Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11239 del 09/05/2017

Cassazione civile, sez. III, 09/05/2017, (ud. 30/03/2017, dep.09/05/2017),  n. 11239

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 16156 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

C.M., (C.F.: (OMISSIS)) S.S. (C.F.: (OMISSIS))

rappresentati e difesi, giusta procura in calce al ricorso,

dall’avvocato Pietro Alosi (C.F.: LSA PTR 59M04 G273N);

– ricorrenti –

nei confronti di:

MINISTERO DELLA SALUTE, (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Ministro in

carica rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale

dello Stato;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Palermo n.

1096/2012, depositata in data 16 luglio 2012;

udita la relazione sulla causa svolta alla camera di consiglio del 30

marzo 2017 dal consigliere Augusto Tatangelo.

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.M. e S.S. hanno agito in giudizio nei confronti del Ministero della Salute per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito della contrazione del virus HCV in conseguenza di emotrasfusioni di sangue infetto.

La domanda è stata rigettata dal Tribunale di Palermo, per intervenuta prescrizione.

La Corte di Appello di Palermo, ha confermato la decisione di primo grado.

Ricorrono il C. e la S., sulla base di un unico motivo. Resiste con controricorso il Ministero della Salute.

Dopo la trattazione alla pubblica udienza del 12 gennaio 2016, ed il rinvio a nuovo ruolo richiesto delle parti (che avevano in corso trattative per una definizione transattiva della controversia), il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380-bis.1 c.p.c..

Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo del ricorso si denunzia “violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 3 con riferimento all’art. 2947 c.c., comma 1”.

Il ricorso è infondato.

La decisione impugnata risulta conforme in diritto ai principi ripetutamente affermati da questa Corte con riguardo al contagio da emotrasfusioni (ed in relazione ai quali il ricorso non contiene motivi tali da indurre la Corte a mutare orientamento), per cui:

– “la responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale, nè sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione (epidemia colposa o lesioni colpose plurime); ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma dell’art. 2935 c.c. e art. 2947 c.c., comma 1, non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche (a tal fine coincidente non con la comunicazione del responso della Commissione medica ospedaliera di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 4 bensì con la proposizione della relativa domanda amministrativa)” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 576 del 11/01/2008, Rv. 600901; sull’affermazione per cui il limite ultimo della decorrenza della prescrizione è “da ritenersi coincidente non con la comunicazione del responso della Commissione Medica Ospedaliera di cui alla L. 25 febbraio 1992, n. 210, art. 4 ma con la proposizione della relativa domanda amministrativa, che attesta l’esistenza, in capo all’interessato, di una sufficiente ed adeguata percezione della malattia”, si vedano anche: Cass., Sez. U, Sentenza n. 581 del 11/01/2008 Rv. 600912; Sez. 3, Sentenza n. 28464 del 19/12/2013, Rv. 629132; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 16550 del 02/07/2013, Rv. 627140; Sez. 3, Sentenza n. 6213 del 31/03/2016, Rv. 639256);

– la presentazione della domanda di indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992 segna solo il limite temporale ultimo di possibile decorrenza del termine di prescrizione, senza che ciò escluda la possibilità di collocare l’effettiva conoscenza della rapportabilità causale della malattia in un momento precedente, tenendo conto delle informazioni in possesso del danneggiato e della diffusione delle conoscenze scientifiche, in base ad un accertamento che è rimesso al giudice del merito (in tal senso: Cass., Sez. 6 – 3, Sentenza n. 23635 del 18/11/2015, Rv. 637785; Sentenza n. 10551 del 22/05/2015, non massimata; Sentenza n. 10530 del 22/05/ 2015, non massimata).

Nella specie, la prescrizione è stata del tutto correttamente fatta decorrere dai giudici di merito proprio dalla presentazione della domanda amministrativa di indennizzo ai sensi della L. 25 febbraio 1992, n. 210 (avvenuta nel 1995 per la S. e nel 1996 per il C., e quindi oltre cinque anni prima della domanda giudiziale, proposta nel 2002).

La pronunzia impugnata si sottrae pertanto alle censure mosse dai ricorrenti.

2. Il ricorso è rigettato.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso;

condanna i ricorrenti a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della amministrazione controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 7.000,00, oltre spese prenotate a debito, spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 30 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 maggio 2017

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