Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11160 del 20/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2011, (ud. 08/04/2011, dep. 20/05/2011), n.11160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 13047/2010 proposto da:

P.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA SILVIO PELLICO 24, presso lo studio dell’avvocato CARELLO

CESARE ROMANO, rappresentata e difesa dall’avvocato BOLOGNI Vittorio,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI FIRENZE, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL VIMINALE 43, presso lo

studio dell’avvocato LORENZONI FABIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GUALTIERI Stefania, giusta procura speciale a margine

del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1609/2009 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del

20/11/09, depositata il 14/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’08/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI PICCIALLI;

udito l’Avvocato Gualtieri Stefania, difensore della controricorrente

che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI che aderisce

alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con la relazione ex art. 380 bis c.p.c., del 7.2.2011 il consigliere designato per l’esame preliminare riferiva e proponeva quanto segue:

“Il relatore, letti gli atti relativi al ricorso di cui sopra;

premesso che la Corte di Firenze,tra l’altro respingendo l’appello in parte qua avverso la sentenza di primo grado, resa in un giudizio di opposizione L. n. 689 del 1981, ex art. 22, ha confermato la responsabilità dell’odierna ricorrente in ordine agli illeciti amministrativi ascrittile, relativi alla violazione prevista e sanzionata dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 15 e art. 52, comma 3, per avere più volte omesso di compilare i formulari di identificazione dei rifiuti speciali, conferiti presso il suo impianto di stoccaggio autorizzato da altre imprese esercenti il relativo trasporto;

ritenuto che il ricorso, deducente nell’unico motivo violazione e falsa applicazione degli artt. sopra citati, nonchè della L. n. 689 del 1981, artt. 1 e 5, si palesi fondato, in quanto:

a) la condotta prevista e punita nella fattispecie di illecito contestala consiste nel trasportare rifiuti senza il prescritto formulario,ovvero indicando in quest’ultimo dati incompleti o inesatti, sicchè risulta evidente la non sussumibilità della fattispecie concreta, costituita dall’omessa compilazione del formulario all’atto della ricezione dei rifiuti, in quella legale, con conseguente evidente forzatura, da parte dei giudici di merito, del principio di tipicità dettato dalla L. n. 689 del 1981, art. 1;

b) nè configurarle appare il concorso, ex art. 5 L. cit., nell’illecito de quo, direttamente e materialmente commesso dalle imprese esercenti il trasporto, considerato che l’apporto agevolativo della condotta tipica avrebbe dovuto precederla o, al più, svolgersi contemporaneamente alla stessa, e non anche, come nella specie in cui non risulta accertato un preventivo accordo al riguardo, concretarsi in un comportamento successivo alla stessa;

per le suesposte considerazioni si propone l’accoglimento del ricorso”.

Tanto premesso, esaminate le memorie delle parti, sentito il difensore della resistente amministrazione, dato atto dell’adesione del P.G. alla relazione, il collegio ritiene di doverne condividere le ragioni e, pertanto, di accogliere, anche sulla scorta delle ulteriori considerazioni di seguito esposte, il ricorso.

La resistente amministrazione, evidentemente consapevole del difetto di tipicità della condotta ascritta alla ricorrente, che ha ricevuto e non trasportato i rifiuti de quibus, ha particolarmente insistito sulla tesi del concorso nell’illecito, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 5, e sulla scorta di citazioni giurisprudenziali di legittimità sul tema, ha eccepito addirittura l’inammissibilità del ricorso ex art. 360 bis c.p.c., comma 1, per assunto contrasto con i relativi principi consolidati.

IL rilievo è in fondato, poi che la citata pronunzia n. 20862/09 di questa Corte attiene a condotta, quella del produttore – mittente, antecedente, ma in relazione causale con il trasporto, mentre le rimanenti (Cass. nn. 1876/00, 9837/01, 20696/06) nella quali si evidenzia l’analogia concettuale tra il concorso nell’illecito amministrativo, previsto dalla L. n. 689 del 1981, art. 5, e quello nel reato, previsto dall’art. 110 c.p., non è di apporto alla tesi sostenuta, secondo cui anche una azione o omissione verificatasi ex post, dopo il compimento di quella tipica, costituita dal trasporto dei rifiuti senza aver compilato il prescritto formulario, potrebbe integrare gli estremi del concorso.

Gli elementi di quest’ultimo, invero, secondo la dottrina penalistica e la conforme giurisprudenza, sono costituiti: a) da una pluralità di agenti; b) dalla realizzazione da parte di almeno uno di essi dell’elemento oggettivo dell’illecito; c) da un contributo causale alla verificazione del fatto; d) dalla volontà di cooperare alla commissione dell’illecito.

Orbene, premesso che la fattispecie legale in considerazione consiste nel fatto di “chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario di cui all’art. 15 ovvero indica nel formulario stessa dati incompleti…”, pur ritenuto che, anche nel campo dell’illecito amministrativo, sia configurabile un apporto esterno alla consumazione, mediante il compimento di azioni o omissioni non riconducibili alla condotta tipica, delineata dalla fattispecie legale, occorre pur sempre che le stesse siano convergenti e tali da rendere possibile, o quantomeno agevolare, il compimento di quelle specifiche azioni o omissioni, integranti la condotta anzidetta, da parte dell’autore materiale della stessa.

Tale convergenza non è configurabile allorquando l’operato del concorrente si realizzi a condotta tipica già consumata, come nel caso di specie in cui la spedizione ed il trasporto dei rifiuti non accompagnati dal formulario identificativo erano già avvenute e la P., che avrebbe dovuto controfirmare (come pur previsto dall’art. 15) detto documenterebbe e ricevere i rifiuti stessi.

Esclusa, perchè non risulta accertatale comunque contestata, un’ipotesi di concorso morale agevolativo, che avrebbe potuto configurarsi nell’ipotesi di un previo accordo con i produttori – mittenti e con i trasportatori, coinvolgente anche la destinataria, l’operato di quest’ultima, non omissivo (dacchè l’obbligo di compilazione del formulario non incombeva sulla medesima, tenuta solo a controfirmarlo), ma commissivo (in quanto consistito nell’aver ricevuto i rifiuti, sebbene non accompagnati dal documento identificativo), in quanto avvenuto dopo l’esaurimento della condotta tipica, costituita dal trasporto irregolare, costituiva un posi factum non sanzionabile (non conoscendo la normativa generale di cui alla L. n. 689 del 1981, nè quella speciale contenuta nel D.Lgs. n. 22 del 1997, figure di illecito amministrativo analoghe a quelle, penalistiche, di favoreggiamento).

La sentenza impugnatale a tale evidente lacuna normativa (costituita dall’assenza di alcuna sanzione alla mancata osservanza degli obblighi di controllo dell’avvenuto trasporto previsti dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 15, comma 2) ha ritenuto di ovviare,sulla base di un’ interpretazione finalistica dell’art. 52, comma 2, chiaramente esorbitante dal principio di legalità previsto dettato dalla L. n. 689 del 1981, art. 1, va conclusivamente cassata senza rinvio.

Non essendo necessari altri accertamenti, questa Corte provvede direttamente nel merito e, pertanto, in accoglimento dell’appello ed in riforma della sentenza di primo grado, accoglie l’opposizione, perchè il fatto ascritto non è previsto dalla legge quale illecito amministrativo.

Le spese dei tre gradi di giudizio, infine, seguono la soccombenza, e vanno liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata senza rinvio e, pronunziando nel merito, accoglie l’opposizione.

Condanna la resistente amministrazione al rimborso alla ricorrente delle spese dell’intero processo,che liquida in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, per il giudizio di cassazione, ed in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, per ciascuno dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 8 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2011

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