Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1109 del 18/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1109 Anno 2018
Presidente: FRASCA RAFFAELE
Relatore: ROSSETTI MARCO

ORDINANZA
sul ricorso 29377-2015 proposto da:
SOLITO UMBERTO, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato CARMINE
IATTARULO;
– ricorrente nonché contro
SARA ASSICURAZIONI;
– intimata avverso la sentenza n. 479/2015 della CORTE D’APPELLO di
LECCE SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata il
09/11/2015;

Data pubblicazione: 18/01/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/09/2017 dal Consigliere Dott. MARCO
ROSSETTI.

FATTI DI CAUSA
1. Nel 2006 Umberto Solito convenne dinanzi al Tribunale di Taranto

Sara”), chiedendone (così si legge nel ricorso) “la condanna al pagamento
dell’indenno spettantegli a seguito di un nubilr.agio che aveva causato svariati
danni al suo immobile, assicurato con la predetta società”.
La Sara si costituì ed eccepì sia la prescrizione del diritto, sia in ogni
caso la inoperatività della polizza.

2. Con sentenza 14 aprile 2011 n. 1945, il Tribunale di Taranto rigettò
la domanda.
Con sentenza 9 novembre 2015 n. 479, la Corte d’appello di Lecce,
adita dal soccombente, rigettò il gravame.
Per quanto in questa sede ancora rileva, la Corte d’appello ritenne che:
(-) Umberto Solito non potesse considerarsi beneficiano della
copertura assicurativa, in quanto nel contratto di assicurazione “quale
contraente indicata la sola “Autocarroria Tre Esse S.r.l.”;
(-) nel contratto di assicurazione Umberto Solito non risultava un
soggetto assicurato né direttamente, né indirettamente, mediante
menzione della sua qualità di proprietario dell’immobile dove la società
assicurata svolgeva la sua attività;
(-) la clausola 6.1 delle condizioni generali di contratto attribuiva
l’esercizio dei diritti nascenti dalla polizza solo al contraente.

Ric. 2015 n. 29377 sez. M3 – ud. 19-09-2017
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la società sarà Assicurazioni S.p.A. (d’ora innanzi, per brevità, “la

3. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da Umberto
Solito, con ricorso fondato su due motivi. La società intimata non si è
difesa in questa sede.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo di ricorso.

impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi
dell’art. 360, n. 3, c.p.c.. E’ denunciata, in particolare, la violazione
degli artt. 24 e 111 cost.; 1891, 2041 c.c.; 81, 100, 105, 106, 112, 194,
195, 267 c.p.c..
Nella illustrazione del motivo il ricorrente deduce che:
(a) la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che l’attore fosse
‘non legittimato’ a domandare il pagamento dell’indennizzo, in
quanto nel caso di specie le difese svolte dalla SARA ponevano
unicamente una questione (sostanziale) di titolarità del diritto
all’indennizzo, di non di legittimazione processuale;
(b) di conseguenza, la Corte d’appello avrebbe erroneamente rilevato
d’ufficio che l’art. 6.1 delle condizioni generali di contratto consentiva
l’esercizio del diritto al pagamento dell’indennizzo al solo contraente;
(c) questo rilievo o fficioso lese altresì il suo diritto di difesa, perché se
compiuto in primo grado egli sarebbe potuto intervenire nel processo
come legale rappresentante della Tre Esse s.r.1.;
(d) in ogni caso la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che
Umberto Solito non avesse diritto all’indennizzo, perché egli era legale
rappresentante della società contraente della polizza, Tre Esse s.r.1., ed
era il proprietario dell’immobile danneggiato dal nubifragio; egli,
pertanto, ai sensi dell’art. 1891 c.c. doveva ritenersi titolare del diritto
all’indennizzo, in quanto “assicurato” nella sua veste di proprietario
dell’immobile.
Ric. 2015 n. 29377 sez. M3 – ud. 19-09-2017
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1.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente sostiene che la sentenza

1.2. Ritiene il Collegio, in dissenso rispetto alla proposta formulata dal
consigliere relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. (la quale non vincola
mai il Collegio giudicante, come già ripetutamente affermato da questa
Corte: Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 4541 del 22.2.2017; Sez. 6 – 3,

dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 366, n. 6, c.p.c..
Il ricorrente, infatti, lamenta in buona sostanza che gli sia stato
negato un diritto a lui attribuitogli dalla polizza. Ci troviamo dunque
dinanzi al caso di un ricorso che “si fonda”, per usare l’espressione
dell’art. 366, n. 6, c.p.c., su un contratto di assicurazione.
Quando ricorre tale ipotesi, il contraente ha l’onere di “indicare” nel
ricorso gli elementi essenziali del contratto su cui il ricorso si fonda, e
di farlo in modo “specifico”.
Tale indicazione specifica può avvenire in vari modi: vuoi trascrivendo
direttamente il contenuto del contratto per la parte che sorregge il
motivo o riproducendo indirettamente il relativo contenuto, ma
sempre ferma l’esigenza, nell’uno e nell’altro caso, di indicare se e dove
il contratto sia stato prodotto in sede di legittimità, al fine di poter
essere esaminato dalla Corte di Cassazione (si vedano già Cass. (ord.)
n. 22303 del 2008 e Cass., Sez. Un. n. 28547 del 2008, adde, cx multis:
Cass., Sez. Un. n. 7161 del 2010; Cass. n. 7455 del 2013). Le
indicazioni contenutistiche, dirette od indirete che siano, debbono
articolarsi comunque in modo chiaro ed inequivoco (Cass, Sez. Un., n.
8077 del 2012).
Nel caso di specie gli oneri di indicazione specifica avrebbero dovuto
concernere in primo luogo la descrizione del rischio assicurato.
Nel caso di specie, tuttavia, il ricorrente non descrive in nessuna parte
del suo ricorso quale fosse il rischio assicurato.
Ric. 2015 n. 29377 sez. M3 – ud. 19-09-2017
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Ordinanza n. 395 del 10/01/2017), che il ricorso debba essere

In particolare, non è dato sapere se la polizza stipulata dalla Tre Esse
s.r.l. coprisse solo i rischi cui questa era esposta (interruzione
dell’attività, danni ai beni materiali), ovvero anche i rischi di terzi,
segnatamente del proprietario degli immobili ove la Tre Esse svolgeva
la propria attività.

immobile, che questo immobile è stato danneggiato da un evento
atmosferico, e che la società Tre Esse s.r.1., utilizzatrice di
quell’immobile, aveva stipulato un contratto di assicurazione contro il
rischio di eventi atmosferici.
Ai finì dell’ammissibilità del ricorso sarebbe stato necessario dedurre,
ai sensi del ricordato art. 366, n. 6, c.p.c., che il contratto copriva non
l’interesse della Tre Esse s.r.l. alla prosecuzione della propria attività,
ma (anche o solo) il diverso interesse del proprietario dell’immobile
all’integrità del proprio patrimonio immobiliare.
In mancanza di tale “specifica indicazione”, come accennato, non è
possibile per questa Corte valutare in astratto se davvero Umberto
Solito fosse un assicurato, e se dunque egli abbia interesse, ex art. 100
c.p.c., all’impugnazione.
Inoltre, se e dove sia stata prodotta la polizza in questo giudizio di
legittimità non risulta in alcun modo indicato nel ricorso.
Ne segue che l’art. 366 n. 6 è manifestamente violato.

2. Il secondo motivo di ricorso.
2.1. Col secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la
sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di
legge, ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c. (si lamenta, in particolare, la
violazione dell’art. 2938 c.c.); sia dal un vizio di nullità processuale, ai
sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c..

Ric. 2015 n. 29377 sez. M3 – ud. 19-09-2017
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Non giova, dunque, ai ricorrente allegare di essere proprietario di un

Si deduce, al riguardo, che erroneamente il tribunale avrebbe escluso
l’efficacia interruttiva degli interruttivi della prescrizione inviati da
Umberto Solito alla SARA.
2.2. Il motivo resta assorbito dalla dichiarazione di inammissibilità del
primo motivo di ricorso.

3.1. Non è luogo a provvedere sulle spese, attesa la indefensio della parte
intimata.
3.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto
con la presente sentenza, per il pagamento a carico, della parte
i:icorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 13, comma i qmiter,
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (nel testo introdotto dall’art. 1, comma
17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).

P.q.m.
(-) dichiara inammissibile il ricorso;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dall’art. 13, comma 1
quater, d.p.r. 30.5.2002 n. 115, per il versamento da parte di Umberto
Solito di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per l’impugnazione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione

3. Le spese.

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