Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11206 del 07/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 07/05/2010, (ud. 25/03/2010, dep. 07/05/2010), n.11206

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

TRASPORTI LA ROCCA & C. S.N.C., in persona del legale

rappresentante prò tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via

Vincenzo Ugo Taby n. 19, presso Francesco Pennarella, rappresentata

e difesa dall’avv. TAMMETTA WALTER, giusta delega in calce;

– controricorrente –

e sul ricorso proposto da:

TRASPORTI LA ROCCA & C. S.N.C., in persona del legale

rappresentante prò tempore, come sopra elettivamente domiciliata e

rappresentata;

– ricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore, come

sopra elettivamente domiciliata e rappresentata;

– resistente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale del Lazio, sez. 40^, n. 944, depositata il 15 marzo 2006.

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

– che la società contribuente propose ricorso avverso l’avviso di rettifica iva, relativa all’anno d’imposta 1996 notificato il 17.5.2001, con il quale, sulla scorta delle risultanze di p.v.c. della G.d.F., l’Ufficio le aveva contestato l’omessa conservazione dei registri contabili e della documentazione fiscale ed aveva, di conseguenza, determinato il volume d’affari ai sensi del D.P.R. n. 63 del 1972, art. 55;

– che l’adita commissione provinciale accolse il ricorso, riscontrando la mancata produzione del p.v.c. necessario per valutare la fondatezza della pretesa tributaria e – in esito all’appello dell’Agenzia, che sottolineava come il p.v.c. era stato depositato a seguito di ordinanza adottata dalla commissione D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 7, comma 3, – la decisione fu confermata dalla commissione regionale;

– che il giudice del gravame, in particolare, rilevò che, benchè acquisito D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 7, comma 3, il p.v.c., non poteva essere utilizzato ai fini della decisione, poichè la “conoscenza a posteriori” dell’atto, atteso il valore meramente conoscitivo e non istruttorio dell’acquisizione d’ufficio, non poteva comunque “sanare” la sua mancata produzione “ab initio”;

rilevato:

– che avverso la decisione di appello, l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione in tre motivi, deducendo: 1) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7; 2) violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c.; 3) contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia;

– che, in relazione ai primi due motivi di ricorso, l’Agenzia ha formulato i seguenti quesiti: 1) “… se la corretta interpretazione da dare al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 3, nel testo vigente “ratione temporis”, sia quella in base alla quale le richieste istruttorie che il giudice tributario era facoltizzato a rivolgere alle parti fossero tese ad un effettivo ampliamento del materiale istruttorie, finalizzato ad una più corretta e migliore decisione e non si limitassero, invece, a soddisfare un’esigenza soltanto conoscitiva da parte del giudice”; 2) “se una prova acquisita attraverso l’utilizzo, da parte del giudice tributario, dei poteri istruttori che ad esso erano conferiti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 3, debba essere considerata una prova come tutte le altre ed a tutti gli effetti decisori, dovendo il giudice tenerla in considerazione ex art. 115 c.p.c., la quale norma risulta violata qualora il giudice tributario stesso decida la controversia senza dare alla detta prova la sua effettiva rilevanza”;

– che la società contribuente ha resistito con controricorso, deducendo l’inammissibilità del ricorso, per cassazione proposto dall’Agenzia, in mancanza di indicazione del relativo legale rappresentante, nonchè l’infondatezza dei relativi motivi; ha, peraltro, proposto ricorso incidentale, deducendo 1) la violazione dell’art. 330 c.p.c., per non aver il giudice del gravame rilevato (la, peraltro, eccepita) inammissibilità dell’appello, in quanto notificato, non al domicilio eletto in sede di notifica della sentenza di primo grado, ma a quello precedente, nonchè la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53, 20 e 16, per non aver il giudice del gravame rilevato (la, pure, eccepita) inammissibilità dell’appello, poichè notificato dal messo speciale dell’Ufficio;

osservato:

– che il ricorso per cassazione promosso dall’Agenzia “in persona del direttore prò tempore” è ammissibile;

– che, nella prospettiva di cui all’art. 366 c.p.c., n. 1, non è, infatti, necessaria l’indicazione del nome della persona fisica preposta all’ufficio dell’organo rappresentante legale, in considerazione del carattere istituzionale dell’organo medesimo (cfr. Cass. 22761/04);

osservato inoltre:

– che, in quanto ricorso incidentale per cassazione di parte totalmente vittoriosa che investe questioni pregiudiziali processuali, il ricorso proposto dalla società contribuente in via incidentale ha natura di ricorso condizionato (pur in assenza di specifica indicazione di parte) e non deve essere esaminato con priorità, giacchè le questioni pregiudiziali di rito prospettate, ancorchè astrattamente rilevabili d’ufficio, sono state esaminate (e disattese) nel giudizio di merito, sicchè hanno, in concreto, cessato di essere rilevabili d’ufficio (v. Cass. 5456/09, 26018/08, 23019/07);

considerato:

– che – muovendo, pertanto, dall’esame del ricorso principale – occorre rilevare che i motivi del ricorso principale, che, in quanto strettamente collegati, possono essere congiuntamente trattati si rivelano manifestamente fondati;

– che deve, infatti, osservarsi che non vi è dubbio che, nell’arco temporale di relativa vigenza (sino al 3.12.2005, data di relativa abrogazione D.L. n. 203 del 2005, ex art. 3 bis, poi convertito), il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 3, conferiva alle commissioni tributarie il potere discrezionale di ordinare alle parti, nei limiti delle relative allegazioni (cfr. Cass. 905/06), il deposito di documenti “ritenuti necessari ai fini della soluzione della controversia”, e, quindi, utilizzabili in sede decisionale, per espresso dettato normativo;

considerato inoltre:

– che i due motivi di ricorso incidentale proposti dalla società contribuente sono entrambi manifestamente infondati;

– che, quanto al primo, deve, invero, rilevarsi che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la notificazione dell’atto di impugnazione eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario (nella specie, precedente domicilio eletto), determina la nullità non dell’impugnazione in senso sostanziale ma della notifica, con la conseguenza che detta nullità è sanata con effetto ex tunc, per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione in giudizio dell’intimato (cui la notificazione stessa era diretta), ancorchè dopo la scadenza del termine per proporre controricorso e anche se effettuata al solo fine di eccepire la nullità (v. Cass. 16578/08, 15190/05, 15530/04);

– che, quanto al secondo motivo, deve, invece, osservarsi che, per espresso disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, il messo speciale dell’Ufficio è abilitato, sia in primo grado sia nel giudizio di appello, alla notificazione degli atti dell’Amministrazione finanziaria (cfr., anche Cass. 18291/04).

ritenuto:

– che, pertanto, i ricorsi, riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c., vanno, rispettivamente, rigettato quello incidentale e accolto quello principale, nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c., con cassazione della sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvio della causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.

P.Q.M.

la Corte: riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso incidentale della società contribuente ed accoglie il ricorso principale dell’Agenzia; cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvia la causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2010

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