Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11110 del 10/06/2020

Cassazione civile sez. III, 10/06/2020, (ud. 20/12/2019, dep. 10/06/2020), n.11110

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30058-2018 proposto da:

O.V., R.M. in proprio e nella qualità di erede

di R.S., R.L., R.C. quale erede di

R.S., R.G. quale erede di R.S., M.L.,

O.L., domiciliati ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati difesi dall’avvocato GIULIO

MURANO;

– ricorrenti –

contro

U.C., U.E.A., GENERALI ITALIA SPA,

UNIPOLSAI ASS SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1720/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 16/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/12/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

O.V., R.M., R.L., R.C., R.G., M.L. e O.L., in proprio ed in qualità di eredi di R.S., ricorrono per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Firenze n. 1720 del 2018 che, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha dichiarato, in relazione ad un incidente stradale occorso in (OMISSIS) alle ore 17,30 tra U.C., guidatrice di una Fiat Panda e R.S. a bordo di un motociclo, la concorrente responsabilità dei due soggetti coinvolti nel sinistro, sia pur percentualmente differenziata imputando, a U.C., la responsabilità per il 70%, avendo la stessa effettuato una non consentita manovra di inversione ad U e a R.S. la responsabilità nella misura del 30% per aver tenuto una velocità elevata non consentita dallo stato dei luoghi.

La Corte territoriale, per quel che ancora di interesse in questa sede, considerato che per costante giurisprudenza di questa Corte l’accertamento della colpa di uno dei due conducenti non esonera il giudice dal verificare il comportamento dell’altro conducente, ha aderito alle conclusioni del CTU che, ricostruita la dinamica dell’incidente, aveva individuato due possibili cause del medesimo: la prima, preponderante, costituita dall’inversione di marcia della Fiat Panda, la seconda dall’eccessiva velocità del motociclo condotto dal R.. Ad avviso del giudice le conclusioni della consulenza erano da confermare essendo state le medesime raggiunte all’esito di un’accurata indagine condotta secondo i migliori criteri della specifica disciplina e non infirmate dai rilievi del CTP adeguatamente considerati e confutati nella relazione depositata nè inficiate da generiche osservazioni formulate nell’istanza depositata in data 10/10/2017. All’esito di queste indagini il Giudice ha pertanto ripartito la responsabilità del sinistro nel modo descritto.

Avverso la sentenza che ha rideterminato le quote risarcitorie dovute all’uno e all’altra, disponendo consequenzialmente sulle spese, gli eredi di R.S. ricorrono per cassazione, affidandosi a tre motivi, illustrati da memoria. Resiste Generali Italia SpA con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo censurano la nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 omessa motivazione per avere il giudice del gravame trascritto testualmente la CTU ed aderito alla medesima senza l’aggiunta di elementi valutativi e logici propri, non esponendo le ragioni per le quali ha ritenuto di disattendere le puntuali e specifiche critiche esposte dal CTP Dott. R.. In sostanza i ricorrenti assumono che la Corte territoriale abbia omesso di fornire una precisa risposta argomentativa correlata alle specifiche critiche sollevate dal CTP, in spregio alla giurisprudenza di questa Corte che pone, a carico del giudice, un preciso obbligo di motivazione in presenza di critiche circostanziate alla consulenza d’ufficio. Questa Corte ha, in più occasioni, statuito che non adempie all’obbligo di motivazione il giudice che, per confutare le critiche alla consulenza, si limiti a generiche affermazioni di adesione al parere del consulente.

1.1 Il motivo è inammissibile perchè difetta di autosufficienza essendo in contrasto con l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6. I ricorrenti non riportano, infatti, nel ricorso le critiche che avrebbero mosso, fin dal primo grado del giudizio, alla consulenza tecnica d’ufficio nè trascrivono i passaggi salienti e non condivisi delle critiche già sollevate nel giudizio di appello alla CTU con ciò non ponendo questa Corte nella condizione di poter valutare se effettivamente la Corte territoriale abbia o meno omesso di motivare in ordine alle richiamate critiche.

In ogni caso il motivo è infondato. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte non incorre nel vizio di motivazione la sentenza che recepisca per relationem le conclusioni e i passi salienti di una relazione di consulenza tecnica d’ufficio di cui dichiari di condividere il merito. Per infirmare sotto il profilo della insufficienza argomentativa tale motivazione, è necessario che la parte alleghi le critiche mosse alla consulenza tecnica d’ufficio già dinanzi al giudice a quo, la loro rilevanza ai fini della decisione e l’omesso esame in sede di decisione. Altrimenti la critica si sostanzia in una mera richiesta di riesame del merito, inammissibile in questa sede (Cass., 1, n. 11482 del 3/6/2016: “In tema di ricorso per cassazione, per infirmare, sotto il profilo della insufficienza argomentativa, la motivazione della sentenza che recepisca le conclusioni di una relazione di consulenza tecnica d’ufficio di cui il giudice dichiari di condividere il merito, è necessario che la parte alleghi di avere rivolto critiche alla consulenza stessa già dinanzi al giudice “a quo”, e ne trascriva, poi, per autosufficienza, almeno i punti salienti onde consentirne la valutazione in termini di decisività e di rilevanza, atteso che, diversamente, una mera disamina dei vari passaggi dell’elaborato peritale, corredata da notazioni critiche, si risolverebbe nella prospettazione di un sindacato di merito inammissibile in sede di legittimità”; cfr. Cass., 1, n. 15147 dell’11/6/2018; Cass., 5, n. 30364 del 21/11/2019). Nel caso in esame il giudice, peraltro, pur aderendo alle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, non ha neppure omesso di motivare sulle critiche svolte dal consulente di parte ma ha ritenuto che le conclusioni dell’ausiliare non fossero infirmate dai rilievi del CTP adeguatamente considerati e confutati dalla stessa relazione.

2. Con il secondo motivo di ricorso – nullità della sentenza della Corte d’Appello di Firenze in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 motivazione apparente per avere il giudice del gravame motivato la propria adesione alla CTU del Dott. Biagioli con mere formule di stile-sostanzialmente ripropone una censura sovrapponibile alla precedente, perchè consistente in un preteso vizio di motivazione per adesione acritica o di stile alla CTU.

2.1 Il motivo è inammissibile perchè di merito, volto a sollecitare questa Corte ad un riesame del merito, in presenza di una motivazione che ha dato, peraltro, conto delle ragioni di non adesione alle critiche del CTP. La motivazione è tutt’altro che apparente in quanto essa dà conto dello stretto nesso eziologico esistente tra la manovra effettuata dalla U. ed il sinistro, della velocità elevata, di circa 83,5 Km/h del motociclo e della possibilità che quest’ultimo avrebbe avuto di arrestare il proprio mezzo evitando la verificazione del sinistro qualora la velocità fosse stata contenuta entro i 40 km/h.

3. Con il terzo motivo di ricorso – omesso esame in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 della sentenza penale di applicazione della pena ai sensi degli artt. 444 e 445 c.p.p.- solleva un ulteriore vizio motivazionale che sarebbe consistito nel non prendere posizione in ordine alla sentenza penale di patteggiamento che, pur non avendo efficacia di giudicato nel giudizio civile di responsabilità, tuttavia, in quanto avente un valore indiziario, avrebbe dovuto avere un ruolo nel contesto motivazionale della sentenza la quale, avendo del tutto ignorato la suddetta pronuncia, non risulterebbe adeguata sotto il profilo motivazionale.

3.1 Premesso che il motivo non andava dedotto sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo del giudizio non potendo considerarsi tale la sentenza di patteggiamento, il motivo è del tutto infondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la sentenza penale di patteggiamento nel giudizio civile di risarcimento del danno non ha efficacia di giudicato e neppure inverte l’onere della prova, costituendo invece un indizio utilizzabile solo insieme ad altri indizi (Cass., 3, n. 20170 del 30/7/2018). Peraltro non è dato rilevare alcuna incompatibilità ma semmai coerenza tra la sentenza di patteggiamento e la pronuncia della Corte d’Appello che ha riconosciuto la preponderante responsabilità della U. nella produzione del sinistro, sicchè il motivo è inammissibile, oltre che per le ragioni già evidenziate, anche per difetto di decisività.

4. Conclusivamente il ricorso va rigettato e i ricorrenti condannati alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, del cd. “raddoppio” del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 20 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2020

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