Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11201 del 07/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 07/05/2010, (ud. 24/03/2010, dep. 07/05/2010), n.11201

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, dall’Avvocatura Generale dello

Stato, nei cui uffici in Roma, Via dei Portoghesi, 12 è domiciliata;

– ricorrente –

contro

T.S. residente a (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 219/06/2006 della Commissione Tributaria

Regionale di Catanzaro – Sezione n. 06, in data 19/01/2006,

depositata il 23 febbraio 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24 marzo 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Presente il P.M. Dr. SORRENTINO Federico.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto al n. 16863/2007 R.G., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 219/06/2006, pronunziata dalla C.T.R. di Catanzaro, Sezione n. 06, il 19.01.2006 e DEPOSITATA il 23 febbraio 2007.

Con tale decisione, la C.T.R. ha dichiarato inammissibile l’appello dell’Agenzia delle Entrate, in quanto sottoscritto da soggetto privo dei necessari poteri di rappresentanza.

2 – L’impugnazione di che trattasi, che riguarda cartella di pagamento, relativa ad IRPEF ed accessori per l’anno 1993, si articola in doglianze con cui si deduce illogicità e, comunque, insufficienza della motivazione.

3 – L’intimato non ha svolto difese in questa sede.

4 – La sentenza impugnata sembra faccia malgoverno del principio secondo cui è configurabile il vizio di motivazione, quando il giudice di merito omette di indicare nella sentenza gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indica tali elementi senza una approfondita disamina logico-giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento (Cass. n. 890/2006, n. 1756/2006, n. 2067/1998).

4 bis – La sentenza, in vero, disattende il citato principio, avendo giustificato il decisum con rilievi e considerazioni inidonee e dare adeguata contezza del percorso decisionale.

In particolare, la CTR ha ritenuto che il soggetto che aveva sottoscritto l’appello fosse privo del potere di rappresentanza in giudizio, mancando l’identificazione della persona o dell’Ente in nome e per conto del quale si propone l’appello, non essendo l’atto sottoscritto dal legale rappresentante dell’Ufficio appellante. Ciò, malgrado dal contesto dell’atto si evincesse, per rilievo della stessa CTR, sia che era riconducibile e fosse stato siglato dal Coordinatore del team Dott. F.P. (pag. 6 rigo 17), sia pure che l’appello (pag. 6 rigo 14), risultava essere stato proposto dall’Agenzia Entrate di Cosenza.

L’argomentazione utilizzata appare, allora, contraddittoria ed inidonea, sotto il profilo logico-giuridico, a giustificare il decisum, tenuto conto, per un verso, che la nullità sostanziale della vocativo in ius, in relazione a carenze che riguardino le parti in causa ed i relativi rappresentanti, si determina solo allorchè in relazione alla mancanza o all’erroneità di quelle indicazioni si verifichi una situazione di incertezza assoluta sulla identità della parte, sicchè non si possa stabilire quali siano i soggetti del processo (Cass. n. 3745/1984, n. 3496/1980, n. 1468/1979) e, sotto altro profilo, che in esito al nuovo assetto ordinamentale, realizzatosi a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 300 del 1999, sono legittimati a stare in giudizio davanti alle Commissioni Tributarie,anche gli Uffici periferici dell’Agenzia (Cass. SS.UU. n. 3118/2006).

4 – Si ritiene, quindi, sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., con l’accoglimento del ricorso, per manifesta fondatezza.

Il Relatore Cons. Dott. Antonino Di Blasi”.

Considerato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori;

Visti il ricorso e tutti gli altri atti di causa;

Considerato che il Collegio condivide le argomentazioni, in fatto ed in diritto, svolte nella relazione;

Ritenuto che, in base a tali condivisi motivi ed ai richiamati principi, il ricorso va accolto e, per l’effetto, cassata l’impugnata decisione, la causa deve essere rinviata ad altra sezione della CTR della Calabria, perchè proceda al riesame e, quindi, adeguandosi ai richiamati principi, decida nel merito e sulle spese del presente giudizio, offrendo congrua motivazione;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

PQM

accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della CTR della Calabria.

Così deciso in Roma, il 24 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2010

 

 

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