Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10986 del 09/06/2020

Cassazione civile sez. I, 09/06/2020, (ud. 21/02/2020, dep. 09/06/2020), n.10986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 18592/2016 proposto da:

Sicilcassa S.p.a. in Liquidazione Coatta Amministrativa, in persona

del commissario liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata

in Roma, Via Cola di Rienzo n. 111, presso lo studio dell’avvocato

Gonnella Giulio, rappresentata e difesa dall’avvocato Gallo

Alessandro, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.P., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Messina Salvatore Donato, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1130/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 11/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/02/2020 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. DE MATTEIS Stanislao, che ha chiesto che

la Corte accolga il primo motivo e rigetti il secondo ed il terzo.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza depositata in data 11 giugno 2016 la Corte d’Appello di Palermo ha rigettato l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Palermo che ha ammesso M.P. allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa della Sicilcassa s.p.a., in via privilegiata ex art. 2751 bis c.c., n. 1, per la somma di Euro 54.165,91 oltre agli interessi legali fino alla liquidazione dell’attivo mobiliare ed alla rivalutazione monetaria fino alla alla data di deposito dello stato passivo, ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 86.

Il giudice di secondo grado, per quanto di interesse, ha osservato che avendo i trattamenti pensionistici integrativi la natura di retribuzione differita, il giudice di primo grado aveva correttamente riconosciuto la rivalutazione monetaria ed aveva ammesso il credito in via privilegiata ex art. 2751 bis c.c., n. 1.

Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Sicilcassa s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa.

Si è costituito in giudizio con controricorso M.P..

La ricorrente ha depositato la memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 2117 c.c., L. n. 166 del 1996, art. 9 bis, comma 1, D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 8 e dell’art. 2751 bis c.c..

Lamenta la società ricorrente che la sentenza impugnata, nel riconoscere erroneamente la natura giuridica di retribuzione differita ai contributi versati dal lavoratore al F.I.P., li ha inopinatamente ammessi in privilegio.

Evidenzia che questa Corte, già con la sentenza a Sezioni Unite n. 4684/2015, ha ritenuto la natura previdenziale e non retributiva dei contributi in oggetto, e, tenuto conto della natura privatistica del Fondo Integrativo Pensione di Sicilcassa s.p.a., le relative prestazioni non rientrano tra quelle previdenziali a carattere obbligatorio e i relativi crediti non rientrano quindi nell’art. 2751 bis c.c..

2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 80 T.U.B., L. Fall., art. 55 e dell’art. 429 c.p.c., comma 3.

Espone la ricorrente che la natura previdenziale del credito del controricorrente e la tipologia del Fondo (di fonte privata con contributi a carattere non obbligatorio) esclude la sua ammissione in privilegio, con la conseguenza che il corso degli interessi deve arrestarsi alla data in cui la società Sicilcassa è stata posta in liquidazione coatta amministrativa (5 settembre 1997).

Quanto alla rivalutazione monetaria, deduce la ricorrente che, nel caso di specie, non trova applicazione l’art. 429 c.p.c., comma 3, che attribuisce il diritto di cumulare rivalutazione ed interessi.

In particolare, evidenzia la ricorrente che la circostanza che la L. n. 412 del 1991, art. 16, abbia stabilito un divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria per le forme di assistenza previdenziale obbligatoria non consente, a contrariis, di applicare il cumulo alle forme di previdenza ed assistenza di natura privatistica.

L’applicabilità dell’art. 429 c.p.c., dipende, infatti, esclusivamente dalla natura retributiva delle prestazioni in esso contemplate.

3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 87, nonchè l’inosservanza del principio della ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost., alla luce anche dell’art. 6 CEDU.

Lamenta la ricorrente che la Corte d’Appello ha erroneamente rigettato l’eccezione di improcedibilità del ricorso introduttivo dei creditori istanti per tardività rispetto al termine di cui del citato art. 87, comma 1 T.U.B., nonostante che questi ultimi non avessero coltivato il ricorso in opposizione del 12.2.1999. Infatti, se è pur vero che a seguito del deposito di tale ricorso, la cancelleria del Tribunale aveva omesso di comunicare ai ricorrenti l’udienza di prima comparizione fissata dal Tribunale per il 6.7.2000 – come era prescritto dall’art. 87, comma 3 TUB previgente – avrebbe dovuto comunque sanzionarsi l’inerzia dei creditori istanti, che non si erano premurati di monitorare il proprio ricorso, lasciando trascorrere circa sei anni (5.5.2005) dal deposito del nuovo ricorso in opposizione.

4. Ritiene il Collegio che le questioni poste dal ricorso debbano essere rimesse alle Sezioni unite.

E’ vero, infatti, che le medesime questioni sono state già esaminate dalle Sezioni unite con sentenza n. 4684 del 2015 e, con riferimento precipuo all’ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa della Sicilcassa, con sentenza n. 6928 del 2018.

Sennonchè, con tale ultima sentenza sono stati enunciati i seguenti principi di diritto:

“.. a) il trattamento pensionistico erogato dal Fondo Integrativo Pensioni (FIP) in oggetto ha natura previdenziale, ma ad esso non è applicabile il divieto di cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi previsto dalla L. n. 412 del 1991, art. 16, comma 6, in quanto non è corrisposto da un ente gestore di forme di previdenza obbligatoria, ma da un datore di lavoro privato;

b) essendo il credito de quo previdenziale, ai relativi accessori da cumulare non si applica il regime giuridico proprio delle obbligazioni pecuniarie, sicchè il pagamento del solo credito originario si configura come adempimento parziale di una prestazione unitaria e quindi gli interessi legali devono essere calcolati sul capitale rivalutato, con scadenza periodica dal momento dell’inadempimento fino a quello del soddisfacimento del credito mentre il diritto alla rivalutazione monetaria ha come dies ad quem quello del momento in cui è divenuto esecutivo lo stato passivo della LAC;

c) peraltro dall’affermata natura previdenziale del credito consegue che esso nell’ammissione allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa della SICILACASSA s.p.a. non è assistito da privilegio”. Appare evidente, peraltro, che il principio sub c) non sembra coordinato con quello sub b), posto che se il credito nella specie insinuato non è assistito da privilegio, essendo la L. Fall., art. 55 (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa (art. 201 di detto decreto) (Sez. un., n. 1670 del 1982), il corso di interessi e rivalutazione dovrebbe arrestarsi alla data del provvedimento che ha disposto la liquidazione (cfr. Sez. 1, n. 12551 del 2014). Ciò, peraltro, alla condizione che le Sezioni unite non vogliano rimeditare l’orientamento contrario alla natura privilegiata del credito, questione attinta dal primo motivo di ricorso.

Si impone quindi la trasmissione degli atti al Primo Presidente per la eventuale assegnazione del presente procedimento alle Sezioni Unite Civili, a norma dell’art. 374 c.p.c., comma 3.

P.Q.M.

Rimette gli atti al Primo Presidente della Corte di Cassazione per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili, a norma dell’art. 374 c.p.c., comma 3.

Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2020

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