Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11161 del 20/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2011, (ud. 08/04/2011, dep. 20/05/2011), n.11161

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 13130/2010 proposto da:

P.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA VALADIER 53, presso lo studio dell’avvocato ALLEGRA ROBERTO,

rappresentata e difeso dall’avvocato TERMINE Calogero, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.S. (OMISSIS), C.C.

(OMISSIS), C.V. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PISANELLI GIUSEPPE 4, presso

lo studio dell’avvocato ALOISIA BONSIGNORE, rappresentati e difesi

dall’avvocato BONSIGNORE Tommaso giusta procura speciale ad litem per

atto del Collaboratore Amministrativo Francesca Cicogna delegata ad

esercitare le funzioni notarili con decreto consolare, rep. n.

77/2010 del 17/05/2010, allegata in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1736/2009 della CORTE D’APPELLO di PALERMO del

3/7/09, depositata il 09/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’08/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI PICCIALLI;

udito per i controricorrenti l’Avvocato BONSIGNORE ALOISIA per delega

dell’Avvocato TOMMASO BONSIGNORE che si riporta agli scritti;

è presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARMELO

SGROI che aderisce alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con la relazione ex art. 380 bis c.p.c., del 7.2.11, il Consigliere designato per l’esame preliminare riferiva e proponeva quanto segue:

“Il relatore, letti gli atti relativi al ricorso di cui sopra;

premesso che con la sentenza in oggetto in riforma di quella di primo grado, resa in un giudizio di divisione ereditaria, la corte palermitana, applicato il principio in base al quale nella successione legittima il valore della massa ereditaria da dividere deve comprendere anche quello, capitalizzato, dei diritti di abitazione ed uso, che l’art. 540 c.c., riserva al coniuge superstite (nella specie la P., convenuta dai C. e dalla G., genitori e figli (recte: “e fratello”) del de cuius C. G., deceduto ab intestato, senza figli e lasciando un patrimonio essenzialmente composto da tre immobili), recepito il nuovo progetto di divisione, confermativo delle stime esposte in primo grado, redatto dal nuovo consulente officiato nel secondo, ha attribuito, in ragione dei rispettivi diritti sull’asse (2/3 alla vedova e 1/3 agli altri eredi), tenuto conto del valore dei rispettivi immobili, due di questi alla prima ed il terzo agli altri, ponendo a carico di questi ultimi un conguaglio;

rilevato che la ricorrente, senza contestare il principio posto a base della riforma e dolendosi, essenzialmente, dell’attribuzione del terzo immobile, che a suo avviso avrebbe potuto essere comodamente diviso, ha impugnato la sentenza sulla base di tre motivi;

ritenuto che i primi due motivi ed il primo profilo del terzo si palesino infondati, mentre fondato risulta il secondo profilo del terzo, per le seguenti rispettive considerazioni; 1) non sussiste la dedotta violazione dell’art. 342 c.p.c., per l’assunta e non rilevata genericità del gravame, risultando, dall’esposizione della vicenda processuale contenuta nella sentenza gravata, che gli appellanti avevano motivato la richiesta di riforma della sentenza di primo grado, chiaramente e specificamente dolendosi della mancata considerazione, ai fini della determinazione del valore della massa, dei diritti di abitazione e di uso attribuiti alla controparte (in aggiunta alla quota di eredità legittima) itale ragione essenziale dell’impugnazione, poi accolta dalla corte di merito (con statuizione non censurata) era più che sufficiente ad assolvere all’onere della specificità del gravame ed implicava la richiesta di formare un nuovo progetto di divisione, nell’ambito del quale l’attribuzione di almeno un bene immobile agli appellanti, peraltro già formulata nel grado precedente, rappresentava soltanto una modalità, conforme ai criteri dettati dall’art. 727 c.c., comma 1, di attuazione dell’invocata divisione, senza comportare alcuna domanda nuova;

2),3/1) anche le doglianze di violazione dell’art. 720 c.c., ed omessa motivazione, circa la ritenuta non comoda divisibilità del terzo immobile, si palesano immeritevoli di accoglimento, poichè la corte, nell’attribuire per intero detto bene ai C. – G., si è attenuta al progetto del consulente tecnico officiato in appello ed in assenza di rilievi delle parti al riguardo (di cui non è menzione nella sentenza e neppure nel ricorso), non era tenuta ad adottare una specifica motivazione, tanto più che l’eccedenza del valore del bene (Euro 12050,68) rispetto a quello della quota (Euro 82.977,41) degli assegnatari non era risultata rilevante;

3/2) manifestamente fondata è, invece, la doglianza relativa alla mancata rivalutazione del suddetto conguaglio, considerato che lo stesso risulta essere stato determinato con riferimento ai valori stimati all’epoca della prima consulenza tecnica di ufficio (che, come viene riferito in sentenza, sono stati confermati dal nuovo c.t.u. in secondo grado, evidentemente con riferimento all’epoca della precedente stima, risalente a 14 anni prima) pertanto, rispondendo il conguaglio alla funzione di ristabilire l’equilibrio concreto tra le quote e costituendo lo stesso un credito di valore,come riconosciuto dalla costante giurisprudenza di legittimità, dovrà procedersi alla relativa rivalutazione con riferimento all’epoca della decisione in proporzione all’incremento di valore del bene in questione.

Si propone,conclusivamente,il rigetto dei primi due motivi e della prima parte del terzo e l’accoglimento in quella residuaci quest’ultimo”.

Tanto premesso; rilevato che solo i resistenti hanno depositato una memoria, nella quale tuttavia, per quanto attiene al parziale accoglimento del terzo motivo, non vengono addotte argomentazioni atte a superare quelle esposte dal relatore; ribadito che la conferma da parte del c.t.u. incaricato in appello della stima operata dal precedente ausiliare risulta riferita a valori risalenti a 14 anni prima e che,pertanto,sussiste la necessità di ulteriore adeguamento, all’attualità, del credito di valore costituito dal conguaglio, apparendo del tutto priva di riscontro, oltre che intrinsecamente inattendibile, la tesi sostenuta in memoria di una stasi del mercato immobiliare locale durata per si lungo periodo; condivise e richiamate, per il resto, le ragioni di evidenza decisoria esposte dal relatore; dato atto delle adesive conclusioni del P.G.; il collegio ritiene di dover decidere in conformità alla riportata proposta.

Conclusivamente il ricorso, respinto nel resto, va accolto soltanto in relazione al secondo profilo del terzo motivo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata nella parte relativa alla determinazione del conguaglio e rinvio per nuovo esame ad altra sezione della corte di provenienza, cui si demanda anche il regolamento delle spese del giudizio di in legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo ed il secondo motivo nonchè il primo profilo del terzo motivo del ricorso, accoglie il secondo profilo del terzo motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte d’Appello di Palermo.

Così deciso in Roma, il 8 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2011

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