Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11088 del 27/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/04/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 27/04/2021), n.11088

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1101-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

e contro

– intimati –

nonchè da:

COFIN SPA INCORPORATA DA SOPIN SRL, elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA ADRIANA 8, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

FRANCESCO BIASIOTTI MOGLIAZZA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato DANIELA GAMBARDELLA;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 713/2011 della COMM. TRIB. REG. LAZIO SEZ.

DIST. di LATINA, depositata il 06/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/01/2021 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. Cofin s.p.a. proponeva ricorso avverso la cartella di pagamento notificata il 9 giugno 2008 ed emessa per il recupero delle somme dovute a seguito di mancato perfezionamento delle definizioni effettuate ai sensi della L. n. 289 del 2002, artt. 8, 9 e 14. La commissione tributaria regionale del Lazio, sezione staccata di Latina, accogliendo l’appello della contribuente ed in riforma della sentenza della commissione tributaria di Frosinone, annullava la cartella sul rilievo che essa non era sufficientemente motivata.

2. Avverso la sentenza della CTR proponeva ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato a due motivi. Resisteva la società contribuente che proponeva ricorso incidentale affidato ad un motivo illustrato con memoria.

3. Con ordinanza del 22 novembre 2018 questa Corte, vista la dichiarazione della contribuente di volersi avvalere delle disposizioni di cui al D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, disponeva la sospensione del giudizio. A seguito di comunicazione dell’agenzia delle entrate, che rilevava come non fosse stata presentata dalla contribuente alcuna istanza di definizione, l’Avvocatura dello Stato instava per la decisione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, della L. n. 212 del 2000, artt. 3 e 7, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis. Sostiene che la CTR ha errato nel ritenere che la cartella non fosse sufficientemente motivata in quanto in essa era evidenziato che si trattava del recupero delle somme dovute a seguito di adesione alle definizioni di cui alla L. n. 289 del 2002, artt. 8,9 e 14; inoltre erano indicati gli importi in linea capitale, gli interessi e le sanzioni; le somme dovute, poi, erano pari alle rate successive alla prima, così come indicate nella dichiarazione a suo tempo resa dalla parte che aveva aderito al condono.

2. Con il secondo motivo deduce vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, poichè la CTR non ha tenuto conto del fatto che la contribuente conosceva, in quanto ne era l’autrice, la dichiarazione integrativa che costituiva il presupposto dell’iscrizione a ruolo.

3. Con l’unico motivo di ricorso incidentale la contribuente deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia su una delle contestazioni proposte relativamente ad un fatto decisivo del ricorso; in particolare, in ordine alla violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, e della L. n. 241 del 1990, art. 3, poichè non era indicato nella cartella il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione della cartella.

4. Osserva la Corte che i motivi di ricorso principale debbono essere esaminati congiuntamente in quanto attengono a questioni connesse. Essi sono fondati. Ciò in quanto questa Corte ha già affermato il principio secondo cui, in tema di riscossione delle imposte sul reddito, per la validità del ruolo e della cartella esattoriale, del D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 25, non è indispensabile l’indicazione degli estremi identificativi o della data di notifica dell’atto prodromico al quale la riscossione faccia riferimento, essendo, al contrario, sufficiente l’indicazione di circostanze univoche ai fini dell’individuazione di quell’atto, così che resti soddisfatta l’esigenza del contribuente di controllare la legittimità della procedura di riscossione promossa nei suoi confronti. A tale interpretazione non è di ostacolo la previsione contenuta nel D.M. Finanze n. 321 del 1999, art. 1, comma 2, e art. 6, comma 1, (che nel caso di iscrizione a ruolo o di cartella che conseguano ad un atto precedentemente notificato, richiede l’indicazione degli “estremi di tale atto e la relativa data di notifica”), in quanto essa va letta in combinato disposto con le di poco successive norme primarie contenute, prima in via generale nello Statuto del contribuente (della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 3), e poi, con specifico riferimento ai ruoli ed alle cartelle, nel D.Lgs. n. 32 del 2001 (art. 8, comma 1, lett. a), che ha modificato il D.P.R. n. 602 cit., artt. 1 e 12), che si limitano a richiedere che gli atti da ultimo indicati contengano soltanto “il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione anche sintetica della pretesa” (Cass. n. 1111 del 18/01/2018).

Ed inoltre, sempre i tema di riscossione, è stato affermato che, sebbene in via generale la cartella esattoriale, che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, debba essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo, tale obbligo di motivazione deve essere differenziato a seconda del contenuto prescritto per ciascuno tipo di atto, sicchè, nel caso in cui la cartella di pagamento sia stata emessa in seguito a liquidazione effettuata in base alle dichiarazioni rese dal contribuente ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’obbligo di motivazione può essere assolto mediante il mero richiamo a tali dichiarazioni perchè, essendo il contribuente già a conoscenza delle medesime, non è necessario che siano indicati i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa (Cass. n. 21804 del 20/09/2017). Ora, tenuto conto che la cartella impugnata, il cui contenuto è stato riprodotto nel ricorso in ottemperanza all’onere dell’autosufficienza, indica che si tratta di recupero delle somme dovute a seguito di adesione alle definizioni di cui alla L. n. 289 del 2002, artt. 8,9 e 14, riporta il dettaglio degli importi distinti per il capitale, sanzioni ed interessi a seconda che si tratti di condono della L. n. 289 del 2002, ex art. 9, o ex art. 14, precisa che le sanzioni sono calcolate nella misura del 30% dell’importo capitale ed infine indica il numero della dichiarazione integrativa presentata dalla contribuente, la motivazione appare esaustiva, considerato anche che era stata la contribuente stessa ad indicare gli importi da versare nelle dichiarazioni integrative che, dunque, le erano ben note.

4. In ordine al motivo di ricorso incidentale, si rileva che la CTR ha omesso di pronunciarsi in ordine alle dedotte questioni afferenti l’omessa indicazione del responsabile del procedimento e la mancanza della firma dell’esattore da apporsi sulla cartella.

Tuttavia, alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell’art. 111 Cost., comma 2, nonchè di una lettura costituzionalmente orientata dell’attuale art. 384 c.p.c., ispirata a tali principi, una volta verificata l’omessa pronuncia su un motivo di appello, la Corte di cassazione può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito allorquando la questione di diritto posta con il suddetto motivo risulti infondata, di modo che la pronuncia da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello (determinando l’inutilità di un ritorno della causa in fase di merito), sempre che si tratti di questione che non richiede ulteriori accertamenti di fatto (Cass. n. 2731 del 8/11/2016 dep. Il 2/2/2017Cass. n. 2313 del 01/02/2010). Ciò posto, esaminando la questione della mancata indicazione nella cartella del responsabile del procedimento, il rilievo è infondato, dovendosi considerare che tale indicazione negli atti dell’Amministrazione finanziaria è richiesta, dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, (c.d. Statuto del contribuente), a pena di nullità, per le cartelle di pagamento riferite ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008. (Cass., Sez. U, n. 11722 del 14/05/2010; Cass. n. 11856 del 12/05/2017; Cass. n. 13747 del 31/05/2013). Per il che la norma non trova applicazione nel caso di specie ove il ruolo è stato assegnato all’agente della riscossione in data antecedente il 1 giugno 2008.

Parimenti infondato è il rilievo afferente la mancanza della firma dell’esattore che avrebbe dovuto essere apposta sulla cartella.

Invero la cartella esattoriale è un semplice atto di comunicazione in via amministrativa e si inquadra fra gli atti che, pur essendo attività svolta da organi della pubblica amministrazione, non rientrano in senso proprio nella categoria degli atti amministrativi, ma costituiscono mere operazioni amministrative, cioè attività materiali svolte in adempimento di veri e propri atti amministrativi. A tali operazioni non si estendono i requisiti formali necessari per l’esistenza dell’atto amministrativo ed il criterio fondamentale per accertare la giuridica esistenza dell’operazione è quello del raggiungimento del fine cui essa è destinata, mentre l’unico limite di forma è rappresentato dall’osservanza della procedura espressamente stabilita dalla legge. Ne consegue che la mancanza della firma dell’esattore sulla cartella di pagamento, regolarmente notificata, non comporta inesistenza o nullità dell’atto (Cass. Sez. U, n. 3739 del 22/12/1971).

5. Il ricorso va dunque accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario della contribuente va rigettato. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per l’alternarsi delle vicende processuali e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, rigetta il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle Entrate le spese processuali di questo giudizio che liquida in complessivi Euro 13.000,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2021

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