Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11076 del 10/06/2020

Cassazione civile sez. I, 10/06/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 10/06/2020), n.11076

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26904/2015 proposto da:

P.G., elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Pompeo

Trogo 21, presso lo studio dell’avvocato Casanova Stefania, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati Forino Michele e

Rosso Sebastiano, con procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Genova, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, al Viale Giulio Cesare 14, presso lo studio

dell’avvocato Pafundi Gabriele, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Morielli Anna, con procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 529/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 04/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/02/2020 dal Cons. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza emessa nel 2014 il Tribunale di Genova respinse il ricorso proposto da P.G., relativo all’opposizione avverso il provvedimento emesso dal Comune di Genova, notificato il 5.5.2011, che aveva dichiarato la sua decadenza dall’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, sito in (OMISSIS), per la perdita dei requisiti di legge.

In particolare, il provvedimento fu emesso in conseguenza del fatto che, per l’anno 2006, il P. aveva dichiarato, nel modello ISEE, di essere comproprietario, con la moglie, dal (OMISSIS), di un immobile sito in (OMISSIS), da considerare adeguato alle esigenze del nucleo familiare, fatto che costituiva violazione della L.R. n. 10 del 2004, art. 16, comma 2, lett. d)).

Al riguardo, il P. aveva proposto opposizione deducendo che: all’epoca dell’avvio del procedimento (dicembre 2009) il presupposto di fatto della suddetta decadenza (la proprietà dell’immobile al (OMISSIS)) era venuto meno, avendo i coniugi P. donato, con atto del 2008, l’appartamento dichiarato al figlio L.; l’alloggio assegnato non era invece adeguato in rapporto al nucleo familiare.

Con sentenza del 4.5.15, la Corte d’appello di Genova rigettò l’appello del P., rilevando che: i coniugi fin dal 1989 erano comproprietari di altro alloggio in Genova, poi donato al figlio nel 2008, circostanza emersa dalla dichiarazione ISEE del P.; l’altro appartamento, assegnato al ricorrente, come argomentato dal giudice di primo grado, era da ritenere adeguato alle esigenze del nucleo familiare secondo le caratteristiche indicate nella scheda allegata alla Delib. Giunta Regionale del 2006 rispetto ai tre membri della famiglia occupante; era irrilevante che alla data del provvedimento di decadenza (2011) l’altro appartamento fosse già stato donato (nel 2008), data la natura dichiarativa del procedimento amministrativo avviato nel 2009; era altresì irrilevante la dedotta inerzia del Comune di Genova nel dichiarare la decadenza in questione in quanto, da un lato, il P. aveva dichiarato la proprietà dell’altro immobile solo nel modello ISEE del 2006 e dall’altro, quando fu assegnato l’alloggio (1986), egli non era ancora proprietario dell’altro appartamento, acquistato nel 1989.

Ricorre in cassazione P.G. con unico motivo, illustrato con memoria.

Resiste il comune di Genova con controricorso.

Diritto

RITENUTO

che:

L’unico motivo del ricorso denunzia violazione e falsa applicazione della L.R. n. 10 del 2004, art. 16, comma 2, lett. d), nonchè omesso esame di fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, in combinato disposto con D.G.R. Liguria n. 235 del 2009, art. 3, lett. B), art. 5, lett. C) e art. 12, lett. 3), non avendo la Corte d’appello considerato che: nel 1990 il suo nucleo familiare era composto da quattro persone, mentre l’alloggio assegnato, per motivi di insalubrità, non poteva ospitare più di tre persone; il Comune di Genova, fin dagli anni novanta, era a conoscenza che il P. fosse comproprietario dell’appartamento acquistato nel 1989; fin dal 1998 quest’ultimo immobile era stato utilizzato dal figlio L. e i suoi familiari.

Inoltre, il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata non aveva tenuto conto del fatto che il D.G.R. n. 235, nel fissare i limiti alla titolarità di diritti reali, ai fini dell’assegnazione di alloggio ERP, era da interpretare nel senso che non si verificava la decadenza allorquando un cespite di proprietà dell’assegnatario fosse utilizzato da altro membro della famiglia per esigenze abitative proprie, ciò anche in applicazione degli artt. 3 e 97 Cost..

Il motivo è infondato. Anzitutto, va osservato che la doglianza relativa all’omesso esame di fatto decisivo è destituita di fondamento, in quanto la Corte d’appello – come anche il Tribunale – ha esaminato la questione dell’insussistenza dei requisiti di cui al della L.R. n. 10 del 2004, predetto art. 16, comma 2, lett. d), per il sopravvenuto acquisto della proprietà di altro appartamento in (OMISSIS) nel 1989 (in comproprietà tra il ricorrente e la moglie) espressamente rilevando che: dal 4.4.1992 il nucleo familiare del P. si componeva di tre persone, poichè il figlio L. aveva mutato la propria residenza, trasferendosi presso l’appartamento donatogli dai genitori nel 1989; l’appartamento acquistato era idoneo ad una famiglia di tre persone, come documentato.

Ne consegue l’irrilevanza della critica secondo cui la Corte territoriale non avrebbe tenuto conto che nel 1990 la famiglia del ricorrente era composta da quattro persone, in quanto ciò che rileva ai fini della decadenza dall’assegnazione dell’alloggio ERP è unicamente l’accertamento della titolarità della proprietà di altro immobile in Genova che fosse adeguato alle esigenze della famiglia assegnataria, alla data di tale accertamento, avvenuto nel 2009, sulla base della dichiarazione ISEE del ricorrente, considerando altresì che il provvedimento comunale di decadenza ha natura dichiarativa (Cass., n. 9559/17).

In altri termini, la decadenza è stata accertata a seguito di un fatto sopravvenuto all’acquisto dell’altro immobile, allorchè il nucleo familiare del ricorrente era variato da quattro a tre persone, rispetto al quale era dunque divenuto adeguato l’appartamento acquistato.

Parimenti infondata è la critica afferente al rilievo per cui la decadenza sarebbe stata erroneamente pronunciata senza tener conto dell’avvenuto trasferimento del figlio del ricorrente, L., presso l’appartamento acquistato nel 1989. Invero, tale doglianza è stata formulata sulla base di una interpretazione del predetto art. 16 L.R. che non può essere condivisa. Al riguardo, il ricorrente si duole che la Corte d’appello non abbia inteso che la ratio dei limiti relativi alle assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica induca a ritenere che la decadenza non dovrebbe verificarsi nel caso in cui l’assegnatario sia titolare del diritto di proprietà su altro immobile utilizzato da un componente della sua famiglia per proprie esigenze familiari

A sostegno di tale critica il ricorrente adduce che, aderendo all’interpretazione adottata nella sentenza impugnata, s’incorrerebbe in una soluzione irrazionale, confliggente con la ratio della norma applicata, come sarebbe reso evidente, a suo dire, dal rilievo per cui se il figlio L. fosse rimasto in famiglia, presso l’alloggio assegnato, non sarebbe maturata la decadenza contestata.

Tale argomentazione non esprime, in realtà, alcuna confutazione dell’interpretazione fatta propria dalla Corte d’appello, in quanto quest’ultima ha accertato il sopravvenuto venir meno dei presupposti legali cui è subordinata la legittimità dell’assegnazione dell’alloggio in questione poichè l’immobile acquistato dal ricorrente, all’atto dell’accertamento, era adeguato alle esigenze della sua famiglia. Il fatto che l’altro immobile sia stato poi utilizzato dal figlio del ricorrente unitamente alla propria famiglia non incide sui presupposti della decadenza oggetto di causa atteso che proprio il trasferimento del figlio ha comportato la variazione del parametro legale dell’adeguatezza dell’alloggio acquistato rispetto all’immobile assegnato, parametro sulla cui valutazione è dunque del tutto irrilevante la questione che l’utilizzazione fosse figlio del ricorrente. Orbene, se la famiglia del ricorrente fosse sempre rimasta nella composizione originaria di quattro componenti, evidentemente l’immobile acquistato avrebbe potuto essere utilizzato da terzi, ma ciò avrebbe costituitc vicenda neutrale in ordine alla permanenza dei presupposti dell’assegnazione dell’alloggio.

Ne consegue l’insussistenza della possibilità di interpretare le norme applicate nella fattispecie secondo la prospettazione contenuta nel ricorso. Al riguardo, è altresì evidente l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale invocata dalla difesa del ricorrente, in ordine agli artt. 3 e 97 Cost..

Invero, il ricorrente non ha ben chiarito quale sarebbe l’irragionevole disparità di trattamento determinata dall’applicazione della L.R. n. 10 del 2004, art. 16, comma 2, lett. d) e rispetto a quale situazione essa si verificherebbe.

Nè appare chiara la denunziata violazione del principio di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione, venendo in rilievo disposizioni frutto della legittima discrezionalità del legislatore regionale in tema di presupposti dell’assegnazione di alloggi.

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 3200,00 di cui 200,00 per esborsi, oltre alla maggiorazione del 15% quale rimborso forfettario delle spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2020

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