Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10970 del 06/05/2010

Cassazione civile sez. lav., 06/05/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 06/05/2010), n.10970

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LAMORGESE Antonio – Presidente –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati VALENTE NICOLA,

PREDEN SERGIO, RICCIO ALESSANDRO, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.A.I.T. S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DELLA LIBERTA’ 20/13,

presso lo studio dell’avvocato MANFREDONIA PIERLUIGI, rappresentata e

difesa dall’avvocato MOTTA CATALDO, giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

B.A.;

– intimato –

e contro

I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA LUIGI e RASPANTI RITA,

giusta procura speciale atto notar CARLO FEDERICO TUCCARI di Roma del

12/04/07, rep. 73253;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1677/2006 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 20/10/2006 R.G.N. 3074/05;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

25/02/2010 dal Consigliere Dott. AMOROSO Giovanni;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito l’Avvocato ROMEO LUCIANA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso depositato il 28 gennaio 1999 B.A. proponeva giudizio di merito per la conferma dell’ordinanza emessa ex art. 700 c.p.c. dal Pretore del Lavoro di Brindisi con la quale era stato disposto il ripristino dell’erogazione della pensione cat. (OMISSIS), gia’ attribuita con decorrenza 1.3.1996. a seguito della rivalutazione del periodo contributivo conseguente ad esposizione ad amianto, in costanza di rapporto di dipendenza intercorso dal 6.5.1992 al 28.2.1996 con S.A.I.T. s.p.a., societa’ appaltatrice di lavori presso lo stabilimento ENEL Nord con sede in (OMISSIS).

L’erogazione della prestazione era stata sospesa dall’I.N.P.S. con nota del 15.9.1998 in quanto la societa’ aveva promosso giudizio nei confronti dell’I.N.A.I.L. per ottenere la restituzione del premio versato dal 1984 al 1989 assumendo l’inesistenza del rischio amianto nei due cantieri siti presso gli stabilimenti ENEL ed ENICHEM S.P.A. di (OMISSIS) nei quali aveva operato.

Deduceva l’illegittimita’ di tale provvedimento in quanto assunto in violazione dell’art. 2116 c.c.. Evidenziava che detto atto non era stato preceduto da ulteriore verifica della sussistenza dell’obbligo aziendale di corrispondere il premio contro l’asbestosi per un operaio che era stato costantemente addetto alla manutenzione di impianti con coibenti; lo stesso era stato inoltre emesso nonostante i pregressi positivi accertamenti disposti dall’I.N.A.I.L. sia ne 1982 che nel 1986.

Chiedeva quindi la condanna dell’I.N.P.S. al ripristino della prestazione.

L’I.N.A.I.L. si costituiva concludendo per il rigetto della domanda.

Anche la SA.I.T. spa concludeva per il rigetto della domanda formulata nei suoi confronti.

L’I.N.P.S. spiegava analoga conclusione deducendo la necessita’ di accertare, nuovamente ed in modo autonomo, l’avvenuta esposizione ad amianto.

2. Con sentenza del 19 aprile 2005 l’adito G. U. del Lavoro del Tribunale di Brindisi condannava l’INPS al pagamento della prestazione, a corrispondere i ratei arretrati e gli accessori, nonche’ alla rifusione delle spese di lite, compensate tra le altre parti.

3. Per la riforma di tale decisione proponeva appello l’Istituto soccombente con ricorso depositato il 18 novembre 2005 chiedendo il rigetto della domanda.

Resistevano l’I.N.A.l.L. e S.A.I.T. S.P.A. e concludevano per il rigetto dell’appello. Analoga conclusione era formulata da B. A., che con memoria depositata il 18 settembre 2006 con cui proponeva anche appello incidentale condizionato all’accoglimento di quello principale.

Con sentenza numero 1677/2006 del 20 ottobre 2006 la Corte di Appello di Lecce, sezione lavoro, rigettava integralmente il gravame dell’INPS e, per l’effetto, confermava la sentenza di primo grado.

4. Avverso tale sentenza l’INPS propone ricorso per Cassazione con un unico motivo poi illustrato con memoria.

La societa’ intimata ha resistito con controricorso.

Il pensionato intimato non ha svolto difesa alcuna.

L’INAIL ha depositato procura ed ha successivamente partecipato all’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il ricorso, articolato in un unico motivo. l’INPS deduce l’insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5) L’Istituto ricorrente si duole poiche’ la Corte di merito, dopo avere correttamente ritenuto in diritto che il beneficio previdenziale della rivalutazione contributiva puo’ essere attribuito unicamente a lavoratori che siano stati esposti all’asbesto in misura superiore rispetto ai limiti di cui al D.Lgs. 15 agosto 1991, n. 277, artt. 24 e 31, non ha addotto motivazioni logiche e sufficienti a sostegno della decisione con la quale ha ravvisato che detti limiti espositivi erano stati, in concreto, superati.

2. Il ricorso e’ inammissibile.

L’impugnata sentenza e’ stata depositata in data 20 ottobre 2006 e quindi al successivo ricorso proposto dall’INPS si applica l’art. 366 bis c.p.c. inserito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6; norma questa che, per espressa previsione dell’art. 272, D.Lgs. cit., si applica ai ricorsi per Cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto medesimo (2 marzo 2006).

Tale disposizione prescrive clic nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), (vizio di motivazione) l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

In proposito le Sezioni Unite di questa Corte (Cass.. sez. un., 12 maggio 2008, n. 11652) hanno affermato che, atteso che, secondo quanto dispone l’art. 366 bis c.p.c., nel caso di denuncia di vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, il motivo e’ inammissibile allorquando il ricorrente non indichi le circostanze rilevanti ai fini della decisione, in relazione al giudizio espresso nella sentenza impugnata.

Nella specie il motivo di ricorso – che denuncia il vizio di motivazione della sentenza impugnata che ha accolto la domanda di un lavoratore, volta ad ottenere la rivalutazione dell’anzianita’ contributiva in ragione del prolungato svolgimento di attivita’ lavorativa con esposizione all’amianto – e’ carente della precisa allegazione dei fatti idonei a dimostrare l’effettiva insufficienza e contraddittorieta’ della pronuncia impugnata.

3. Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile.

Possono essere compensate tra le parti costituite le spese di questo giudizio di cassazione; mentre non occorre provvedere sulle spese per il B. che, rimanendo intimato, non ha svolto alcuna attivita’ difensiva.

P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso; compensa tra le parti costituite le spese di questo giudizio di cassazione; nulla sulle spese per la parte intimata.

Cosi’ deciso in Roma, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA