Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11253 del 11/06/2020

Cassazione civile sez. I, 11/06/2020, (ud. 21/01/2020, dep. 11/06/2020), n.11253

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19043/2016 proposto da:

(OMISSIS) S.r.l. (già (OMISSIS) S.a.s. (OMISSIS)); P.F.,

in proprio e quale socio accomandatario della (OMISSIS) s.a.s.

(OMISSIS), entrambi elettivamente domiciliati in Roma, Via Bruno

Buozzi n. 99, presso lo studio dell’avvocato Fabrizio Criscuolo,

rappresentati e difesi dall’avvocato Valerio Donato, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Curatela del Fallimento di (OMISSIS) S.r.l. (già (OMISSIS) S.a.s.

(OMISSIS)) e di P.F. (quale socio accomandatario della

(OMISSIS) s.a.s. (OMISSIS)), in persona del Curatore Dott.

B.G., elettivamente domiciliata in Roma, Via XXI Aprile n. 11,

presso lo studio dell’avvocato Corrado Morrone, rappresentata e

difesa dall’avvocato Emilio Martucci, per giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

T.A., T.B. e T.G., tutti

elettivamente domiciliati in Roma, Piazza Prati degli Strozzi n. 32,

presso lo studio dell’avvocato Maurizio Lanigra, rappresentati e

difesi dagli avvocati Fabrizio Maria Falvo e Antonio Montano, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1181/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 04/07/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/01/2020 dal Cons. Dott. VELLA PAOLA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di Appello di Catanzaro ha rigettato il reclamo proposto dalla (OMISSIS) S.r.l. (già (OMISSIS) S.a.s. (OMISSIS)) e di P.F. (in proprio e quale socio accomandatario della (OMISSIS) S.a.s.) contro la sentenza con cui il Tribunale di Catanzaro aveva dichiarato il fallimento della società e del socio, L. Fall., ex art. 147, su istanza dei creditori T.A., T.B. e T.G..

2. I reclamanti avevano lamentato la carenza di legittimazione attiva dei creditori istanti, l’insussistenza dello stato di insolvenza della società e il difetto del presupposto di cui alla L. Fall., art. 15, u.c., segnalando – tra l’altro – che il complesso accordo del 31 maggio 2010 stipulato da (OMISSIS) e P.F. con T.A. (in proprio e quale amministratore della T. S.r.l. e della T. Property S.r.l.) nonchè T.B. e T.G., aveva avuto solo parziale esecuzione ed era stato seguito da un nuovo (e altrettanto articolato) accordo in data 17 aprile 2013, all’esito della cui attuazione il tribunale aveva erroneamente ritenuto esistente il debito di Euro 1.250.000,00 della (OMISSIS) nei confronti dei T., a titolo di corrispettivo della vendita di immobili (il “(OMISSIS)” e la “(OMISSIS)”) in realtà “mai avvenuta e preclusa dalle condizioni giuridiche e materiali dei beni”.

3. Avverso la sentenza d’appello i medesimi reclamanti hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, successivamente corredato da memoria. Tutte le parti intimate hanno resistito con controricorso, la curatela depositando anche memoria e successiva nota con cui si invoca la declaratoria di inammissibilità ex art. 372 c.p.c., dei tre nuovi documenti prodotti in allegato alla memoria di parte ricorrente.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. Con il primo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg. e della L. Fall., art. 6, per essere la Corte d’appello pervenuta a ritenere sussistente il credito dei T., a titolo di corrispettivo della cessione dell’azienda, sulla base di una errata “interpretazione e qualificazione dei contratti conclusi” inter partes, che l’avrebbe indotta “a confondere lo scopo del contratto “quadro” o “regolamentare”, che dir si voglia – e con contenuto “normativo” – concluso nel 2010 e modificato nel 2013, con i singoli negozi attuativi dell’accordo regolamentare; la causa concreta di tutte le operazioni negoziali programmate ed i titoli dei singoli rapporti conclusi (o concludendi) dalle parti, in esecuzione del contratto quadro”.

4.1. Con il secondo mezzo si lamenta la violazione e falsa applicazione delle medesime norme indicate nel primo, in quanto, “come già avvenuto per l’acquisizione della titolarità delle quote della newco nascente dalla scissione della T. Property S.r.l. (assegnate interamente alla G. T. S.r.l. nonostante il programma negoziale di cui all’accordo del 2013 ne prevedesse la cessione alla (OMISSIS) S.r.l.), anche l’attuazione dell’accordo avente ad oggetto il trasferimento della proprietà del (OMISSIS) e della c.d. (OMISSIS) è stata connotata da una medesima sostituzione soggettiva”.

4.2. Il terzo motivo prospetta la violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 5 e 15, stante la mancanza dei c.d. indici rilevatori dello stato di insolvenza, e ricorrendo piuttosto il caso del “volontario inadempimento, giacchè le risorse poste nella immediata disponibilità della società avrebbero certamente consentito (..) di eseguire là dove davvero dovute – le prestazioni nei confronti degli istanti”.

5. Preliminarmente va dichiarata inammissibile la produzione dei tre documenti allegati alla memoria dei ricorrenti ex art. 380-bis 1 c.p.c., alla luce del consolidato principio per cui “Nel giudizio di legittimità, secondo quanto disposto dall’art. 372 c.p.c., non è ammesso il deposito di atti e documenti che non siano stati prodotti nei precedenti gradi del processo, salvo che non riguardino l’ammissibilità del ricorso e del controricorso ovvero concernano nullità inficianti direttamente la decisione impugnata, nel qual caso essi vanno prodotti entro il termine stabilito dall’art. 369 c.p.c., rimanendo inammissibile la loro produzione in allegato alla memoria difensiva di cui all’art. 378 c.p.c.” (ex multis, Cass., Sez. 1, ord. n. 28999 del 12/11/2018; conf. Cass. 7515/2011).

6. Anche i motivi proposti sono tutti inammissibili poichè veicolano, con esorbitante dovizia di dettagli sulle articolate vicende negoziali intercorse tra le parti, censure afferenti questioni di merito, come tali insindacabili in questa sede.

7. Con particolare riguardo ai primi due – che in quanto strettamente connessi possono essere esaminati congiuntamente va richiamato il granitico orientamento di questa Corte che, muovendo dall’assunto per cui, in tema di interpretazione del contratto, “l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto”, come tale “incensurabile in sede di legittimità” (Cass. 873/2019, 10333/2018, 27136/2017, 29111/2017), evidenzia come “la parte che, con il ricorso per cassazione, intenda denunciare un errore di diritto o un vizio di ragionamento nell’interpretazione di una clausola contrattuale, non può limitarsi a richiamare le regole di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., avendo invece l’onere di specificare i canoni che in concreto assuma violati, ed in particolare il punto ed il modo in cui il giudice del merito si sia dagli stessi discostato, non potendo le censure risolversi nella mera contrapposizione tra l’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, poichè quest’ultima non deve essere l’unica astrattamente possibile ma solo una delle plausibili interpretazioni, sicchè, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra” (Cass. 16987/2018, 28319/2017), non integrando di per sè una simile evenienza la violazione delle regole legali di ermeneutica contrattuale (Cass. 11254/2018).

7.1. Invero, l’eventuale pluralità di configurazioni giuridiche possibili sulla base del concreto regolamento negoziale degli interessi coinvolti “va correlata necessariamente al contenuto effettivo della volontà delle parti contraenti, che l’interprete deve ricercare in concreto, il cui accertamento costituisce una valutazione di fatto rimessa al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se condotto alla stregua dei criteri dettati dagli artt. 1362 c.c. e segg. e sorretto da motivazione immune da vizi logico-giuridici” (Cass. 21576/2019, 1547/2019).

7.2. Ebbene, nel caso di specie la motivazione della corte territoriale circa il contenuto degli accordi negoziali intercorsi tra le parti – analiticamente esaminati tenendo puntualmente conto dei rilievi interpretativi segnalati dai reclamanti (v. pag. 13-24 della sentenza impugnata) – appare congrua, esaustiva e immune da vizi logico-giuridici, e come tale risulta perciò insindacabile.

8. Anche il terzo motivo, come detto, impinge nel merito, alla luce dell’altrettanto consolidato l’orientamento di questa Corte per cui “il convincimento espresso dal giudice di merito circa la sussistenza dello stato di insolvenza costituisce apprezzamento di fatto, incensurabile in cassazione, ove sorretto da motivazione esauriente e giuridicamente corretta” (Cass. 17105/2019; Cass. 23437/2017; Cass. 7252/2014).

8.1. Invero, anche in punto di sussistenza dello stato di insolvenza L. Fall., ex art. 5 e di superamento del limite preclusivo di cui alla L. Fall., art. 15, u.c., la Corte d’appello ha adottato una motivazione ampia e puntuale (da pag. 26 a pag. 31 della sentenza impugnata), la quale non risulta nemmeno censurata secondo il paradigma del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), (applicabile ratione temporis) il quale contempla l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo per l’esito della controversia, onerando il ricorrente di indicare – nel rispetto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) – il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e, soprattutto, la sua “decisività” (Cass. Sez. U, 8503/2014; conf., ex plurimis, Cass. 27415/2018).

9. Al rigetto del ricorso segue la condanna alle spese in favore del controricorrente, liquidate in dispositivo.

10. Sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, rt. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U., 23535/2019).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, per compensi, in Euro 7.000,00 a favore della curatela controricorrente ed Euro 5.000,00 a favore degli altri controricorrenti, in entrambi i casi oltre a spese forfettarie nella misura del 15 per cento, esborsi liquidati in Euro 200,00 ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2020

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