Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11223 del 11/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 11/06/2020, (ud. 21/01/2020, dep. 11/06/2020), n.11223

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26800/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elett.te

domiciliata in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

T.L. (C.F: (OMISSIS)), elett.te domiciliata per il

giudizio di secondo grado in Finale Ligure (SV) alla via Calvisio n.

118, presso lo studio della Dott.ssa Maria Cristina Tosi;

– intimata non costituita –

avverso la sentenza n. 406 della Commissione Tributaria Regionale

della Liguria, depositata in data 13/4/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21 gennaio 2020 dalla Dott. Angelo Napolitano.

Fatto

RITENUTO

che:

La Direzione Provinciale di Savona – Ufficio Territoriale di Albenga, notificò alla contribuente un avviso di liquidazione d’imposta e di irrogazione di sanzioni n. (OMISSIS), mediante il quale provvide a liquidare le maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale, per la complessiva somma di Euro 23.089,57, in conseguenza della revoca delle agevolazioni “prima casa”, provvisoriamente concesse in data 12/6/2009, all’atto della stipula della compravendita di un immobile ancora in corso di costruzione, insistente su di un terreno censito nel catasto terreni al foglio (OMISSIS), p.lla (OMISSIS), a rogito del notaio L.C., registrato in (OMISSIS) in data (OMISSIS).

Il recupero delle agevolazioni concesse avvenne in quanto l’ufficio accertò il mancato rispetto del termine di diciotto mesi dal rogito per il trasferimento della contribuente nel Comune in cui si trova l’immobile acquistato.

La contribuente impugnò l’avviso di liquidazione e di irrogazione delle sanzioni, deducendo che aveva comunque trasferito la residenza presso l’immobile acquistato entro tre anni dalla fine dei lavori di ristrutturazione e dal rilascio del certificato di abitabilità.

La CTP di Savona accolse il ricorso.

L’appello proposto dall’Amministrazione venne rigettato dalla CTR della Liguria, che affermò la ricorrenza di un evidente caso di forza maggiore costituito dal fatto che i tempi richiesti dalle autorizzazioni edilizie, nonchè quelli necessari per l’esecuzione dei lavori, avevano ritardato la possibilità da parte della contribuente di abitare l’immobile e quindi di stabilirvi la residenza nel termine di diciotto mesi.

La CTR, inoltre, affermò che il beneficio fiscale, concesso al momento della registrazione dell’atto in base alla sola dichiarazione di volontà prodotta, può essere conservato se il contribuente realizzi il trasferimento di residenza entro il termine triennale di decadenza fissato per l’esercizio del potere di accertamento da parte dell’ufficio.

Contro la sentenza della CTR della Liguria l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un solo motivo.

La contribuente intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo, rubricato “Violazione e/o falsa applicazione della normativa prevista sulla decadenza delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa previste dal D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, parte prima, allegata, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, l’Amministrazione censura la sentenza impugnata per aver violato la disposizione di legge secondo la quale, “ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 2% agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso, l’immobile deve essere ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza…” (D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, Parte Prima, art. 1, nota II bis), senza che possano avere rilievo situazioni come il protrarsi dei lavori di ristrutturazione dell’immobile acquistato. L’onere posto a carico del contribuente per non perdere il beneficio fiscale, infatti, sarebbe costituito non dal trasferimento nell’immobile oggetto dell’atto di acquisto, ma dal trasferimento nel territorio del Comune dove è ubicato detto immobile.

Inoltre, il termine di decadenza posto in via interpretativa dal giudice del merito, pari al termine triennale che l’Amministrazione ha per l’esercizio del suo potere di accertamento, non avrebbe alcuna base normativa.

2. La censura è fondata.

Nella lett. a) del comma della nota Ilbis) richiamata dal D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, Parte Prima, art. 1, comma 2, tra le condizioni per usufruire dei benefici legati all’acquisto della prima casa, figura, alternativamente, il fatto che l’immobile acquistato si trovi dove il contribuente acquirente abbia la residenza al momento dell’acquisto o il fatto che tale residenza sia trasferita dal contribuente nel Comune dove si trova l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” entro diciotto mesi dall’acquisto.

Orbene, la circostanza che, ai fini del godimento dei benefici fiscali, è sufficiente che il contribuente, già all’atto dell’acquisto, risieda nello stesso Comune in cu- si trova l’immobile acquistato, rende evidente che la ratio della norma è quella di ancorare il riconoscimento del beneficio o il suo mantenimento a dati e fatti facilmente verificabili ed accertabili in modo oggettivo: se il termine di diciotto mesi per lo spostamento della residenza fosse ancorato all’accertamento dei requisiti affinchè l’immobile sia abitabile da parte del contribuente, l’Amministrazione si esporrebbe al rischio di grave incertezza su quale sia il dies a quo di quel termine.

3. Ne consegue che la norma è chiara nell’ancorare il dies a quo per il trasferimento della residenza, onde non perdere i benefici “prima casa”, alla conclusione dell’atto di compravendita, nè può dirsi che sia irragionevole, perchè contempera l’interesse del contribuente a mantenere i benefici per il tempo ordinariamente sufficiente a trasferirsi nell’abitazione acquistata come prima casa con quello dell’amministrazione ad avere dei criteri oggettivi facilmente verificabili ai quali ancorare il controllo del possesso dei requisiti in capo al contribuente per il mantenimento dei benefici fiscali.

4. Deve anche rilevarsi che al contemperamento dei detti interessi, dell’Amministrazione finanziaria a poter contare su criteri oggettivi per il controllo del possesso dei requisiti per le agevolazioni e del contribuente a non perdere i benefici legati all’acquisto nel caso di temporanea inagibilità dell’immobile che si protragga oltre i diciotto mesi dall’atto di acquisto, non si è mostrata indifferente la giurisprudenza di questa Corte, che ha riconosciuto la rilevanza dell’impossibilità del rispetto del termine dei diciotto mesi per causa sopravvenuta rispetto al tempo dell’acquisto, imprevedibile e non addebitabile al contribuente (Cass., sez. 6-V, n. 17225/2017; Cass., 6-V, n. 1588/2018).

Nel caso di specie, al tempo dell’atto di acquisto dell’immobile da adibire a “prima casa”, quest’ultimo era ancora in corso di costruzione, sicchè la causa che ha impedito alla contribuente di trasferirvi la propria residenza entro i diciotto mesi dal rogito non era imprevedibile nè sopravvenuta.

5. Ne consegue l’accoglimento del ricorso dell’Amministrazione, la cassazione della sentenza impugnata e il rigetto del ricorso proposto in primo grado dalla contribuente.

6. Considerato il complessivo andamento del giudizio, sussistono giusti motivi per l’integrale compensazione delle spese dei giudizi di merito.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza, e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso proposto in primo grado dalla contribuente.

Compensa tra le parti le spese dei giudizi di merito.

Condanna T.L. al pagamento, in favore dell’Agenzia delle Entrate, delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro millecinquecento per onorari, oltre al

rimborso delle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2020

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