Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11026 del 19/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 19/05/2011, (ud. 18/03/2011, dep. 19/05/2011), n.11026

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.R., rappresentato e difeso, per procura speciale a

margine del ricorso, dall’Avvocato ACERBO Luigi, domiciliato per

legge in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della

Corte Suprema di Cassazione;

– ricorrente –

contro

D.M.V.;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Salerno n. 934 del 2009,

depositata in data 19 ottobre 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18 marzo 2011 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio, il quale ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso per carenza sopravvenuta di interesse.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che D.M.V. conveniva in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Vallo della Lucania, R.R. chiedendo che venisse condannato alla demolizione di una costruzione realizzata in violazione di una pattuizione contrattuale – che limitava il diritto di edificare del convenuto sul proprio fondo – e comunque in violazione delle distanze legali;

che il R. contestava la domanda, sostenendo che il fabbricato di sua proprietà ubicato sul confine esisteva ab immemorabile e che egli si era limitato a realizzare un intervento di sistemazione della copertura, e proponeva domanda riconvenzionale per ottenere la consegna, da parte dell’attore, di parte del terreno che egli aveva acquistato con la richiamata pattuizione e che non gli era stato consegnato;

che l’adito Tribunale accoglieva la domanda e condannava il R. alla eliminazione e all’arretramento di ogni opera edilizia da lui realizzata sulla fascia di terreno oggetto della pattuizione sino alla distanza legale di cinque metri dal confine con la proprietà dell’attore, e rigettava la domanda riconvenzionale;

che il R. proponeva appello sostenendo che il giudice di primo grado aveva basato la propria decisione esclusivamente sulle conclusioni del CTU, omettendo di esaminare la documentazione allegata; che il CTU aveva indicato quale epoca di realizzazione del pianterreno del fabbricato l’anno 1981 o addirittura il 1974; che il rilascio, nel 1989, dell’autorizzazione relativa alla copertura mansardata lasciava supporre l’esistenza del piano terra; che non poteva essere ordinato l’arretramento della costruzione fino a metri cinque dal confine, atteso che lo stesso attore, con diffida notificata il 19 maggio 1990, aveva chiesto l’arretramento di metri 2,10;

che il D.M. resisteva al gravame;

che la Corte d’appello di Salerno, con sentenza depositata il 19 ottobre 2009, ha rigettato l’appello, confermando integralmente la sentenza del Tribunale;

che la Corte ha rilevato che, alla stregua delle risultanze processuali, doveva ritenersi che nel 1974, epoca del frazionamento e della pattuizione intervenuta tra le parti, sulla fascia di terreno ceduta al D.M. non esisteva alcun immobile;

che, peraltro, nel 1974 era già in vigore il programma di fabbricazione del Comune di Agropoli, che prevedeva in caso di proprietà inedificate la distanza dal confine di metri cinque, sicchè era del tutto irrilevante l’epoca di realizzazione del manufatto, ovvero se lo stesso fosse stato costruito nel 1974 o nel 1981, e successivamente sopraelevato, in quanto era assorbente la circostanza che nel 1974 non vi era alcun manufatto e la distanza legale dal confine era di metri cinque;

che la Corte ha poi ritenuto che non potesse essere condiviso il motivo di censura relativo alla distanza da attuare con l’arretramento della costruzione, indicata nella diffida del 1990 in metri 2,10, stante la natura inderogabile delle norme sulle distanze legali;

che per la cassazione di questa sentenza, il R. ha proposto ricorso affidato a tre motivi, mentre l’intimato non ha svolto attività difensiva;

che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., che è stata comunicata alle parti e al pubblico ministero.

Rilevato che il relatore designato, nella relazione depositata il 10 febbraio 2011 e comunicata alle parti e al Pubblico Ministero, ha formulato proposta di decisione rilevando la inammissibilità di tutti i motivi di ricorso articolati dal R..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, in data 15 marzo 2011, il difensore del ricorrente ha depositato atto di transazione intervenuto tra le parti, chiedendo la dichiarazione di cessazione della materia del contendere ovvero di non luogo a provvedere per intervenuta transazione;

che l’intervenuta dichiarazione del ricorrente comporta la sopravvenuta inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2011

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