Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11035 del 05/05/2017


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Cassazione civile, sez. II, 05/05/2017, (ud. 17/01/2017, dep.05/05/2017),  n. 11035

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2780-2013 proposto da:

C.E., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

GIULIANA, 58, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CARUSO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MASSIMILIANO QUERCETANI,

ROBERTO VANNETTI;

– ricorrente –

contro

M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE ANGELICO 35,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI NICOLA D’AMATI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ENZO VICHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 667/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 23/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/01/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;

udito l’Avvocato Vichi Enzo difensore della controricorrente che ha

chiesto il rigetto del ricorso e la condanna alle spese e deposita

nota spese;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

IACOVIELLO Francesco Mauro, che ha concluso per l’inammissibilità

del ricorso.

Fatto

I FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Livorno, Sezione Distaccata di Piombino, con la sentenza depositata il 3/5/2006, in accoglimento della domanda proposta da M.L. dichiarò l’inesistenza di debiti a carico dell’attrice in relazione a sei assegni cambiari rilasciati dal defunto marito di costei, R.R., per l’importo di Euro 64.475,51, in favore del convenuto C.E..

La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata il 23/5/2012, rigettò l’appello proposto dal convenuto.

Avverso quest’ultima decisione ricorre il C.. Resiste con controricorso la M..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unitaria censura posta a corredo del ricorso viene stigmatizzato vizio motivazionale su un punto decisivo della controversia.

Riprendendo le difese sviluppate nel corso del giudizio di merito il ricorrente denunzia l’illogicità di ritenere che il saldo delle tratte girate dal R. in favore del C. fosse diretto a ripianare il debito con quest’ultimo in precedenza contratto (il R. non aveva fatto dichiarazione d’imputazione; non aveva richiesto quietanza a saldo; la moglie non aveva preteso la cancellazione dell’iscritta ipoteca).

Il ricorso, diretto a contestare la motivazione della sentenza impugnata con argomenti largamente non autosufficienti, apodittici e di merito, impinge preliminarmente nell’improcedibilità. Infatti, il ricorrente ha dichiarato nell’incipit dell’atto introduttivo del giudizio di legittimità che la sentenza d’appello gli era stata notificata il 16 novembre del 2012, di conseguenza, al fine di dimostrare la tempestività del ricorso, nel rispetto del termine breve, sarebbe stato onere del medesimo produrre copia originale della predetta sentenza con l’attestazione di notificazione. In assenza di ciò, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 1, (cfr S. U. n. 9005, 16 aprile 2009; Sez. Lavoro, n. 7469, 31 marzo 2014, RV 630613; Sez. 6-3 n. 6706, 15 marzo 2013, RV 625488).

Le spese legali, distratte in favore del difensore che, dichiaratosi antistatario, ne ha fatto richiesta, seguono la soccombenza e possono liquidarsi siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate.

PQM

dichiara il ricorso improcedibile. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.700,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge, con distrazione in favore dell’avv. Enzo Vichi del Foro di Firenze.

Così deciso in Roma, il 17 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2017

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