Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11280 del 12/06/2020

Cassazione civile sez. III, 12/06/2020, (ud. 03/12/2019, dep. 12/06/2020), n.11280

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23463/2017 proposto da:

SUTTER INDUSTRIES SPA, in persona dell’amministratore delegato legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

MONTE GIORDANO N. 36, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI IZZO,

che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIROLAMO

ABBATESCIANNI, LUIGI GUERRIERI;

– ricorrente –

contro

SUTTER INDUSTRIES SPA, in persona dell’amministratore delegato e

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DI MONTE GIORDANO 36, presso lo studio dell’avvocato

GIOVANNI IZZO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

LUIGI GUERRIERI, GIROLAMO ABBATESCIANNI;

– controricorrente –

e contro

ARCO SPEDIZIONI SPA;

– intimata –

nonchè da:

ARCO SPEDIZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore

Amministratore Unico, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MICHELE

MERCATI 51, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO BRIGUGLIO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato VITANTONIO RIPOLI;

– ricorrente incidentale –

contro

SUTTER INDUSTRIES SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 981/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 08/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/12/2019 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso notificato il 5/10/2017 Sutter Industries S.p.A. (Sutter) chiede la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 981/2017, pubblicata l’8/3/2017, in relazione a cinque motivi. Arco Spedizioni S.p.A. a Socio Unico (Arco) resiste con controricorso notificato il 13/11/2017, e propone ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo. Sutter resiste al ricorso incidentale con controricorso.

2. La vicenda trae origine da un contratto di logistica integrata, stipulato in data 30 giugno 2008 da Sutter con Arco Spedizioni, in forza del quale Arco ha chiesto l’emissione di due decreti ingiuntivi per ottenere il pagamento dei crediti maturati per prestazioni di trasporto, deposito e custodia della merce per conto di Sutter (Euro 555.618, 77 per prestazioni rese da ottobre 2008 a marzo 2009 ed Euro 174.430,13 per prestazioni rese da aprile a giugno 2009). Sutter ha proposto due distinti atti di opposizione, assumendo il grave inadempimento da parte di Arco, e ha chiesto di accertare l’intervenuta risoluzione del contratto, intimata il 3/4/2009 in virtù della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto, nonchè la condanna di Arco al pagamento delle penali contrattuali e al risarcimento del danno subito. Arco ha resistito deducendo l’inadempimento di Sutter e, in via riconvenzionale, ha chiesto la condanna di Sutter alle penali contrattuali, al risarcimento del danno e al pagamento del canone convenuto sino alla scadenza annuale del contratto, opponendosi alla risoluzione intimata. Il Tribunale di Milano, in data 12/6/2014 ha pronunciato sentenza parziale, con la quale ha respinto le due opposizioni di Sutter, e ha dichiarato l’intervenuta risoluzione del contratto di logistica per inadempimento di Arco, sulla base della clausola risolutiva espressa. Il giudizio di primo grado si è concluso con sentenza definitiva di condanna di Arco al pagamento, a titolo di penale in favore di Sutter, di Euro 99.013,00 oltre accessori, e di accoglimento parziale della domanda riconvenzionale di Arco di condanna di Sutter a versare Euro 12.000, oltre accessori, per il canone dovuto sino al mese di luglio, data di cessazione del contratto.

3. Avverso entrambe le sentenze hanno proposto appello tanto Sutter, quanto Arco. Sutter, prestando acquiescenza relativamente alla prima ingiunzione di pagamento, ha formulato una serie di censure in ordine alla accertata risoluzione del rapporto contrattuale, alla conferma del secondo decreto ingiuntivo, all’accoglimento della domanda riconvenzionale di Arco per il pagamento dei canoni rimasti insoluti sino a luglio e alla decorrenza degli interessi di mora. Arco, per converso, con autonomo appello ha censurato l’accertamento della risoluzione del contratto mediante attivazione della clausola risolutiva espressa, la condanna al pagamento della penale e il mancato accoglimento della domanda di pagamento dei canoni sino alla scadenza naturale del contratto (dicembre 2009) e di pagamento del minimo garantito e delle somme indicate a titolo di risarcimento dei danni.

4. Riuniti i due procedimenti, la Corte d’Appello di Milano, in parziale riforma delle due sentenze di prime cure, ha respinto l’appello proposto da Sutter e ha accolto in parte l’impugnazione proposta da Arco sull’intimata risoluzione contrattuale, rideterminando la data di risoluzione contrattuale alla scadenza naturale del contratto, con obbligo di Sutter di corrispondere il canone convenuto fino a quella data; ha respinto, inoltre, le richieste di risarcimento di Arco in quanto generiche o comunque non azionate secondo la procedura contrattuale convenuta.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Nel ricorso principale, con il primo motivo si denuncia – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 342 c.p.c., nonchè la nullità della sentenza – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – per avere la sentenza impugnata giudicato sulla statuizione di accertamento di avvenuta risoluzione del contratto, non oggetto dei motivi d’appello; con il secondo motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 342 c.p.c., nonchè – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la nullità della sentenza, per avere la Corte di merito giudicato sulla questione, non oggetto dei motivi d’appello, inerente alla domanda di pagamento delle penali contrattuali da parte di Arco; con il terzo motivo si denuncia – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio costituito dall’essere stata Arco Spedizioni la prima ad essere inadempiente al contratto; con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 1456 c.c., per non avere la sentenza impugnata applicato la clausola risolutiva espressa di cui all’art. 13.1, lett. a) del contratto; con il quinto motivo, si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg., per avere la sentenza impugnata ritenuto che la preventiva consultazione fra le parti fosse condizione per l’applicazione delle penali.

2. Con un unico motivo, in via incidentale la controricorrente denuncia – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto la Corte d’Appello avrebbe erroneamente qualificato le domande di pagamento/risarcimento danni svolte come domande di “applicazione delle penali contrattualmente pattuite”, in tal modo omettendo di pronunciarsi su alcune di esse non contemplate nella clausola penale.

3. I motivi vanno trattati congiuntamente in quanto logicamente connessi e affetti dal medesimo vizio di inammissibilità, riferibile alla aspecificità dei rilievi ex art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6. La Corte di appello ha infatti deciso la controversia sulla base di altre motivazioni, non tenute in debito conto dai ricorrenti sia in via principale che incidentale.

4. Quanto al primo motivo di ricorso principale, risulta che la Corte territoriale si sia pronunciata su una questione non estranea al contraddittorio, escludendo ogni effetto risolutivo ricollegabile alla diffida di Sutter del 3 aprile 2009, a fronte del rilievo di Arco, oggetto di specifico motivo di appello, che detta diffida non aveva potuto sortire alcun effetto a causa del prevalente inadempimento di Sutter. Il motivo, quindi, non si raccorda alle specifiche ragioni della decisione che, a fronte dell’impugnazione di Arco sull’accertata risoluzione del contratto, ha ritenuto infondata la pretesa di Sutter di far valere la clausola risolutiva espressa, e fondato l’appello autonomo di Arco. Inoltre, la censura si dimostra priva del carattere di autosufficienza, poichè non indica in quali termini essa, per quanto rinvenibile nell’atto di appello, non trovi riscontro nelle difese del primo grado di giudizio.

5. Per la stessa ragione è inammissibile il secondo motivo, riguardante la dedotta omessa impugnazione del punto decisionale relativo alla condanna di Arco al pagamento delle penali contrattuali per il ritardo nelle consegne, disposta dal giudice di primo grado e riformata dal giudice dell’appello. La Corte di merito ha espressamente riportato il motivo incluso nell’atto di appello di Arco e, in merito, ha rilevato l’assenza dei presupposti per l’applicazione delle penali, e ciò in ragione della tardività della contestazione rispetto ai modi e ai tempi di deduzione degli inadempimenti indicati nella clausola contrattuale. Al riguardo, pertanto, la censura avrebbe dovuto essere più specifica in riferimento al vizio di extra petita, non desumibile in atti.

6. E’ del pari inammissibile il terzo motivo, là dove si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo (inadempimento di Arco antecedente al mancato pagamento da parte di Sutter), oggetto di discussione fra le parti e di accertamento nel primo grado, sull’assunto che, dall’acquiescenza al primo decreto ingiuntivo, la Corte di merito non avrebbe potuto inferire l’inadempimento prevalente di Sutter, e ciò in base al tenore della clausola risolutiva espressa, che dà esclusiva rilevanza al superamento di una soglia di tolleranza sulla puntualità delle consegne prevista contrattualmente, effettivamente superata da Arco. Il motivo tende a colpire una valutazione giuridica dei fatti in discussione, e non involge propriamente la mancata considerazione di una circostanza di fatto oggetto di discussione, in realtà diversamente valutata dalla Corte di merito, ma certamente non omessa.

7. Il quarto motivo, invece, è inammissibile in quanto tende a colpire l’attività valutativa riferita alla rilevanza della violazione degli obblighi menzionati nella clausola contrattuale di risoluzione espressa, ritenuta dal giudice non invocabile in ragione del prevalente e consistente inadempimento di Sutter. Non è del pari corretto affermare la sussistenza di un giudicato implicito sull’accertato inadempimento di Arco, poichè nella motivazione è riportato che quest’ultima, nel primo motivo di appello, ha evidenziato che nei suoi confronti non potevano operare nè l’art. 1454 c.c., avendo all’epoca Sutter già cessato le consegne di merce, nè la clausola negoziale di risoluzione immediata ex art. 1456 c.c., in assenza di una corretta attivazione dei meccanismi di contestazione e di diffida da parte di Sutter, previsti nella clausola. Di entrambe le censure, quindi, ha tenuto conto la Corte d’appello, la quale, sul punto, ha negato il valore di efficacia risolutiva alla diffida ad adempiere inviata da Sutter, tenendo conto del comportamento complessivo tenuto dalle parti, ove le inadempienze di Arco, per quanto sussistenti, si sono dimostrate “del tutto marginali rispetto all’economia complessiva del contratto”, stante il mancato pagamento del corrispettivo da parte di Sutter dei canoni maturati dal 2008 “per così significativa parte”.

8. Ed invero, la clausola risolutiva espressa non può essere ricondotta tra quelle che sanciscono limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, aggravando la condizione di uno dei contraenti, perchè se nel contratto è insita la facoltà di chiedere la risoluzione del contratto, tale clausola ha il solo effetto di rafforzare detta facoltà ed accelerare la risoluzione, avendo le parti anticipatamente valutato l’importanza di un determinato inadempimento, eliminando la necessità di un’indagine “ad hoc” avuto riguardo all’interesse dell’altra parte. Ciò ammette, quindi, che un inadempimento della controparte successivo alla stipulazione del contratto, e non collegato a quello sancito dalla clausola risolutiva espressa, possa portare il giudice a considerare paralizzata l’efficacia della clausola stessa (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15365 del 28/06/2010; Cass.Sez. 3, Sentenza n. 20818 del 26/09/2006).

9. Il quinto motivo è inammissibile, in quanto si deduce la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg., per avere la sentenza ritenuto che la preventiva consultazione fra le parti fosse condizione per l’applicazione delle penali contrattualmente previste, male interpretando la clausola contrattuale. Per tale via, si intende censurare l’attività interpretativa propria della discrezionalità del giudice di merito, senza peraltro indicare quali canoni interpretativi del contratto siano stati violati in riferimento al contenuto della clausola scrutinata. La censura, invece, avrebbe dovuto essere più precisa, posto che in linea di principio, qualora di una clausola siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte, che aveva proposto l’interpretazione disattesa dal giudice, dolersi in sede di legittimità del fatto che ne sia stata privilegiata un’altra (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 19044 del 03/09/2010Cass.Sez. 1, Sentenza n. 4178 del 22/02/2007).

10. Passando all’esame delle censure della resistente Arco, in via preliminare, si dimostra superata l’eccezione preliminare circa l’inammissibilità del ricorso ex art. 365 c.p.c., per non essere stato sottoscritto da alcuno dei difensori l’atto notificato in via telematica ad Arco Spedizioni S.p.A. La ricorrente principale ha infatti provveduto a depositare presso la Cancelleria di questa Corte il ricorso notificato telematicamente con firma digitale, unitamente alla procura alle liti, firmata e autenticata in originale nelle forme previste dalla L. n. 53 del 1994, art. 1 – inerente alla notificazione degli atti da parte degli Avvocati (cfr. Cass. Sez. U. -, Sentenza n. 22438 del 24/09/2018).

11. L’unico motivo formulato da Arco con ricorso incidentale è inammissibile. Non sussiste la denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la Corte d’Appello erroneamente qualificato le domande di pagamento/risarcimento danni svolte come domande di “applicazione delle penali contrattualmente pattuite”, in tal modo omettendo di pronunciarsi su alcune di esse non contemplate dalla clausola penale. Sul punto, difatti, la sentenza impugnata, indica che la richiesta diretta a ottenere il danno per il mancato rispetto del parametro AGV era generica (v. p. 17, sentenza), in ciò dimostrando di aver separatamente considerato le domande risarcitorie; mentre per le altre domande risarcitorie la censura omette di indicare il tenore della clausola erroneamente applicata dal quale poter arguire che “il conguaglio per minimo tassabile annuo” sia effettivamente escluso dalla penale convenuta, che obbligava le parti a un preventivo accertamento congiunto degli inadempimenti, mai attivato. Così, infine, appare del tutto oscura la censura riguardo alla richiesta risarcitoria per l’inadempimento di non meglio definiti “comportamenti contrari ai principi di correttezza e di buona fede”, non essendo neanche prospettato l’interesse in concreto leso dall’invocata nullità processuale (cfr. Cass. Sez. 1 -, Sentenza n. 2626 del 02/02/2018; Sez. 6-3, Ordinanza n. 15676 del 09/07/2014; Sez. 3, Sentenza n. 5659 del 09/03/2010).

12. Conclusivamente, vanno dichiarati inammissibili i ricorsi principale e incidentale, con spese parzialmente compensate nella misura di 1/2, in ragione della parziale reciproca soccombenza delle parti; la restante parte è posta a carico di Sutter in ragione della prevalente sua soccombenza.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibili i ricorsi principale e incidentale; compensa in parte le spese di lite e, per il resto, condanna Sutter s.p.a al pagamento della quota del 50% delle spese, da calcolarsi sull’importo complessivo di Euro 10.200,00, oltre Euro 200, 00 per esborsi, 15 % di spese forfetarie, e oneri aggiuntivi;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principale e incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 3 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2020

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