Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11240 del 19/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/05/2010, (ud. 14/04/2010, dep. 19/05/2010), n.12240

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

P.A.D.;

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, sez. 45^, n. 116, depositata il 12

novembre 2007.

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

– Che il contribuente, revisore contabile, presentò istanza di rimborso dell’irap pagata per gli anni dal 1998 al 2000, assumendo di svolgere la propria attività professionale senza l’ausilio di organizzazione e di lavoro altrui, e propose, quindi, ricorso sul silenzio-rifiuto conseguentemente formatosi;

– che il ricorso fu respinto dall’adita commissione provinciale, con decisione, che, in esito all’appello del contribuente fu riformata dalla commissione regionale;

– che il giudice di appello, in particolare, riscontrò l’insussistenza dei presupposti dell’imposizione, giacchè dalla documentazione acquisita emergeva che il contribuente svolgeva la propria attività senza alcun elemento di organizzazione, e affermò, peraltro, l’inammissibilità, in quanto tardivamente proposta, dell’eccezione dell’Ufficio volta a far valere l’impedimento del rimborso determinato dalla sopravvenuta istanza di condono L. n. 289 del 2002, ex art. 9, per gli anni in contestazione;

rilevato:

– che l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione articolato in unico complesso motivo, deducendo violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 13, e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e formulando il seguente quesito: ” … se nel giudizio promosso avverso il diniego di rimborso dell’irap, qualora il contribuente perfezioni la definizione L. n. 289 del 2002, ex art. 9, si configuri una causa di inammissibilità (o di improcedibilità) della domanda rilevabile anche d’ufficio e perciò non soggiacente alla preclusione per le eccezioni nuove di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, ove, come nel caso di specie la relativa questione sia stata fatta valere dall’Ufficio per la prima volta in appello”;

– che il contribuente non si è costituito; osservato:

– che la doglianza appare manifestamente fondata;

che occorre infatti, in primo luogo, rilevare che, in tema di condono fiscale e con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, la presentazione della relativa istanza impedisce al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per assenza del relativo presupposto; ciò perchè il condono, in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro ovverosia: coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria (cfr. Cass. 17142/08, 6504/07, 3682/07);

– che deve, peraltro, considerarsi che, nella giurisprudenza di questa Corte è, altresì, consolidato il principio secondo cui le questioni dipendenti dall’adesione del contribuente al condono e, specificamente, a quello di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9, sono rilevabili d’ufficio, senza che occorra una specifica proposizione ad opera della parte interessata a farle valere, sicchè non incorrono nelle preclusioni di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, (Cass. 17142/08, 25239/07).

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

– Che, alla luce del suesposto principio, il primo motivo di ricorso dell’Agenzia si rivela manifestamente fondato, sicchè può essere accolto nelle forme di cui all’art. 375 c.p.c., con conseguente assorbimento (attesa la pregiudizialità della questione sottesa al motivo accolto) del secondo motivo;

– che la sentenza impugnata va, dunque, cassata e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, ult. parte, va decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente;

– che, per la natura della controversia e tutte le implicazioni della fattispecie, si ravvisano le condizioni per disporre la compensazione delle spese dei gradi di merito e la condanna dell’Agenzia, in base al criterio della soccombenza, alla refusione alla controparte delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte: accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente; compensa le spese dei gradi di merito e condanna l’Agenzia alla refusione alla controparte delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2,600,00 (di cui Euro 100,00, per esborsi), oltre spese generali, contributo unificato ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2010

 

 

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