Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10965 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 26/04/2021), n.10965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C. G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20835-2020 proposto da:

J.D., rappresentato e difeso dall’avv. ENRICO VARALI, e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/03/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ordinanza dell’8.3.2018 il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso proposto da J.D. avverso il provvedimento della Commissione territoriale competente con il quale era stata respinta la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

Interponeva appello il J. e la Corte di Appello di Venezia, con la sentenza oggi impugnata, n. 4720/2019, rigettava l’impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione J.D. affidandosi a quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta l’irregolare costituzione del collegio, a fronte della presenza, oltrechè di un giudice ausiliario, anche di un giudice non compreso nell’organico della Corte di Appello, bensì applicato dal Tribunale di Verona in forza di un apposito provvedimento organizzativo del Presidente della Corte distrettuale.

La censura è infondata, come già ritenuto da questa Corte (cfr. Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 6391 del 09/03/2021, non massimata).

Il Presidente della Corte veneziana ha elaborato un progetto per lo smaltimento del contenzioso in materia di protezione internazionale, che prevedeva l’applicazione di numerosi giudici del distretto per un breve lasso di tempo, ciascuno nell’ambito di collegi straordinari composti da un magistrato della sezione, da un magistrato applicato e un giudice ausiliario. Detto progetto è stato, successivamente, sottoposto al vaglio del Consiglio Superiore della Magistratura, che con la Delib. n. 1073/AS/2019 non lo ha approvato, ritenendolo da un lato contrastante con il principio della specializzazione del giudice previsto in materia di immigrazione, e dall’altro contrario al divieto di applicazione di un giudice per una sola udienza, di cui all’art. 90 della circolare del 20 giugno 2018, poichè nell’ambito del periodo previsto dal progetto (una settimana) era prevista la celebrazione di una sola udienza per ciascun collegio.

Il ricorrente assume dunque che l’inserimento dell’impugnazione nel progetto di cui si discute avrebbe fatto sì che la causa fosse decisa attraverso un modello organizzativo non ispirato ai criteri di cui alla richiamata circolare, e comunque non coerente con il criterio di specializzazione che presiede la trattazione del contenzioso in materia di protezione internazionale.

Va tuttavia considerato che il magistrato applicato non può essere considerato una persona estranea all’ufficio e non investita della funzione esercitata, in presenza di un provvedimento di applicazione da parte del Presidente della Corte d’appello ai sensi del R.D. n. 12 del 1941, art. 110. La contestazione relativa alle modalità con cui l’applicazione è stata disposta non consente poi di ipotizzare alcuna nullità della decisione assunta con la partecipazione del magistrato applicato, poichè l’art. 156 c.p.c. prevede che la nullità di un atto per inosservanza di forma non possa essere pronunciata in assenza di una espressa comminatoria di legge. Posto che nessuna norma contempla una nullità di atti ricollegata alle modalità con cui il Presidente della Corte d’Appello si avvale del potere di disporre l’applicazione al suo ufficio di magistrati del distretto, la censura va disattesa.

Nè rileva il fatto che il progetto non sia stato, poi, approvato dal Consiglio Superiore della Magistratura, posta la sua natura esecutiva e la conseguente irretroattività della pronuncia del predetto organo di autogoverno.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’erronea valutazione di non credibilità della storia personale operata dalla Corte distrettuale.

La censura è infondata.

Il ricorrente, (OMISSIS), aveva dichiarato di essere fuggito dal proprio paese a causa delle persecuzioni della setta degli “(OMISSIS)”, i quali lo avrebbero minacciato affinchè si affiliasse a loro. Il Tribunale aveva ritenuto la storia non credibile e comunque non idonea ai fini del riconoscimento della protezione internazionale. La Corte di Appello ha condiviso la valutazione del giudice di primo grado, evidenziando l’implausibilità del racconto, poichè il ricorrente aveva riferito di essersi allontanato dal proprio Paese nel maggio 2015, a cagione di un’aggressione che egli avrebbe subito nel (OMISSIS), senza spiegare se, dopo tale episodio, egli fosse stato oggetto di ulteriori minacce o violenze; l’inverosimiglianza che a causa dell’affiliazione del fratello alla setta i suoi familiari, incluso il richiedente, fossero stati coinvolti dalla predetta congregazione e chiamati a risponderne; la contraddittorietà della narrazione nella parte in cui il richiedente aveva dichiarato che gli aggressori lo cercavano credendo che egli fosse il fratello; l’assenza di coerenza logica dell’affermazione secondo cui gli affiliati alla setta, dopo averlo cercato a lungo ed infine rapito, lo avrebbero liberato la stessa notte.

Tutte le predette contraddizioni non sono specificamente attinte dal motivo in esame, con il quale il ricorrente si limita a contestare, peraltro anche in modo generico, la valutazione operata dal giudice di merito, contrapponendovi in sostanza una lettura alternativa delle risultanze di fatto, e quindi proponendo un’istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento del giudice di merito tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790).

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), perchè la Corte di Appello avrebbe omesso di ravvisare la situazione di pericolosità diffusa esistente in (OMISSIS), Paese di origine del richiedente.

La censura è inammissibile. La decisione impugnata, invero, richiama le fonti informative consultate, indicandone la provenienza e l’anno, e dà atto delle notizie da esse tratte (cfr. pag. 9). Il ricorrente propone una ricostruzione alternativa del contesto interno della (OMISSIS), con particolare riferimento alla zona meridionale del Paese, senza però confrontarsi con il principio, varie volte ribadito da questa Corte, secondo cui “In tema di protezione internazionale, ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire alla S.C. l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 26728 del 21/10/2019, Rv.655559). Ove manchi tale specifica allegazione, è precluso a questa Corte procedere ad una revisione della valutazione delle risultanze istruttorie compiuta dal giudice del merito. Solo laddove nel motivo di censura vengano evidenziati precisi riscontri idonei ad evidenziare che le informazioni sulla cui base il predetto giudice ha deciso siano state effettivamente superate da altre e più aggiornate fonti qualificate, infatti, potrebbe ritenersi violato il cd. dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice del merito, nella misura in cui venga cioè dimostrato che quest’ultimo abbia deciso sulla scorta di notizie ed informazioni tratte da fonti non più attuali. In caso contrario, la semplice e generica allegazione dell’esistenza di un quadro generale del Paese di origine del richiedente la protezione differente da quello ricostruito dal giudice di merito si risolve nell’implicita richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie e nella prospettazione di una diversa soluzione argomentativa, entrambe precluse in questa sede.

In definitiva, va data continuità al principio secondo cui “In tema di protezione internazionale, il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del cd. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate” (v. Cass. Sez.1, Ordinanza n. 4037 del 18/02/2020, Rv.657062).

Con il quarto motivo il ricorrente si duole del mancato riconoscimento della protezione umanitaria, perchè la Corte di Appello non avrebbe condotto il giudizio comparativo tra la sua condizione, in Italia ed in patria.

La censura è inammissibile.

La Corte lagunare, invero, afferma che il ricorrente non aveva censurato in modo puntuale la motivazione con cui la domanda di protezione umanitaria era stata respinta dal Tribunale, ma si era limitato a “riprodurre le ragioni dell’opposizione e a richiamare una recente giurisprudenza, senza tuttavia censurare in modo specifico alcuno dei passaggi motivazionali dell’ordinanza appellata, nè illustrare le ragioni della pertinenza al caso della giurisprudenza predetta” (cfr. pag. 12 della sentenza impugnata). La censura in esame non si confronta adeguatamente con tale passaggio della motivazione, poichè il ricorrente non dimostra la specificità delle censure che aveva proposto in appello sul punto, nè indica alcun elemento di fatto che non sarebbe stato valutato, o sarebbe stato scorrettamente apprezzato, tanto dal Tribunale che dalla Corte distrettuale. L’unico accenno contenuto nel motivo è quello di cui a pag. 12 del ricorso, secondo cui il richiedente avrebbe “… svolto tirocini formativi ed è diventato padre di una bambina nata in Italia”, ma il ricorrente non dimostra di aver documentato, o anche soltanto dedotto, detti fatti nel corso del giudizio di merito.

In definitiva, il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese, in difetto di notificazione di controricorso da parte del Ministero intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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