Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10979 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 26/04/2021), n.10979

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 5658/2017 proposto da:

N.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via Ludovisi n.

35, presso lo studio dell’Avvocato Massimo Lauro, rappresentato e

difeso da sè medesimo;

– ricorrente –

contro

Curatela del Fallimento della (OMISSIS) S.p.a., in persona del

curatore Prof. Avv. B.D., elettivamente domiciliata in

Roma, Lungotevere dei Mellini n. 44, presso lo studio dell’Avvocato

Antonio De Notaristefani Di Vastogirardi, che la rappresenta e

difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1013/2016 del Tribunale di Napoli depositato il

27/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/1/2021 dal cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il giudice delegato al fallimento di (OMISSIS) s.p.a. liquidava in favore dell’Avv. N.S. – per l’attività professionale svolta in grado di appello nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso da Banca Antonveneta onde veder ammesso in sede chirografaria il maggiore importo di Euro 995.308,11 – la somma di Euro 13.000, in applicazione delle tariffe introdotte dal D.M. n. 140 del 2012.

2. Il tribunale di Napoli rigettava il reclamo proposto L.Fall., ex art. 26 nei confronti di tale decreto ritenendo di non poter esaminare gli scritti difensivi per i quali era stata richiesta la liquidazione del compenso professionale, dato che gli atti non erano stati allegati all’impugnazione.

3. Questa Corte, con ordinanza n. 10435/2016, accoglieva il terzo motivo di ricorso proposto dall’Avv. N. avverso la statuizione così assunta, ricordando che il reclamo proposto ai sensi del L.Fall., art. 26, nel testo anteriore all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 5 del 2006, apriva un procedimento inquisitorio non governato dal principio dispositivo, all’interno del quale il tribunale, investito delle funzioni di controllo dell’operato del G.D., non era vincolato alle richieste delle parti e ben poteva porre a fondamento della propria decisione ogni documento della procedura, a prescindere dal fatto che lo stesso avesse formato oggetto di contraddittorio.

4. A seguito della cassazione con rinvio del decreto impugnato il tribunale di Napoli, una volta escluso che si fosse formato alcun giudicato in punto di tariffa applicabile, riteneva di dover fare riferimento per la liquidazione del compenso ai parametri introdotti dal D.M. n. 140 del 2012 e che il valore della causa patrocinata fosse indeterminato.

Sulla base di questi criteri il collegio del reclamo liquidava in favore dell’Avv. N. la somma complessiva di Euro 13.500, oltre a spese generali, I.V.A. e c.p.A. come per legge, compensando integralmente fra le parti, per la particolare complessità delle questioni trattate, le spese del primo giudizio di reclamo, del giudizio di cassazione e del giudizio di rinvio.

5. Per la cassazione di questo decreto, depositato in data 27 dicembre 2016, ha proposto ricorso straordinario a mente dell’art. 111 Cost. l’Avv. N.S. prospettando cinque motivi di doglianza, ai quali ha resistito con controricorso il fallimento di (OMISSIS) s.p.a..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

6. La procedura controricorrente ha eccepito, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso avversario in quanto al suo interno non è stata specificata per ciascuna voce la somma minima che si assume obbligatoria per legge; in questo modo non sarebbe possibile stabilire se la liquidazione compiuta dal tribunale sia stata o meno inferiore al relativo totale e se, di conseguenza, la questione agitata abbia un’effettiva concretezza e rilevanza.

L’eccezione non è fondata, malgrado l’Avv. N. non abbia indicato il contenuto minimo delle sue richieste.

Infatti, il calcolo del compenso professionale secondo lo scaglione relativo all’importo oggetto dell’opposizione a stato passivo (Euro 995.308,11) anzichè in applicazione dello scaglione per le cause di valore indeterminato avrebbe comunque comportato, qualsiasi tariffa si fosse presa a parametro, una liquidazione maggiore di quella effettuata.

Lo scarto esistente fra i due scaglioni determina, dunque, una sicura e automatica lesione dei valori minimi da considerare nella liquidazione del compenso.

7. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 383,384 e 394 c.p.c., perchè la procedura concorsuale, in sede di rinvio, ha sollecitato una decisione su questioni nuove riguardanti la tariffa applicabile e il valore della controversia su cui calcolare il compenso.

Il tribunale, invece che respingere queste eccezioni per la loro novità, le ha integralmente recepite, dilatando erroneamente l’oggetto del contendere, che doveva ritenersi limitato, a seguito dell’enunciazione dei principi a cui il giudice di merito si sarebbe dovuto attenere, all’individuazione del quantum dovuto.

8. Il motivo è fondato, nei termini che si vanno a illustrare.

Il giudizio di rinvio, nel caso di specie di natura cd. prosecutoria (dato che il tribunale aveva rigettato il reclamo nel merito, per carenza di prova), aveva natura di procedimento chiuso, tendente a una nuova pronuncia in sostituzione di quella cassata, all’interno del quale era inibito alle parti di ampliare il thema decidendum, formulando nuove domande e nuove eccezioni, ed operavano le preclusioni che derivavano dal giudicato implicito formatosi con la decisione di cassazione (cfr. Cass. 15952/2006, Cass. 10046/2002, Cass. 1437/2000).

Lo stesso tribunale, nel decreto impugnato in questa sede, ha riconosciuto che “l’odierno ricorrente in riassunzione aveva censurato il citato provvedimento di liquidazione sia con riferimento alla fonte regolamentare applicata sia con riferimento al quantum liquidato”.

Nessuna impugnazione, quindi, era stata proposta in origine rispetto all’individuazione del valore della controversia.

Non era dato perciò al giudice del rinvio di esaminare la nuova eccezione formulata a questo proposito dalla difesa della procedura reclamata ad ampliamento del thema decidendum già definitivamente segnato.

Nè – è bene sottolineare – una simile possibilità discendeva dal principio inquisitorio che regolava il procedimento, nel senso stabilito dall’ordinanza n. 10435/2016, in quanto questo principio riguarda la prova della pretesa fatta valere e non la portata dell’impugnazione, che rimaneva ineludibilmente segnata dall’iniziativa delle parti.

9. L’accoglimento della doglianza comporta l’assorbimento del terzo e del quarto motivo (vertenti l’uno sull’erronea determinazione del valore della lite, l’altro sulla non corretta individuazione dello scaglione di riferimento), oltre che dell’ultima censura, in considerazione del disposto dell’art. 336 c.p.c..

10. Il secondo mezzo lamenta la violazione dell’art. 290 c.p.c. e art. 329 c.p.c., comma 2, ed assume che il tribunale, in sede di rinvio, ha ingiustamente posto a base della propria decisione questioni oramai coperte dal giudicato, giacchè il provvedimento cassato si era esplicitamente pronunciato anche sulla tariffa applicabile al caso de quo, individuandola in quella prevista dal D.M. n. 127 del 2004, senza che sul punto la curatela avesse proposto alcuna censura in sede di legittimità.

Di conseguenza il profilo dell’applicazione della tariffa del 2004 risultava oramai inoppugnabile e rimaneva precluso al tribunale, in sede di rinvio, esorbitare dall’attività di verifica della somma dovuta in applicazione di questa tariffa sulla base della quantità e qualità del lavoro svolto.

11. La censura non è fondata.

Non è in contestazione che il tribunale con il decreto del 25 ottobre 2013, benchè abbia rigettato il reclamo ritenendo che il difensore avesse l’onere di produrre in sede di impugnazione la documentazione già allegata alla richiesta di liquidazione del suo compenso, abbia indicato quale tariffa applicabile quella prevista dal D.M. n. 127 del 2004.

Una simile affermazione, tuttavia, non era di per sè idonea a sostenere il decisum nei termini adottati dal collegio del reclamo e configurava, all’evidenza, un mero obiter dictum ininfluente ai fini della decisione e, quindi, privo di effetti giuridici.

Ne discende che la procedura non aveva nè l’onere, nè l’interesse ad impugnare un simile accertamento che, essendo del tutto superfluo e non formando un capo autonomo della decisione, non era suscettibile di passare in giudicato.

12. All’accoglimento del primo motivo di ricorso conseguono la cassazione del decreto impugnato e il rinvio del procedimento al tribunale di Napoli in diversa composizione, il quale, nel procedere a nuovo esame della causa, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo, dichiara assorbiti gli altri, cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al tribunale di Napoli in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

 

 

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