Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11100 del 19/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 19/05/2011, (ud. 30/03/2011, dep. 19/05/2011), n.11100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LA TERZA Maura – Presidente –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – rel. Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 19684/2010 proposto da:

D.F.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ANTONIO SOGLIANO 70, presso lo studio dell’avvocato

AMETRANO Giuseppe, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MECONI MAURIZIO, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

TRENITALIA SPA (OMISSIS), Società con unico socio soggetta

all’attività di direzione e coordinamento di Ferrovie dello Stato

Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, L. G. FARAVELLI 22, presso lo studio

dell’avvocato MORRICO ENZO, che la rappresenta e difende, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 1903 5/2 009 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA del 30/06/09, depositata il 31/08/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PIETRO ZAPPIA;

è presente il P.G. in persona del Dott. ELISABETTA CESQUI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Con ordinanza in data 31.8.2009 n. 19035 la Corte di Cassazione, a seguito di ricorso presentato da D.F.F. avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 611/07 depositata il 18.4.2007 che, accogliendo l’appello proposto dalla società predetta, aveva ritenuto la legittimità del licenziamento intimato al detto dipendente, dichiarava rimprocedibilità del ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 369, comma 2, n. 4, non risultando depositato il CCNL sul quale il ricorso trovava fondamento.

Avverso tale ordinanza propone ricorso ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c., il D.F., assumendo che il provvedimento in questione era affetto da errore di fatto, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere erroneamente la Corte di legittimità ritenuto la mancata produzione del contratto collettivo in questione, atteso che lo stesso risultava per contro già depositato nel fascicolo di parte nel giudizio di primo grado, ed era quindi presente nel fascicolo di Cassazione del ricorrente. Chiede di conseguenza la revocazione della ordinanza in questione e l’accoglimento del ricorso principale per cassazione, proposto avverso la sentenza n. 611/07 della Corte d’Appello di Roma, perchè resa in violazione anche delle norme di diritto, con conseguente rimessione al giudice competente.

Resiste con controricorso la società datoriale.

Il Consigliere relatore ha depositato relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che è stata comunicata al Procuratore Generale e notificata ai difensori costituiti.

Il ricorso è inammissibile dovendosi ritenere insussistente il dedotto errore di fatto sulla base del quale la decisione impugnata sarebbe stata emessa.

Osserva in proposito il Collegio che la Corte di Cassazione, nel provvedimento impugnato, nel rilevare la violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, ha evidenziato che il contratto collettivo in questione non è del resto menzionato nell’elenco dei documenti prodotti, quale riportato in calce al ricorso. Nè rileva che il CCNL possa trovarsi all’interno del fascicolo di parte dei giudizi di merito, se tale deposito non avvenga, con le necessarie specificazioni, nel termine previsto dall’art. 369 c.p.c., comma 1 (Cass. n. 28547/2008).

Consegue da ciò che la Corte regolatrice ha ben preso in esame l’ipotesi della presenza del contratto collettivo in questione all’interno del fascicolo di parte dei giudizi di merito, pervenendo alla conclusione della irrilevanza di tale presenza laddove il relativo deposito non sia avvenuto, con le necessarie specificazioni, nel termine previsto dal primo comma del predetto art. 369 c.p.c..

In proposito osserva il Collegio che le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di rilevare che il requisito della specifica indicazione dei documenti e dei contratti sui quali il ricorso si fonda postula che sia specificato in quale sede processuale il documento o il contratto, pur individuato dal ricorso, risulta prodotto, “poichè indicare un documento significa necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad individuarlo, dire dove nel processo è rintracciabile” (Cass. SS.UU., 2.12.2008 n. 28547).

Alla stregua di quanto sopra rileva il Collegio che deve escludersi la sussistenza, nella fattispecie in esame, dell’errore di fatto che può dar luogo alla revocazione della sentenza ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4.

Lo stesso consiste invero in un errore di percezione o in una mera svista materiale che abbia indotto il giudice a supporre l’esistenza o l’inesistenza di un fatto decisivo che risulti invece incontestabilmente escluso o accertato alla stregua degli atti e documenti di causa, sempre che il fatto stesso non abbia costituito oggetto di un punto controverso su cui il giudice si sia pronunciato.

Siffatto genere di errore presuppone quindi il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso fatto, una delle quali emergente dalla sentenza, l’altra dagli atti e documenti processuali, purchè la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione e non di giudizio.

Argomentando da tali principi, assolutamente pacifici in tema di giudizio per revocazione (ex multis, Cass. 21.4.2006 n. 9396; Cass. 20.10.2005 n. 20260; Cass. 1.3.2005 n. 4295), deve escludersi la sussistenza nel caso in esame della suddetta fattispecie revocatoria, ove si osservi che la Corte di Cassazione, nell’impugnata pronuncia, ha rilevato che la presenza del contratto collettivo in questione all’interno dei fascicoli di parte del giudizio di merito si appalesava inidoneo a soddisfare l’onere del deposito dei contatti o documenti posto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non risultando il deposito avvenuto, con le necessarie specificazioni, nel termine previsto dal primo comma del predetto articolo.

Non ci troviamo pertanto in presenza di una erronea percezione del contenuto materiale degli atti, ma di una non condivisa affermazione in ordine alle modalità ed ai termini di adempimento del suddetto onere di deposito.

Il proposto ricorso per revocazione deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

A tale pronuncia segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio di revocazione, che liquida in Euro 30,00 per esborsi, oltre Euro 3.000,00 (tremila) per onorari, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge.

Così deciso in Roma, il 30 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2011

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