Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11221 del 28/04/2021

Cassazione civile sez. I, 28/04/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 28/04/2021), n.11221

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23316/2017 proposto da:

P.G., nella qualità di amministratore unico di

E.C.I.G. Edizioni Culturali Internazionali Genova s.r.l.,

domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Cugurra Giovanni Battista, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Messaggerie Libri S.p.a., già PDE S.p.a., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Crescenzio n. 25, presso lo studio dell’avvocato Fasan Alessandra,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato Ferri Maurizio,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) S.c.a.r.l.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 96/2017 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 04/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2021 dal cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Corte d’Appello di Genova, con sentenza depositata il 4.09.2017, ha dichiarato inammissibile, perchè tardivo, il reclamo proposto da E.C.I.G. Edizioni Culturali Internazionali Genova s.r.l. avverso la sentenza del 3-14/11/2016 con cui il tribunale della stessa città aveva dichiarato il fallimento di (OMISSIS) a r.l.

Il giudice di secondo grado, dopo aver premesso che, per i terzi interessati, il termine di decadenza di 30 giorni per la proposizione del reclamo avverso la sentenza di fallimento decorre, a norma della L.Fall., art. 18, comma 4, dalla data dell’iscrizione della sentenza nel registro delle imprese, ha evidenziato che, nel caso di specie, la sentenza di fallimento di (OMISSIS) era stata iscritta nel registro delle imprese in data 15.11.2016, mentre l’odierna ricorrente, qualificatasi come socio sovventore e cessionario di un ramo d’azienda della fallita, aveva proposto reclamo solo in data 28.04.2017; ha escluso, per contro, che la reclamante potesse avvalersi del più lungo termine previsto dall’art. 18, comma 4, ultimo periodo cit., secondo il quale “in ogni caso, si applica la disposizione di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1”, che opera in favore dei terzi nel caso in cui la sentenza di fallimento non sia stata iscritta nel registro delle imprese.

E.C.I.G. Edizioni Culturali Internazionali Genova s.r.l ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza, affidato a tre motivi.

Il curatore del Fallimento (OMISSIS) a r.l. si è costituito in giudizio con controricorso.

La ricorrente ha depositato la memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c., chiedendo, altresì, la discussione della causa in pubblica udienza per la natura nomofilattica della questione sottoposta all’esame di questa Corte.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 18, comma 4, ultimo periodo.

Secondo la ricorrente la corte territoriale avrebbe offerto una interpretatio abrogans della norma sopra indicata, limitandone l’applicazione al solo caso della omissione di un atto dovuto (iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese), e ciò in contrasto con la ratio dell’art. 327 c.p.c., che fa discendere l’applicazione del termine lungo di decadenza dalle impugnazioni dalla mancanza di un atto solo facoltativo, e non dovuto, quale è la notificazione della sentenza.

2. Con il secondo motivo si richiede di interpretare in modo costituzionalmente orientato la L.Fall., art. 18, comma 4 o, in subordine, di sollevare questione di legittimità costituzionale della norma, che, nei termini in cui è stata interpretata dalla corte territoriale, imporrebbe ai terzi un onere di diligenza inesigibile e si porrebbe in contrasto con gli art. 3 e 24 Cost., come già ritenuto dalla Consulta nella sentenza n. 279/ 2010, con la quale, in fattispecie assimilabile alla presente, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della L.Fall., art. 119, comma 2.

3. Con il terzo motivo si deduce ulteriore violazione della L.Fall., art. 118, comma 4, ultimo periodo nonchè la violazione del principio del contraddittorio.

La ricorrente rileva che il debitore fallito cui la sentenza dichiarativa non sia stata notificata può proporre l’impugnazione entro il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., ancorchè detta sentenza sia stata iscritta nel R.I. Sostiene quindi che la sfera di conoscenza e conoscibilità legale dei terzi interessati, che non hanno modo di sapere se il fallito abbia effettivamente ricevuto la notifica della sentenza, non può essere incisa dall’effettuazione di tale adempimento, in quanto, diversamente, vi sarebbe una evidente disparità di trattamento tra lo stesso fallito e lo svariato ed indeterminato numero di terzi interessati, che non avrebbero eguale possibilità di difendersi, con un vulnus evidente al principio del contraddittorio.

4. I tre motivi, da esaminarsi unitariamente per la loro stretta connessione, sono infondati.

Va preliminarmente rigettata la richiesta della ricorrente di rimessione della causa in pubblica udienza, atteso che la questione dell’applicabilità ai terzi interessati del termine di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1, richiamato dalla L.Fall., art. 18, comma 4, è già stata decisa da questa Corte con la sentenza n. 10362 del 2016, che, nell’occuparsi di fattispecie analoga alla presente, in cui il reclamo proposto da un socio della fallita era stato dichiarato inammissibile per tardività, ha rilevato: che la L.Fall., art. 18, comma 4, nella sua prima parte si riferisce al termine di cui al comma 1 medesimo articolo, decorrente per il debitore dalla data in cui gli è stata notificata la sentenza di fallimento e per i terzi interessati da quella di pubblicazione della sentenza stessa nel registro delle imprese; che il secondo periodo dell’articolo in questione prevedendo “in ogni caso” l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1, si riferisce invece alle ipotesi in cui non si sia provveduto alla notificazione della sentenza di fallimento o alla sua iscrizione nel registro delle imprese: nella prima, pertanto, sarà il fallito a poter proporre l’impugnazione entro il termine lungo previsto in via generale dal codice di rito, che decorre dalla data di pubblicazione della sentenza, nella seconda i terzi interessati.

Non si comprende, d’altro canto, come l’art. 18, comma 4 cit. possa ricevere un’interpretazione diversa da quella appena richiamata e correttamente fatta propria dalla corte del merito: la diversa opzione interpretativa che la ricorrente sembra voler accreditare, secondo cui il termine di decadenza dall’impugnazione per i terzi sarebbe unicamente quello previsto dall’art. 327 c.p.c., non tiene conto del chiarissimo tenore testuale della prima parte della norma “… il termine… decorre… per tutti gli altri interessati dalla data dell’iscrizione (della sentenza) nel registro delle imprese…”, e ne suppone, dunque, la tacita e ingiustificata abrogazione.

Va escluso, poi, che la disposizione comporti disparità di trattamento fra debitore e terzi interessati, posto che sia l’uno sia gli altri usufruiscono del termine lungo nel caso in cui non siano stati eseguiti gli adempimenti necessari a far decorrere nei loro rispettivi confronti il termine breve.

Manifestamente infondata, infine, è la questione di legittimità costituzionale dell’articolo in esame che, secondo E.C.I.G., dovrebbe porsi per il solo fatto che esso prevede un termine breve di decadenza dall’impugnazione anche per i terzi interessati: nello stabilire che per questi ultimi detto termine decorre dalla data in cui, ai sensi della L.Fall., art. 16, u.c., la sentenza di fallimento acquista efficacia erga omnes, la disposizione realizza infatti il giusto contemperamento fra l’interesse (di natura pubblicistica) al raggiungimento nel più breve tempo possibile della stabilità della decisione e l’interesse alla sua rimozione da parte di coloro che potrebbero esserne pregiudicati.

La stessa ricorrente sembra riconoscere, peraltro, che i terzi interessati, non individuabili a priori, non potrebbero essere destinatari della notificazione del provvedimento: è dunque fuor di luogo un parallelo fra la L.Fall., art. 18, comma 4 e l’art. 119, comma 2 (nel testo anteriore alle modifiche apportate dai D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169) che il Giudice delle Leggi, con la sentenza n. 279/2010, ha dichiarato incostituzionale nella parte in cui prevedeva che il termine di quindici giorni per proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento decorresse, per i soggetti legittimati a tale impugnazione, dalla data dell’affissione di tale decreto alla porta esterna del tribunale, anzichè dalla data di comunicazione dell’estratto del medesimo decreto, perchè si trattava di soggetti facilmente identificabili in base agli atti della procedura.

La Consulta ha evidenziato che la scelta dell’affissione, quale forma di pubblicità idonea a far decorrere il termine di impugnazione, risulta priva di razionale giustificazione se riferita a soggetti preventivamente individuati dal legislatore, atteso che, determinando l’affissione una mera presunzione legale, peraltro insuperabile, di conoscenza dell’atto, tale modalità è compatibile con il diritto di difesa del destinatario nei soli casi in cui l’individuazione di questi ed il conseguente ricorso a mezzi di comunicazioni diretta dello stesso risultino impossibili o estremamente difficoltosi (cfr. anche sent. nn.. 224 del 2004 e n. 154 del 2006).

Alla luce di tale principio, potrebbe dunque dubitarsi della legittimità costituzionale della L.Fall., art. 17, comma 1, nella parte in cui non prevede che la sentenza dichiarativa venga notificata, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione, ai terzi che sono intervenuti nel procedimento di primo grado, cd. di istruttoria prefallimentare, e che dunque sono già individuati in atti. Tuttavia, essendo pacifico che nella specie E.C.I.G. non si è costituita nel procedimento instaurato per l’accertamento dello stato di insolvenza di (OMISSIS), la questione è priva di rilevanza nel presente giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 5.200, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo, se dovuto. Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2021

 

 

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