Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11189 del 08/05/2017

Cassazione civile, sez. II, 08/05/2017, (ud. 03/04/2017, dep.08/05/2017),  n. 11189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14391/2012 proposto da:

D.L.D., ((OMISSIS)), D.L.D.A. ((OMISSIS)),

DI.LE.DO. ((OMISSIS)) quest’ultima anche in proprio ex art. 86

c.p.c., che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato DANIELA

EMPOLI, presso il cui studio in ROMA, VIA COLOSSI 53, sono

elettivamente domiciliati;

– ricorrenti –

contro

C.M., (OMISSIS), C.P. (OMISSIS), B.G.

(OMISSIS), elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI DARDANELLI 46,

presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO SPINELLA, rappresentate e

difese dall’avvocato VINCENZO ALESSIO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2946/2011 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 27/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/04/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

udito l’Avvocato DONATELLA DI LEO, difensore dei ricorrenti, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso e delle difese esposte;

udito l’Avvocato MAURIZIO SPINELLA, con delega orale

dell’Avvocato VINCENZO ALESSIO difensore dei controricorrenti, che si

è riportato agli scritti depositati.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1 Con sentenza 2.11.2007, il Tribunale di Vigevano accolse la domanda proposta da C.M., C.P. e B.G. contro i vicini D.L.D., Do. e De., nonchè contro G.D. e, determinato il confine tra i rispettivi fondi in (OMISSIS) secondo le indicazioni fornite dal consulente tecnico, condannò i D.L. (quali proprietari) e il G. (quale autore materiale) a demolire le porzioni di fabbricato oggetto del lamentato sconfinamento secondo le indicazioni contenute in sentenza.

La Corte d’Appello di Milano, con sentenza 27.10.2011, confermò questa pronuncia rigettando l’appello dei soccombenti sulla base delle seguenti considerazioni:

– le critiche alla consulenza tecnica di ufficio non si giustificavano avendo il primo giudice disposto il rinnovo delle operazioni a tutela dei soggetti successivamente intervenute e avendo fondato il suo giudizio sul secondo elaborato redatto sulla base di riscontri oggettivi (segni lapidei e verifiche mediante appoggi su spigoli di vecchi fabbricati e incastri idraulici di remota costruzione) nonchè tecniche sofisticate di rilievo;

– che in caso di adesione alle conclusioni del consulente tecnico di ufficio non è necessario esporre le ragioni specifiche del proprio convincimento;

– che il CTU aveva preso come parametro, a riscontro della traccia fornita dalle mappe del 1908, i segni lapidei, gli spigoli di vecchi fabbricati e gli incastri idraulici di remota costruzione, il che rendeva superata la critica sul mancato utilizzo delle mappe del 1940;

– che le copie delle mappe non espressamente disconosciute hanno lo stesso valore degli originali;

– che i capitoli di prova articolati a sostegno della domanda di usucapione erano generici a fronte di una situazione ambientale difficilmente individuabile e relativa a porzioni di terreno minime, mentre in ordine alla dedotta accessione invertita, non poteva ritenersi sussistente la buona fede.

Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso i D.L. sulla base di tre motivi illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..

Le C. e la B. resistono con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 Con il primo motivo si denuncia, violazione dell’art. 116 c.p.c., nonchè omessa e/o insufficiente motivazione sul punto controverso rappresentato dalla determinazione della linea di confine ex art. 950 c.c.. Rilevano in particolare che i giudici di merito hanno aderito alle risultanze peritali senza prendere in esame le censure mosse attraverso i rilievi del tecnico di parte e senza spiegare le ragioni che li avevano indotti a negare il rinnovo delle operazioni.

1.2 Con il secondo motivo si denunzia nullità della sentenza per omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. e per violazione dell’art. 115 c.p.c., in relazione agli artt. 1146, 938, 950 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 3. In ogni caso, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5): secondo i ricorrenti, la Corte di merito non si sarebbe pronunciata sulle domande riconvenzionali di accertamento della proprietà per usucapione e, in subordine, di attribuzione del portico per accessione invertita ai sensi dell’art. 938 c.p.c..

1.3 Con il terzo motivo, infine, i D.L. deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione dell’art. 244 c.p.c. e vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5) rimproverando alla Corte d’Appello di avere confermato l’inammissibilità della prova per testi sulla base di una mera adesione alle affermazioni del primo giudice, senza alcun vaglio critico.

2 Il primo motivo è fondato.

Secondo un generale principio da anni ormai costantemente affermato da questa Corte, il giudice del merito non è tenuto a fornire un’argomentata e dettagliata motivazione là dove aderisca alle elaborazioni del consulente ed esse non siano state contestate in modo specifico dalle parti, mentre, ove siano state sollevate censure dettagliate e non generiche, ha l’obbligo di fornire una precisa risposta argomentativa correlata alle specifiche critiche sollevate, corredando con una più puntuale motivazione la propria scelta di aderire alle conclusioni del consulente d’ufficio (tra le varie, Sez. 3, Sentenza n. 12703 del 19/06/2015 Rv. 635773; Sez. 1, Sentenza n. 26694 del 13/12/2006 Rv. 596094; Sez. 1, Sentenza n. 10668 del 20/05/2005 Rv. 580889).

Nel caso in esame, la contestazione alle conclusioni del CTU esisteva ed era anche specifica perchè con l’atto di appello i D.L. avevano puntualmente criticato il procedimento adottato dall’ausiliare, evidenziando l’errore nel tracciamento del confine secondo una linea spezzata piuttosto che retta, l’erroneità dell’utilizzo delle mappe del catasto terreni del 1908 in luogo della mappa del catasto edilizio urbano del 1940 con le ragioni, che a loro dire, avrebbero giustificato il ricorso alla seconda; essi avevano inoltre sottolineato l’inaffidabilità della scala 1:2000 per i non trascurabili scarti di misurazione, la non corrispondenza delle dimensioni e dell’orientamento dei fabbricati, neppure rappresentati nella loro interezza e ancora, l’omessa considerazione di specifici punti fiduciali, oltre ad una serie di ulteriori incongruenze specificamente indicate nell’atto di appello.

Ebbene la Corte di merito, se si fosse attenuta al citato principio di diritto, avrebbe dovuto dedicare a tali critiche un adeguato esame e dare conseguentemente una adeguata risposta, ma non limitarsi a condividere le osservazioni del proprio ausiliare ritenendosi esonerata dal dar conto del proprio convincimento (in base ad una risalente giurisprudenza ormai superata).

Nè può ritenersi sufficiente affermare genericamente, come pure ha fatto la Corte di merito a pagg. 15 e 16, che è stato disposto il rinnovo della consulenza e che il secondo elaborato redatto sulla mappa catastale del 1908 si è basato su riscontri oggettivi di segni lapidei, su verifiche mediante appoggi su spigoli di vecchi fabbricati e incastri idraulici di vecchia costruzione, nonchè su non meglio precisate “sofisticate tecniche di rilievo”, quando invece era stato messo in discussione tra l’altro – ed in maniera specifica – proprio la scelta dei termini lapidei da prendere in esame.

La sentenza deve pertanto essere cassata per nuovo esame della correttezza del procedimento di regolamentazione del confine, sulla scorta dei rilievi di parte e pertanto resta logicamente assorbito l’esame dei restanti motivi che hanno una evidente valenza subordinata al mancato accoglimento del primo.

Il giudice di rinvio (che si individua in altra sezione della Corte d’Appello di Milano) provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il primo motivo e dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’Appello di Milano.

Così deciso in Roma, il 3 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 maggio 2017

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