Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11097 del 27/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/04/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 27/04/2021), n.11097

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2897-2015 proposto da:

M.F.G., M.E., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE PARIOLI 43, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO D’AYALA VALVA, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2782/2014 della COMM. TRIBUTARIA CENTRALE di

ROMA, depositata il 30/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/01/2021 dal Consigliere Dott. MONDINI ANTONIO.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. F.G. e M.E. ricorrono, con tre motivi, per la cassazione della sentenza in epigrafe con cui è stata dichiarata la legittimità degli avvisi di liquidazione di sanzioni pecuniarie e soprattasse per tardiva presentazione delle dichiarazioni ai fini dell’Invim dovuta a seguito di successione in morte di M.G.;

2. l’Agenzia delle entrate ha depositato memoria di costituzione tardiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso, viene lamentata la violazione del D.P.R. n. 637 del 1972, art. 39 e del D.P.R. n. 643 del 1972, art. 18, per avere la CTC di Roma ritenuto che, ai fini della tempestività della presentazione per posta della dichiarazione, fosse rilevante la data dell’arrivo della dichiarazione all’ufficio e non, come a dire di essi ricorrenti avrebbe dovuto essere ritenuto, la data di spedizione (23 luglio 1982, incontestatamente nel termine):

2. con il secondo motivo di ricorso, viene lamentata la mancata “valutazione di un fatto decisivo e controverso tra le parti circa l’assenza della prova della tardiva presentazione, presso l’ufficio del registro, della dichiarazione di successione”. I ricorrenti sostengono che la CTC di Roma, con l’affermare che “nella specie non è controverso che le dichiarazioni in questione siano pervenute tardivamente benchè spedite nei termini”, abbia trascurato di considerare l’eccezione, sollevata già in primo grado e poi sempre riproposta, di “mancanza di data certa che individuasse il momento della consegna del plico raccomandato presso l’ufficio l’unica data nota essendo quella apposta dal protocollo dell’ufficio stesso”;

3. con il terzo motivo di ricorso, viene lamentata la violazione dell’art. 112 c.p.c. per avere la CTC di Roma omesso di pronunciarsi sulla eccezione proposta da essi ricorrenti ai sensi del D.P.R. n. 636 del 1972, art. 39 bis, di inapplicabilità delle sanzioni a causa della obiettiva incertezza sul se il momento rilevante ai fini della tempestività della dichiarazione presentata per posta fosse quello dell’invio o quello dell’arrivo del plico all’ufficio;

4. il primo motivo di ricorso è fondato. Merita premettere che ai sensi del D.P.R. n. 643 del 1972, art. 18, comma 1, “I cedenti, i donatari, gli eredi e tutte le altre persone obbligate a presentare gli atti o le denunce agli effetti delle imposte di registro o di successione debbono contestualmente produrre una dichiarazione su modello fornito gratuitamente dall’amministrazione contenente i seguenti elementi: a) il valore iniziale del bene ai sensi del precedente art. 6; b) gli estremi di registrazione dell’atto o della denuncia in riferimento ai quali il valore iniziale venne determinato ovvero gli estremi dell’accertamento effettuato per l’imposta sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili; c) il valore finale dell’area e quello iniziale del fabbricato quando ricorra l’ipotesi di cui all’art. 6, comma 6”. Come emerge dalla lettura dello stesso art. 18, successivi commi 5, 7 e 8, dove si parla di presentazione della dichiarazione, il termine “produrre” (“…debbono contestualmente produrre…’) va inteso come sinonimo di “presentare” (“… gli eredi… obbligate a presentare gli atti o le denunce…”). La CTC ha richiamato le sentenze di questa Corte n. 10899/1991 e n. 3357/1991 con cui fu affermato: “Ai fini della tempestività della dichiarazione INVIM per decorso del decennio, inoltrata a mezzo del servizio postale, occorre aver riguardo alla data in cui la dichiarazione è pervenuta all’ufficio finanziario e non invece a quella in cui essa è stata spedita, atteso che l’equiparazione della spedizione a mezzo posta alla presentazione diretta all’ufficio competente, espressamente prevista per altri tributi (D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 12, in materia di imposte sui redditi; D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, art. 37, in materia di IVA), manca in tema di INVIM decennale, ove il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643, art. 31, come modificato dal D.P.R. 23 dicembre 1974, n. 688, rinvia, per i termini di prescrizione e di decadenza, alle disposizioni relative all’imposta di successione, le quali non sanciscono la detta equiparazione”. Queste sentenze traevano argomento dalla ordinanza 22 ottobre 1987, n. 342 con cui la Corte Costituzionale, decidendo della legittimità, rispetto all’art. 3 Cost., del D.L. 28 febbraio 1983, n. 55, art. 26, conv. in L. 26 aprile 1983, n. 131, nella parte in cui, ai fini della tempestività della dichiarazione relativa all’INVIM straordinaria, non equipara la data della sua spedizione a mezzo posta con quella di arrivo o di presentazione diretta all’Ufficio competente a riceverla, e della legittimità del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643, art. 18, comma 6, per contrasto anche con l’art. 76 Cost. in relazione alla L. delega 9 ottobre 1971, n. 825, art. 10, che ha tra l’altro imposto direttive volte a semplificare i rapporti tributari nelle varie fasi, ha respinto la prima delle suddette questioni sul richiamo alla propria sentenza n. 121 del 1985 nella quale era stato detto che “nell’ambito amministrativo tributario normative diverse concernenti presentazioni di dichiarazioni, rettifiche, gravami di vario genere offrono una disarticolata prospettazione positiva tale da rifiutare – per il riequilibrio del sistema – un modello generale cui riferirsi per saggiarne la ragionevolezza, a confronto di singole disposizioni”. Deve tuttavia osservarsi che, successivamente rispetto alle citate sentenze del 1991, questa Corte di cassazione ha invece ravvisato nelle espresse previsioni di equiparazione tra spedizione e presentazione di atti riguardanti, in generale, i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione e, in particolare, determinati tributi i punti di emersione di un principio generale secondo il quale, “ove non sia diversamente disposto o non si frappongano ragioni oggettivamente rilevanti, vi è equipollenza tra spedizione e presentazione di ogni istanza, domanda o dichiarazione rivolta dal privato alla P.A.” (così Cass. n. 11028/2008; v. altresì Cass. 10768/2012 che richiama Cass. 17625/2004; Cass. 3335/2017, in motivazione). Ciò detto, la conclusione che deriva da tale riconosciuto principio generale trova, retrospettivamente, conferma nell’interpretazione sistematica del D.P.R. n. 643 del 1972, art. 18, e dal D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 28 (TU in tema di imposte di donazioni e successioni, entrato in vigore dopo la data di presentazione delle dichiarazioni INVIM oggetto di questo giudizio). Il suddetto art. 28 dispone che “La dichiarazione della successione deve essere presentata all’ufficio del registro competente, che ne rilascia ricevuta; può essere spedita per raccomandata e si considera presentata, in tal caso, nel giorno in cui è consegnata all’ufficio postale, che appone su di essa o sul relativo involucro il timbro a calendario”. Ora, tenuto conto del fatto che il D.P.R. n. 643 del 1972, da un lato, non stabilisce che ai fini della tempestività della dichiarazione INVIM presentata per posta debba aversi riguardo alla data in cui la dichiarazione perviene all’ufficio, dall’altro lato, stabilisce invece che detta dichiarazione debba essere prodotta – ossia presentata – all’ufficio contestualmente alla dichiarazione ai fini dell’imposta di successioni, e tenuto conto di quanto il D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 28, stabilisce ai fini della tempestività della presentazione per posta della dichiarazione di successione, appare più coerente ritenere che anche la dichiarazione INVIM prodotta per posta “si considera presentata… nel giorno in cui è consegnata all’ufficio postale, che appone su di essa o sul relativo involucro il timbro a – calendario”, piuttosto che ritenere che le due dichiarazioni, obbligatoriamente contestuali, inviate per posta nello stesso momento, possano essere l’una tempestiva (in considerazione della data dell’invio) e l’altra tardiva (in considerazione della data di arrivo);

5. il primo motivo di ricorso deve essere accolto e, restando gli altri motivi assorbiti, la sentenza impugnata va cassata;

6. posto che non vi sono accertamenti in fatto da svolgere, la causa può essere decisa nel merito e nel merito il ricorso originario deve essere accolto;

7. le spese dell’intero giudizio sono compensate in ragione della novità della soluzione data alla questione controversa.

PQM

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e decide nel merito accogliendo l’originario ricorso dei contribuenti;

compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio svolta con modalità da remoto, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2021

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