Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11110 del 19/05/2011

Cassazione civile sez. I, 19/05/2011, (ud. 13/12/2010, dep. 19/05/2011), n.11110

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.A., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria della Corte di cassazione, rappresentato e difeso dagli

avvocati Girone Girolamo e Roberto Varricchio per procura in atti.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto della Corte d’appello di Catania in data 10 aprile

2008. nella causa iscritta al n. 403/2007 V.G.;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13 dicembre 2010 dal relatore, cons. Dr. Stefano Schirò:

alla presenza del Pubblico ministero, in persona del sostituto

procuratore generale, Dott. FUCCI Costantino, che nulla ha osservato;

LA CORTE:

A) rilevato che è stata depositata in cancelleria, ai sensi

dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione comunicata al

Pubblico Ministero e notificata ai difensori del ricorrente;

IL CONSIGLIERE RELATORE;

letti gli atti depositati.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

CHE:

1. M.A. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di sei motivi, avverso il decreto in data 10 aprile 2008, con il quale la Corte di appello di Catania ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento in suo favore della somma di Euro 2.742.00, a titolo di equa riparazione per i danni sofferti in relazione alla irragionevole durata del processo da lui promosso dinanzi al Tribunale di Caltanissetta, con atto di citazione del 1998, per il risarcimento dei danni conseguenti ad un sinistro stradale in conseguenza del quale aveva perso la vita il figlio, definito in primo grado con sentenza depositata il 10 aprile 2006, gravata di appello con atto notificato nell’aprile 2007, con giudizio ancora pendente e con udienza ore la precisazione delle conclusioni fissata al 30 ottobre 2008;

1.1. il Ministero della Giustizia non ha svolto difese;

OSSERVA:

2. la Corte di appello di Catania ha accolto la domanda nella misura di Euro 2.742,00 a titolo di indennizzo del solo danno non patrimoniale, avendo accertato una durata del processo di primo grado superiore al termine ragionevole – fissato in tre anni – nella misura di due anni, otto mesi e ventotto giorni e avendo invece ritenuto ragionevole la durata di un anno e 11 mesi del giudizio di appello, detratti dalla durata del processo di primo grado i ritardi imputabili al ricorrente, per un periodo complessivo di un anno, otto mesi e sedici giorni; determinando l’equo indennizzo nella misura di Euro 1.000,00 per anno di ritardo;

3. con il primo, il terzo e il quarto motivo, da esaminarsi congiuntamente in quanto attinenti a questioni strettamente connesse, il ricorrente censura il decreto impugnato per avere la Corte di merito a lui addebitato ritardi della causa in conseguenza di rinvii ad istanza di parte, tralasciando di considerare ritardi addebitagli esclusivamente all’Amministrazione giudiziaria o di rinvii concessi dal giudice per un periodo superiore al termine di cui all’art. 81 disp. att. c.p.c., comma 2, nonchè di tener conto che alcuni rinvii sono stati richiesti per l’esercizio del diritto di difesa (esame della relazione del c.t.u.,o di deposizioni testimoniali);

– con il secondo motivo si contesta la indicazione in tre anni, anzichè di due anni e sette mesi, del termine di durata ragionevole del giudizio di primo grado, in violazione dei parametri stabiliti dalla CEDU e dalla giurisprudenza italiana, senza tener conto che secondo lo stesso giudice del merito, la materia del contendere non comportava l’esame di complesse questioni giuridiche;

– con il quinto motivo si critica il decreto impugnato per essere stato l’indennizzo determinato nella misura minima di Euro 1.000,00.

che avrebbe dovuto, invece, nella specie essere elevata ad Euro 1.500,00 in considerazione della gravità della posta in gioco, che aveva determinato un patema d’animo di maggiore intensità;

– con il sesto motivo si deduce l’omessa pronuncia sulla richiesta di corresponsione degli interessi legali sulle somme corrisposte a titolo di equo indennizzo;

4. il primo, il terzo e il quarto motivo appaiono manifestamente fondati, in quanto, ai fini dell’accertamento della durata ragionevole del processo, a fronte di una cospicua serie di differimenti chiesti dalla parte, o non opposti, e disposti dal giudice istruttore, si deve distinguere, come impone la L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2, tra tempi addebitabili alle parti e tempi addebitabili allo Stato per la loro evidente irragionevolezza e pertanto, salvo che sia motivatamente evidenziata una vera e propria strategia dilatoria di parte, idonea ad impedire l’esercizio dei poteri di direzione del processo, propri del giudice istruttore, è necessario individuare la durata irragionevole comunque ascrivibile allo Stato, ferma restando la possibilità che la frequenza ed ingiustificatezza delle istanze di differimento incida sulla valutazione del patema indotto dalla durata e conseguentemente sulla misura dell’indennizzo da riconoscere (Cass. 2008/1715);

– il secondo motivo appare manifestamente infondato, in quanto la determinazione in tre anni della durata ragionevole del giudizio di primo grado risulta conforme ai parametri stabiliti dalla CEDU e dalla Corte di Cassazione;

– il quinto motivo appare manifestamente infondato, in quanto la determinazione dell’indennizzo nella misura di Euro 1.000.00 per ciascun anno di ritardo è superiore a quella applicata in casi simili da questa Corte, sulla scorta dei principi fissati dalla giurisprudenza della CEDU, per un ammontare di Euro 750,00 ad anno per i primi tre anni di durata non ragionevole e di Euro 1.000.00 per ogni ulteriore anno successivo;

– il sesto motivo appare manifestamente fondato, in quanto sulla somma liquidata a titolo di equa riparazione per il superamento della ragionevole durata del processo vanno riconosciuti, se richiesti, gli interessi dal momento della proposizione della domanda (Cass. 2004/1405; 2005/7389; 2006/8712);

5. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilievi in precedenza formulati, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”; B) osservato che non sono state depositate conclusioni scritte o memorie ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le argomentazioni esposte nella relazione:

ritenuto pertanto che, in base alle considerazioni che precedono, devono essere rigettati i motivi due e cinque, mentre vanno accolti i motivi uno, tre, quattro e sei, che il decreto impugnato deve essere annullato in ordine alle censure accolte;

ritenuto che, essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere rinviata ad altro giudice, che si individua nella Corte di appello di Catania in diversa composizione, che riesaminerà, alla luce dei principi esposti nella relazione che precede, il ricorso proposto dal M. L. n. 89 del 2001, ex art. 2 e provvederà anche a regolare le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta i motivi due e cinque del ricorso e accoglie i motivi uno, tre, quattro e sei. Cassa il decreto impugnato in ordine alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Catania in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2011

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