Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11062 del 27/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/04/2021, (ud. 29/01/2021, dep. 27/04/2021), n.11062

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino L – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA Maria Giuli – Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet T – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5358/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

B.S., difeso dall’avvocato Giuseppe Fattori, con

domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Lucilla Lenti in

Roma, via Crescenzio 19;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 172/28/12, depositata in data 10/12/2012, non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 29/1/2021 dal

Consigliere Adet Toni Novik.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Nei confronti di B.S. furono emessi un avviso di accertamento per Ires, Iva, Irap ed un atto di contestazione di sanzioni pecuniarie, entrambi relativi all’anno di imposta 2003.

2. Con sentenza n. 54/35/12, la Commissione tributaria provinciale di Milano (CTP) respinse il ricorso del contribuente.

3. La Commissione tributaria regionale della Lombardia (CTR) ha accolto l’appello del contribuente.

4. A sostegno della decisione, la CTR afferma di non poter tener conto della notizia di reato depositata in udienza dall’ufficio, per essere stato il deposito effettuato oltre il termine perentorio di 20 giorni; nel merito, ritiene che l’agenzia non abbia dimostrato di aver segnalato alla procura della Repubblica l’utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti, cosicchè “in mancanza di predetta denuncia, o meglio della rigorosa dimostrazione della sua presentazione il raddoppio dei termini non può operare e l’accertamento relativo all’anno 2003 va dichiarato nullo per intervenuta decadenza ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43. Tale fatto è preliminare al fine di poter proseguire nell’analisi delle ulteriori questioni sollevate”.

5. L’agenzia ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza per due motivi, cui il contribuente resiste con controricorso e deposita memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente, rileva la Corte che l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dal contribuente, sotto il profilo dell’assenza dei requisiti dell’autosufficienza e dell’esposizione sommaria dei fatti di causa è infondata, ravvisandosi nelle doglianze dedotte una critica afferente l’esatta portata della norma censurata, idonea a delineare tutte le questioni su cui il Collegio è chiamato a pronunciare.

2. Inammissibile per la medesima ragione è inoltre l’eccezione di improcedibilità del ricorso per l’omesso deposito degli atti processuali e dei documenti su cui il medesimo si fonda.

3. Con il primo motivo di ricorso, l’agenzia deduce “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3): violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, nonchè del D.L. n. 223 del 2006, art. 37, commi 24 e 26, conv. con mod. in L. n. 248 del 2006”: premesso che la stessa CTR nel corpo della decisione aveva riconosciuto che, costituendosi in giudizio, l’agenzia aveva allegato uno stralcio “della denuncia di notizia di reato”, afferma che la decisione sarebbe erronea laddove aveva escluso l’applicabilità al caso di specie del raddoppio dei termini di decadenza, in contrasto con l’interpretazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, resa dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 247/2011; rileva come per l’operatività del raddoppio dei termini non era necessario per l’ufficio fornire la prova dell’inoltro alla A.G. della denuncia, essendo sufficiente che dalle indagini fosse emersa la commissione di una violazione in grado di integrare un reato tributario.

Con il secondo motivo del ricorso, l’agenzia denuncia: “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4): nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7”, per aver la CTR dichiarato inutilizzabile la denuncia di reato tardivamente presentata.

3.1. I motivi, esaminabili congiuntamente, sono fondati.

Invero, la statuizione d’appello si pone in insanabile contrasto con la giurisprudenza di questa Corte secondo cui “In tema di accertamento tributario, i termini previsti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, per l’IRPEF e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, per l’IVA, nella versione applicabile “ratione temporis”, sono raddoppiati in presenza di seri indizi di reato che facciano insorgere l’obbligo di presentazione di denuncia penale, anche se questa sia archiviata o presentata oltre i termini di decadenza”, come peraltro stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza 25 luglio 2011, n. 247, “senza che, con riguardo agli avvisi di accertamento per i periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data del 31 dicembre 2016 e già notificati, incidano le modifiche introdotte dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, commi da 130 a 132, attesa la disposizione transitoria ivi introdotta, che richiama l’applicazione del D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2, che fa salvi gli effetti degli avvisi già notificati” (Cass. n. 16728 del 2016; conf. Cass. n. 26037 del 2016);

3.2. Nelle citate pronunce, questa Corte ha avuto cura di precisare che “non di raddoppio dei termini in senso proprio si tratta, bensì di un nuovo termine di decadenza”, applicabile in ipotesi di sussistenza di seri indizi di reità, che è un dato obiettivo non lasciato alla discrezionalità del funzionario dell’ufficio tributario, ma che deve essere accertato dal giudice, con la conseguenza che il raddoppio opera a prescindere dalla presentazione di una formale denuncia da parte dell’agenzia (peraltro, secondo quanto si legge nel controricorso alla pag. 6, la denuncia di reato era già stata presentata in data antecedente a quella del PVC della GdF 18/12/2009, visto che una ordinanza di custodia cautelare era stata emessa l’8/7/20080.

3.3. Tale raddoppio non è nemmeno escluso dalla configurabilità di una causa di estinzione del reato come la prescrizione, nè dalla intervenuta archiviazione della denuncia, non rilevando “nè l’esercizio dell’azione penale da parte del p.m., ai sensi dell’art. 405 c.p.p., mediante la formulazione dell’imputazione, nè la successiva emanazione di una sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale, anche in considerazione del doppio binario tra giudizio penale e procedimento e processo tributario (in termini, Cass. 15 maggio 2015, n. 9974)” (Cass. n. 16728/16, cit.).

3.4. Su tale assetto nessun effetto spiegava la sequenza di modifiche che hanno riguardato la disciplina dei termini prescritti per l’accertamento (L. n. 208 del 2015, art. 1, commi da 130 a 132, nonchè D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2) in quanto, qualora gli avvisi di accertamento relativi a periodo d’imposta precedenti a quello in corso alla data 31 dicembre 2016 siano stati già notificati – come nel caso in esame, in cui gli atti impositivi risultano notificati nel 2010 – si applica la disciplina dettata dal D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2 (che non è stato modificato dalla successiva L. n. 208 del 2015), che fa espressamente salvi gli effetti degli avvisi di accertamento notificati alla data di entrata in vigore del predetto decreto.

4. Pertanto, dato atto che è la stessa CTR che nello svolgimento del processo riconosce che “L’ufficio deposita la copia della notizia di reato”, il ricorso dell’agenzia va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla competente CTR che, in diversa composizione, riesaminerà la vicenda processuale, compresi i motivi non esaminati, alla stregua dei suesposti principi, e regolamenterà le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame alla CTR della Lombardia in diversa composizione, la quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 29 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2021

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