Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11103 del 27/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/04/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 27/04/2021), n.11103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni Maria – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10134/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

D.V.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Basilicata n. 600/02/14, depositata il 17 novembre 2014;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 gennaio

2021 dal Consigliere Fuochi Tinarelli Giuseppe.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle entrate impugna per cassazione, con due motivi, la sentenza della CTR in epigrafe che, in riforma della decisione della CTP di Matera, aveva accolto il ricorso di D.V., esercente commercio al dettaglio di mobili, avverso l’avviso di accertamento emesso ai fini Iva per il 2004, con il quale era stato rideterminato il maggior reddito d’impresa per esser state le rimanenze, pari ad Euro 80.000,00, arbitrariamente svalutate a zero.

Il contribuente è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 53 e 54, e art. 2729 c.c. per aver la CTR erroneamente ritenuto la cessione fondata sulla presenza o meno delle merci nei locali dell’impresa, e, dunque, sulla presunzione legale di cessione ex art. 53 cit., mentre l’accertamento si fondava sull’inattendibilità della dichiarazione e su elementi presuntivi gravi precisi e concordanti.

1.1. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 53 e 54, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c. per aver la CTR, da un lato, ricondotto la fattispecie al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 53, senza, tuttavia, considerare le speciali modalità ivi previste per assolvere l’onere della prova contraria, e, dall’altro, per non aver correttamente ascritto “alla presunzione ex art. 2729 c.c. i fatti-indizi di cessione di merci senza fattura allegati dall’Ufficio, precisi, gravi e concordanti”.

2. I motivi, da esaminare unitariamente per connessione logica, sono infondati.

2.1. E’ ben vero, infatti, che la CTR a dato rilievo al fatto che non era stata riscontrata l’assenza delle merci in magazzino ma ciò ha fatto solo per individuare la tipologia di accertamento, fondato sulla svalutazione delle merci stesse, ritenuta dall’Agenzia arbitraria, e per valutare, quindi, la consistenza degli elementi presuntivi addotti dall’Ufficio a fronte dei contrapposti elementi indiziari prodotti dal contribuente.

La CTR, infatti, ha ritenuto infondata la pretesa affermando: “in sostanza la presunzione di cessione posta alla base dell’avviso di accertamento fondata sulla mera svalutazione delle giacenze in magazzino non può costituire (…) prova di avvenuta cessione in presenza di elementi probatori di segno contrario offerti dalla parte privata e concernenti la difficile commercialità dei mobili obsoleti e dei mobili danneggiati oggetto di richiesta risarcitoria nei confronti dell’Acquedotto Pugliese Spa (v. documenti presenti nel fascicolo di primo grado ed in particolare le attestazioni delle ditte produttrici sulla uscita dal catalogo dei mobili e sulla mancanza di ricambi, circostanze che indicano la scarsa vendibilità dei beni)”.

2.2. Va escluso, dunque, che la CTR abbia ricondotto la vicenda nell’alveo dell’accertamento D.P.R. n. 633 del 1972 ex art. 53, che ha invece valutato come accertamento analitico induttivo fondato su elementi presuntivi (in sostanza, la svalutazione improvvisa e non motivata), rimasti, tuttavia, recessivi innanzi agli ulteriori elementi, parimenti indiziari, allegati dal contribuente.

Va conseguentemente esclusa, altresì, la violazione dell’art. 115 c.p.c. restando estranea al giudizio ogni questione di presunzione legale. La censura, peraltro, appare sul punto inammissibile per intrinseca contraddittorietà avendo l’Ufficio dedotto, da un lato, la corretta sussunzione nel D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, e, dall’altro, pur a fronte del regime probatorio ordinario che da ciò doveva conseguire, la mancata osservanza da parte della CTR dei criteri legali per la prova contraria D.P.R. n. 633 del 1972 ex art. 53.

Nè, infine, sussiste violazione vuoi dell’art. 2697 c.c., vuoi dell’art. 2729 c.c.: la CTR, infatti, non ha violato i criteri di riparto dell’onere della prova, nè quelli a fondamento del ragionamento presuntivo, essendosi limitata ad apprezzare i rispettivi elementi prodotti dall’Ufficio e dalla contribuente e a ritenere, con motivazione logica e congrua, più attendibili quelli introdotti da quest’ultimo sia perchè attestanti l’avvenuto danneggiamento della mobilia (azione di risarcimento nei confronti dell’Acquedotto Pugliese), sia perchè tali da far ritenere i beni obsoleti e sostanzialmente fuori mercato.

Le complessive doglianze, dunque, si traducono, in realtà, in una contestazione sulla sufficienza della motivazione, non più proponibile ex art. 360 c.p.c., n. 5, ratione temporis applicabile, se non anche della stessa valutazione delle prove in giudizio operata dal giudice di merito in vista di una revisione di fatto, esclusa in sede di legittimità anche nella vigenza dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nel testo previgente.

3. Il ricorso va pertanto rigettato.

Nulla per le spese non essendosi costituito il contribuente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2021

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