Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11139 del 07/05/2010

Cassazione civile sez. lav., 07/05/2010, (ud. 06/04/2010, dep. 07/05/2010), n.11139

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

– P.M.;

– M.M.L.;

– L.G.;

– P.V.;

– P.R.;

– D.G.S.;

– D.B.B.B.;

– B.G. elettivamente domiciliati in Roma, via

Calderoni 60, presso lo studio dell’avvocato LA PERA Fabrizio,

rappresentati e difesi, congiuntamente e disgiuntamente, dagli Avv.ti

Penna Renato e Francesco Amato del foro di Catania come da procura a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

A.M.T. – AZIENDA MUNICIPALE TRASPORTI – di (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, Dott. T.G., elettivamente

domiciliata in Roma, Via Tacito n. 23, presso lo studio dell’Avv.

MACIOCI Claudio, rappresentata difesa dall’Avv. Galati Carmelo del

foro di Catania come da procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 826/05 della Corte di Appello di

Catania del 20.10.2005 – 22.10.2005 nella causa n. 1745 R.G. 2003;

Udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

6.04.2010 dal Cons. Dott. De Renzis Alessandro;

sentito il P.M., in persona de Sost. Proc. Gen. FUCCI Costantino, che

ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza, depositata il 2 settembre 2002, il Tribunale di Catania, pronunciando sui ricorsi proposti separatamente da P. M. e dagli altri dipendenti dell’Azienda Municipale Trasporti di (OMISSIS) – per la condanna di quest’ultima al pagamento di somme spettanti per il periodo di durata dei contratti a termine, durante i quali si assumeva la violazione del principio di parita’ di trattamento, nonche’ in conseguenza della nullita’ dei contratti di formazione e lavoro, poi stipulati, stante l’insussistenza tra le parti di un precedente rapporto per la medesima attivita’ e medesime mansioni, rigettava le domande. Gli originari ricorrenti impugnavano l’anzidetta decisione con atto depositato il 31 dicembre 2003 e la Corte di Appello di Catania con sentenza n. 826 del 2005 ha dichiarato inammissibile l’appello per tardivita’, per essere stato proposto oltre l’anno dalla pubblicazione della decisione di primo grado.

La Corte territoriale ha ritenuto che la sospensione, prevista fino al 31 marzo 2003 dal D.L. n. 245 del 2002, art. 4 (convertito nella L. n. 286 del 2002) incidesse soltanto sulla scadenza, ma non sul decorso del tempo previsto per gli atti. Il P.M. e gli altri litisconsorzi ricorrono con un motivo. La A.M.T. di (OMISSIS) resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo del ricorso i ricorrenti, nel denunciare violazione del D.L. n. 245 del 2002, art. 4 (come convertito nella L. n. 286 del 2002), sostengono che il giudice di appello non ha correttamente interpretato e fatto applicazione di tale norma al caso di specie, cosi’ errando in ordine all’inammissibilita’ del proposto appello.

I ricorrenti osservano infatti che la disposizione in esame nel suo tenore letterale e logico e’ chiara nell’affermare la sospensione dal 29.10.2002 al 31.03.2003 e poi fino al 30.06.2003 per effetto di proroga disposta dal O.P.C.M. 10 aprile 2003, n. 3279, art. 81 dei termini di prescrizione, decadenza e quelli perentori – legali e convenzionali, sia sostanziali che processuali, e cio’ per i soggetti residenti nei territori interessati dagli eventi sismici. Da tale premessa i ricorrenti traggono la conseguenza che anche il termine di impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c., rientra nell’ambito della previsione del richiamato D.L. n. 245, art. 4 possedendo natura di termine perentorio.

Il motivo e’ infondato.

Invero dalla disposizione in esame si evince che la sospensione si riferisce soltanto al termine di scadenza, ma non al decorso del tempo – compreso nell’intervallo di tempo anzidetto – per il compimento degli atti, come il ricorso in appello (in questo senso Cass. n. 10463 dell’8 agosto 2000 e Cass. n. 841 1 del 20 giugno 2000 con riguardo ad analoga norma contenuta nel D.L. n. 364 del 1997 – convertito nella L. n. 434 del 1997 – relativa alla sospensione dei termini processuali e sostanziali nei territori delle regioni Umbria e Marche).

Alla stregua di tale orientamento, che si ritiene di condividere, puo’ ritenersi che l’impugnata sentenza sia rispettosa della richiamata disciplina legislativa, sicche’ il termine ultimo per l’appello della decisione di primo grado, scadente il 2 settembre 2003 ed esterno al tempo della sospensione prevista dall’indicato decreto legge, non ha subito modifiche. In tal modo il ricorso in appello, depositato il 31 dicembre 2003, correttamente e’ stato ritenuto dal giudice di appello inammissibile ex art. 327 c.p.c., per decorso di un anno dalla pubblicazione della sentenza, avvenuta il 2 settembre 2002.

In conclusione il ricorso e’ destituito di fondamento e va rigettato.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese, che liquida in Euro 30,00, oltre Euro 2400,00 per onorari ed oltre IVA, CPA e spese generali.

Cosi’ deciso in Roma, il 6 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2010

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