Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11218 del 09/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. III, 09/05/2017, (ud. 10/02/2017, dep.09/05/2017),  n. 11218

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12526/2014 proposto da:

REGIONE PUGLIA, nella persona del Presidente e legale rappresentante

p.t. della Giunta Regionale Dr. V.N., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI 36, presso lo studio

dell’avvocato MARIA GIUSEPPA SCATTAGLIA, che la rappresenta e

difende giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI PIETRALATA

320-D, presso lo studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI,

rappresentato e difeso dagli avvocati NAZARIO DE LUCA, PASQUALE G.

IANNARELLI giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 257/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 05/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/02/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale. Dott.

MISTRI Corrado, per la parziale inammissibilità e comunque rigetto;

udito l’Avvocato SEBASTIANO CINCQUEGRANA per delega.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Bari, con sentenza del 5.3.2014, ha dichiarato l’inammissibilità – per tardività – dell’appello proposto dalla Regione Puglia nei confronti di F.M. avverso la sentenza del Tribunale di Lucera, Sez. dist. di Rodi Garganico, depositata il 26.10.2012, corretta con provvedimento del 6.12.2012 ed infine notificata al procuratore costituito dell’Ente in data 20.3.2013. Con detta sentenza, il giudice di primo grado aveva condannato la Regione al pagamento, in favore del F., della somma di Euro 38.973,50, oltre accessori e spese, a titolo di risarcimento per i danni arrecati a propri fondi siti in Vico del Gargano da parte di fauna selvatica, nella specie cornacchie.

La Regione Puglia ricorre per cassazione affidandosi a due motivi. Resiste con controricorso l’intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 – Preliminarmente, si dà atto che il Collegio ha autorizzato la redazione di motivazione semplificata.

1.2 – Con il primo motivo, deducendo “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto. R.D. n. 37 del 1934, art. 82, e art. 125 c.p.c., comma 1”, si sostiene che la Corte d’appello, nel ritenere valida la notifica della sentenza effettuata da F.M. presso la Cancelleria ai fini della decorrenza del termine breve, avrebbe errato nel non considerare che, in base alla giurisprudenza di questa Corte (Sez. Un. n. 10143/2012), la domiciliazione ex lege presso la cancelleria ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, consegue solo ove la parte non abbia indicato la propria PEC, come previsto dall’art. 125 c.p.c.. Pertanto, poichè l’art. 125 c.p.c., stabilisce anche che il difensore debba indicare il numero di telefax (oltre alla PEC), la notifica della sentenza in questione avrebbe potuto e dovuto eseguirsi proprio a mezzo telefax e non presso la cancelleria, poichè l’indicazione del detto numero sarebbe in tutto equipollente a quella dell’indirizzo di posta elettronica certificata.

1.3 – Col secondo motivo, deducendo “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto. L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25, comma 1, lett. d), n. 1) e n. 2)”, si sostiene che dalla nuova formulazione dell’art. 136 c.p.c., commi 2 e 3, come disposta dalla legge in rubrica, si evince chiaramente che il riferimento al telefax è sempre alternativo alla PEC, dal che deriverebbe che – pur in assenza di abrogazione del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, – l’Ente aveva comunque validamente indicato un recapito (appunto il telefax) ove la notifica della sentenza, ai fini della decorrenza del termine breve per impugnare, avrebbe dovuto essere effettuata.

2.1 – Il primo motivo è infondato.

L’indicazione del numero di telefax ai sensi dell’art. 125 c.p.c., è chiaramente funzionale alle comunicazioni di cancelleria. Altra cosa è il domicilio o il recapito ove deve eseguirsi la notifica ai fini di cui agli artt. 325 e 326 c.p.c., che può ovviamente essere eseguita anche all’indirizzo PEC, ove indicato (anche ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, ma solo dal 15.5.2014 – v. Cass. n. 20307/16), ovvero nelle forme ordinarie.

Nella specie, è pacifico che il procuratore della Regione Puglia, nel corso del giudizio di primo grado, non ha eletto domicilio nella circoscrizione del Tribunale dinanzi al quale si procedeva, nè ha indicato la propria PEC, ma solo l’indirizzo di posta elettronica ordinaria, con la conseguenza che non può che trovare applicazione il R.D. n. 37 del 1934, art. 82, comma 2, a mente del quale, in difetto di domicilio eletto, questo va individuato presso la cancelleria del giudice adito (v. in tal senso, Cass., Sez. Un., n. 10143/2012, pure invocata dalla ricorrente).

3.1 – Anche il secondo motivo è infondato.

Infatti, non è per nulla casuale la circostanza che le norme invocate, di cui si assume la violazione, abbiano apportato modifiche all’art. 136 c.p.c., che riguarda le comunicazioni di cancelleria, e non certo le notificazioni ad istanza di parte. Nessuna equipollenza, quindi, ai fini che interessano, può scorgersi tra indicazione del numero di telefax e PEC.

4.1 – In definitiva, il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

In relazione alla data di proposizione del ricorso per cassazione (successiva al 30 gennaio 2013), può darsi atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.800,00 per compensi, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza del presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione, il 10 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 maggio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA