Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1105 del 19/01/2011

Cassazione civile sez. II, 19/01/2011, (ud. 28/09/2010, dep. 19/01/2011), n.1105

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.E., elettivamente domiciliato in Roma, via Taro n. 35,

presso lo studio dell’Avvocato Parini Enzo, dal quale è

rappresentato e difeso, unitamente all’Avvocato Napoleoni Nicola,

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.G., elettivamente domiciliato in Roma, via Cicerone n.

28, presso lo studio dell’Avvocato Pansini Giovanna, dal quale è

rappresentato e difeso, unitamente all’Avvocato Mella Paolo G.,

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Firenze n. 1583/04,

depositata il 23 dicembre 2004.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28 settembre 2010 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

sentito, per il ricorrente, l’Avvocato Enzo Parini;

sentito, per il resistente, l’Avvocato Giovanna Pansini;

udite le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Marinelli Vincenzo, che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso per quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.G. ha convenuto in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Livorno, G.E., chiedendone, previo accertamento dell’avvenuta violazione delle disposizioni di legge e regolamentari in materia di distanze e di immissioni fumose e gassose, la condanna alla demolizione delle opere eseguite in violazione delle norme sulle distanze legali e alla esecuzione delle opere necessarie a ricondurre la situazione dei luoghi nei limiti di legge.

Il G. ha resistito alla domanda sostenendo, tra l’altro, che le costruzioni indicate dall’attore erano state realizzate prima dell’adozione, da parte del Comune di Campo nell’Elba, del programma di fabbricazione, con la conseguenza che ad essi si applicava la disciplina codicistica, alla quale le opere stesse erano conformi.

Il Tribunale di Livorno, con sentenza depositata il 9 agosto 2001, ha respinto le domande, compensando tra le parti le spese di lite. In particolare, il giudice di primo grado ha ritenuto che l’attore non avesse provato che le costruzioni a distanza inferiore dal confine risalissero ad epoca successiva alla entrata in vigore del programma di fabbricazione del Comune di Campo nell’Elba (1974), che ha imposto la distanza minima dal confine di cinque metri.

Il C. ha proposto appello, cui ha resistito il G., il quale ha proposto appello incidentale relativamente alla statuizione di compensazione delle spese.

La Corte d’appello di Firenze, con sentenza depositata il 23 dicembre 2004, ha accolto il gravame e ha condannato il G. a demolire i fabbricati o le porzioni di essi eretti a distanza dal confine con la proprietà attorea inferiore a cinque metri, nonchè al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.

La Corte d’appello ha dato atto dell’esistenza di un orientamento della giurisprudenza di legittimità in base al quale, nel caso in cui il convenuto, contro il quale sia stato domandato il ripristino della distanza legale tra le costruzioni, opponga di aver eseguito la propria costruzione prima dell’entrata in vigore della norma di cui l’attore lamenta la violazione, tale deduzione non configura un’eccezione in senso proprio, ma si risolve nella mera negazione della sussistenza di una condizione dell’azione ex adverso proposta;

conseguentemente – secondo i principi regolanti la ripartizione dell’onere probatorio – la sussistenza di tale condizione, e cioè l’illegittimità dell’opera in relazione alle norme vigenti al tempo della sua esecuzione, dev’essere dimostrata dall’attore.

Ha tuttavia ritenuto tale orientamento non persuasivo, sulla base del rilievo che le norme in materia di distanze disciplinano e conformano, in via astratta, il diritto di proprietà, nel senso che il diritto a che il vicino si astenga dal tenere costruzioni fino ad una certa distanza dal confine con il proprio fondo deve qualificarsi come facoltà pertinente al diritto dominicale, e ha tratto conferma dal fatto che il contrario diritto, avente ad oggetto il diritto per il vicino di tenere costruzioni a distanza inferiore a quella legale, va inquadrato tra le servitù prediali, trattandosi d un diritto reale su cosa altrui. Da tale inquadramento, la Corte d’appello ha tratto la conseguenza che colui che agisce per il rispetto delle distanze null’altro deve dimostrare che essere proprietario del fondo in relazione al quale propone l’azione, incombendo invece al vicino, convenuto in giudizio, di opporre all’attore il fatto di essere titolare del diritto di servitù, oppure il fatto di avere edificato nell’esercizio di una facoltà riconducibile al proprio diritto dominicale, nel tempo in cui questo diritto comprendeva tale facoltà. In sostanza, posto che l’attore fa valere il proprio diritto dominicale e non, come presupposto dal non condiviso orientamento, la illegittimità dell’opera, il vicino avrà l’onere di eccepire e di provare l’esistenza di una situazione giuridica idonea a mettere nel nulla le facoltà fatte valere dall’attore.

Nel caso di specie, posto che il convenuto non aveva dimostrato che i fabbricati erano stati realizzati prima dell’entrata in vigore del programma di fabbricazione, ovvero che sussisteva una diritto di servitù, la domanda doveva essere accolta, con condanna del convenuto alla demolizione dei fabbricati sino al rispetto della distanza di cinque metri dal confine con il fondo dell’attore.

Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso G. E. sulla base di quattro motivi; ha resistito, con controricorso, C.G.; quest’ultimo ha altresì depositato memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2697 cod. civ., artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè vizio di omessa motivazione.

Dopo aver richiamato il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità disatteso dalla Corte territoriale, il ricorrente rileva che ciò che costituiva il fondamento del diritto fatto valere dal C. all’abbattimento del corpo di fabbrica edificato sul fondo confinante non era soltanto la materiale esistenza del manufatto, ma anche la contrarietà di tale manufatto alla normativa sulle distanze in vigore al momento della realizzazione, sicchè, una volta riconosciuto legittimo il fabbricato in base alle disposizioni del codice civile, era onere dell’attore provare il fatto costitutivo del diritto alla demolizione, e cioè che il fabbricato era stato realizzato nella vigenza del programma di fabbricazione del Comune di Campo nell’Elba, e cioè in epoca successiva all’ottobre 1974. Prova, questa, che era venuta a mancare, sicchè la Corte d’appello non avrebbe potuto accogliere il gravame, essendo venuto meno il presupposto per l’accoglimento della domanda di demolizione, e cioè l’illegittimità dell’opera.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia il vizio di motivazione contraddittoria, dolendosi del fatto che la Corte d’appello, da un lato, ha affermato di condividere l’opinione del Tribunale secondo cui il fondamento della domanda “potrebbe, astrattamente, riconoscersi solo ove fosse ritenuto applicabile, alla presente fattispecie, il programma di fabbricazione del 1974” e, dall’altro, ha invece ritenuto che fosse il costruttore a dover provare che la realizzazione del manufatto era avvenuta al di fuori della vigenza del programma di fabbricazione.

Con il terzo motivo, il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè vizio di omessa motivazione, dolendosi del fatto che la Corte d’appello abbia ordinato la demolizione di tutte le opere realizzate a distanza inferiore ai cinque metri dal confine, dimenticando che in atti vi era la prova che alcuni di quei fabbricati esistevano già prima del 1972 e ad essi non si applicava quindi la disciplina posta dal programma di fabbricazione del 1974.

Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 91 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè vizio di motivazione. La Corte d’appello, assume il ricorrente, avrebbe errato nel porre a suo carico le spese del giudizio di primo grado atteso che l’attore aveva proposto due domande (una di demolizione e l’altra relativa alle immissioni), e che la domanda relativa alle immissioni era stata rigettata senza che sul punto l’attore avesse proposto appello. La Corte territoriale non avrebbe quindi potuto prendere in considerazione, ai fini della statuizione sulle spese del giudizio di primo grado, il merito della domanda relativa alle immissioni, perchè sul punto si era formato il giudicato.

Il primo e il secondo motivo di ricorso, che per evidenti ragioni di connessione devono essere trattati congiuntamente, sono fondati.

La giurisprudenza di legittimità è orientata in modo uniforme e consolidato nel senso che “nel caso in cui il convenuto, contro il quale sia stato domandato il ripristino della distanza legale tra le costruzioni, opponga di aver eseguito la propria costruzione prima dell’entrata in vigore della norma di cui l’attore lamenta la violazione, tale deduzione non configura un’eccezione in senso proprio, ma si risolve nella mera negazione della sussistenza di una condizione dell’azione ex adverso proposta; conseguentemente – secondo i principi regolanti la ripartizione dell’onere probatorio – la sussistenza di tale condizione, e cioè l’illegittimità dell’opera in relazione alle norme vigenti al tempo della sua esecuzione, dev’essere dimostrata dall’attore” (Cass., n. 4511 del 1985; Cass., n. 14782 del 2009). “Il proprietario, che denunci la violazione delle distanze legali da parte della costruzione del vicino, sulla base delle disposizioni dettate in materia da un nuovo regolamento edilizio, deve – dunque – dedurre e dimostrare il presupposto per l’applicabilità di tale nuova disciplina, e, cioè, la sua entrata in vigore prima del completamento della costruzione medesima, da intendersi come realizzazione degli elementi strutturali essenziali, rilevanti per l’altezza e cubatura dell’edificio” (Cass., n. 6265 del 1987). In altri termini, “spetta al proprietario che chiede la demolizione dell’opera in violazione della normativa sulle distanze dimostrare che al momento dell’entrata in vigore della disciplina più rigorosa essa non era completata, mentre il convenuto può limitarsi a contestare, senza altro onere probatorio, neppure nel caso abbia articolato prova testimoniale sul punto, sempre che non vi sia inequivoca rinuncia ai vantaggi derivantigli dai principi che disciplinano la prova” (Cass., n. 141 del 1998).

Ritiene il Collegio di dovere dare continuità a tale orientamento, in quanto le considerazioni svolte dalla Corte d’appello a fondamento della opinione secondo cui spetterebbe al convenuto dare la prova della legittimità della propria costruzione, della quale si chiede la demolizione perchè eseguita in violazione delle distanze, non possono essere condivise.

Deve, infatti, rilevarsi che, nel caso di specie, la domanda originariamente introdotta dall’attuale resistente, quale risulta dallo stesso controricorso, era fondata sulla asserita illegittimità delle opere realizzate dal vicino, e ciò perchè eseguite in contrasto sia con le disposizioni codicistiche in materia di distanze, sia con quelle sancite dagli strumenti urbanistici locali, ed era finalizzata ad ottenere la riduzione delle costruzioni stesse alla distanza legale.

In tale contesto, invero, appare evidente che il requisito della illegittimità dell’opera, perchè in contrasto con i regolamenti edilizi, integra il fatto costitutivo della domanda volta ad ottenere la demolizione dell’opera eseguita dal vicino o comunque la riduzione della stessa alla distanza legale. Ne consegue che l’onere della prova della illegittimità della edificazione grava su chi agisce chiedendo il rispetto delle distanze legali e quindi, nel caso di specie, incombeva all’attore, il quale aveva introdotto, a sostegno della propria domanda, la mancata osservanza di uno strumento urbanistico entrato in vigore prima dell’attività edificatoria posta in essere dal convenuto. Quest’ultimo, da parte sua, non era gravato dall’onere della prova di dimostrare con esattezza il momento di tale edificazione, costituendo la deduzione di avere costruito in un momento in cui non era in vigore alcuno strumento urbanistico, ovvero era in vigore un diverso strumento che detta edificazione consentiva, una mera eccezione volta a contrastare la domanda di demolizione, e non una prospettazione difensiva volta all’accertamento, in positivo, di un proprio diritto al mantenimento delle opere realizzate ad una distanza inferiore.

La Corte d’appello di Firenze si è discostata dai principi qui riaffermati sicchè i primi due motivi di ricorso devono essere accolti.

All’accoglimento dei primi due motivi di ricorso consegue l’assorbimento degli altri e la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Firenze.

AL giudice di rinvio è demandata la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte d’appello di Firenze.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 28 settembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2011

Sommario

IntestazioneFattoDirittoP.Q.M.

Copia negli appunti

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA