizione, ma la Fabiani Cinture ha ugualmente proposto regolamento ex art. 41 cod. proc. civ., sostenendo che l’accettazione del M. non aveva comportato il consolidamento della giurisdizione del giudice italiano perchè trattandosi di una causa di lavoro, sarebbe stata a tal fine necessaria la convenzione di cui all’art. 20 del Regolamento, che rappresentando una disposizione speciale era destinata a prevalere su quella generale di cui all’art. 24; che tale assunto risulta manifestamente infondato alla luce del tenore letterale, delle finalità e della collocazione stessa dell’art. 24 c.c., e segg., che dimostrando in maniera inequivocabile la sua applicabilità ad ogni tipo di causa diversa da quelle di cui all’art. 22, esclude la necessità di richiedere sul punto una pronuncia pregiudiziale della Corte di Giustizia;

che non occorre provvedere sulle spese, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

P.Q.M.

LA CORTE A SEZIONI UNITE pronunciando sul ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice italiano.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 maggio 2011

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