Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10963 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 26/04/2021), n.10963

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C. G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10499-2020 proposto da:

C.S., rappresentato e difeso dall’avv. LORENZA DE BONI,

e domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 466/2020 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/03/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ordinanza del 29.1.2018 il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso proposto da C.S. avverso il provvedimento della Commissione territoriale competente con il quale era stata respinta la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

Interponeva appello il C. e la Corte di Appello di Venezia, con la sentenza oggi impugnata, n. 466/2020, rigettava l’impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione C.S. affidandosi a cinque motivi.

Resiste con controricorso il Ministero dell’Interno.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente propone, innanzitutto, questione di legittimità costituzionale della L. 9 agosto 2013, n. 98, artt. 62-72, di conversione, con modificazioni, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, recante l’istituzione della figura del giudice ausiliario in Corte di Appello, in relazione agli artt. 3,25,102,106 e 111 Cost.. Il ricorrente richiama, sul punto, le due ordinanze di remissione n. 32032 e n. 32033, entrambe depositate il 9.12.2019, con la quale questa stessa Corte ha dubitato della conformità della normativa richiamata al dettato costituzionale.

La questione è manifestamente infondata, posto che a seguito delle dianzi richiamate ordinanze di remissione, la Corte Costituzionale si è pronunciata, con sentenza n. 41 del 25 gennaio 2021, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della L. n. 98 del 2013, artt. da 62 a 72 compresi “nella parte in cui non prevedono che essi si applichino fino a quando non verrà completato il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria nei tempi stabiliti dal D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, art. 32”. La Corte Costituzionale, operando un misurato bilanciamento tra i diversi valori costituzionali, ed allo scopo di evitare pregiudizi irreparabili all’amministrazione della giustizia, ha ribadito, in motivazione, la legittimità della costituzione dei collegi delle Corti di Appello ai quali abbia partecipato non più di un giudice ausiliario. Dal che deriva la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente, poichè esattamente coincidente con quella appena scrutinata dalla Corte Costituzionale con la già richiamata sentenza n. 41 del 2021.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta l’irregolare costituzione del collegio, a fronte della presenza, oltrechè di un giudice ausiliario, anche di un giudice non compreso nell’organico della Corte di Appello, bensì applicato dal Tribunale di Verona in forza di un apposito provvedimento organizzativo del Presidente della Corte distrettuale. Il ricorrente documenta tale circostanza allegando agli atti del proprio fascicolo la comunicazione con cui è stato trasmesso il decreto di anticipazione dell’udienza, dal quale risulta la composizione dei vari collegi, nonchè la loro composizione con un giudice applicato dal Tribunale di Verona.

La censura è infondata, come già ritenuto da questa Corte (cfr. Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 6391 del 09/03/2021, non massimata).

Il Presidente della Corte veneziana ha elaborato un progetto per lo smaltimento del contenzioso in materia di protezione internazionale, che prevedeva l’applicazione di numerosi giudici del distretto per un breve lasso di tempo, ciascuno nell’ambito di collegi straordinari composti da un magistrato della sezione, da un magistrato applicato e un giudice ausiliario. Detto progetto è stato, successivamente, sottoposto al vaglio del Consiglio Superiore della Magistratura, che con la Delib. n. 1073/AS/2019 non lo ha approvato, ritenendolo da un lato contrastante con il principio della specializzazione del giudice previsto in materia di immigrazione, e dall’altro contrario al divieto di applicazione di un giudice per una sola udienza, di cui all’art. 90 della circolare del 20 giugno 2018, poichè nell’ambito del periodo previsto dal progetto (una settimana) era prevista la celebrazione di una sola udienza per ciascun collegio.

Il ricorrente assume dunque che l’inserimento dell’impugnazione nel progetto di cui si discute avrebbe fatto sì che la causa fosse decisa attraverso un modello organizzativo non ispirato ai criteri di cui alla richiamata circolare, e comunque non coerente con il criterio di specializzazione che presiede la trattazione del contenzioso in materia di protezione internazionale.

Va tuttavia considerato che il magistrato applicato non può essere considerato una persona estranea all’ufficio e non investita della funzione esercitata, in presenza di un provvedimento di applicazione da parte del Presidente della Corte d’appello ai sensi del R.D. n. 12 del 1941, art. 110. La contestazione relativa alle modalità con cui l’applicazione è stata disposta non consente poi di ipotizzare alcuna nullità della decisione assunta con la partecipazione del magistrato applicato, poichè l’art. 156 c.p.c. prevede che la nullità di un atto per inosservanza di forma non possa essere pronunciata in assenza di una espressa comminatoria di legge. Posto che nessuna norma contempla una nullità di atti ricollegata alle modalità con cui il Presidente della Corte d’Appello si avvale del potere di disporre l’applicazione al suo ufficio di magistrati del distretto, la censura va disattesa.

Nè rileva il fatto che il progetto non sia stato, poi, approvato dal Consiglio Superiore della Magistratura, posta la sua natura esecutiva e la conseguente irretroattività della pronuncia del predetto organo di autogoverno.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 281 sexies, 702 bis, 702 quater e 134 c.p.c., perchè la Corte di Appello avrebbe erroneamente ritenuto inammissibile il gravame, poichè il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c. all’udienza del 29.1.2018, dandone poi lettura alle 15,30 dello stesso giorno, mentre l’impugnazione era stata proposta con atto notificato il 9.4.2018, successivamente alla scadenza del termine di trenta giorni decorrente dalla lettura del provvedimento impugnato. Ad avviso del ricorrente, il termine dovrebbe decorrere non già dal momento in cui il giudice, letta e sottoscritta la sentenza, la invia telematicamente alla cancelleria, bensì dal successivo momento in cui il deposito venga registrato al sistema, poichè solo da allora sarebbe tecnicamente possibile proporre impugnazione.

La censura è infondata.

Dall’esame degli atti presenti nel fascicolo, cui il Collegio ha accesso vertendosi in materia di doglianza incidente su un fatto processuale, risulta che la sentenza di prime cure è stata pronunciata ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., mediante lettura in udienza, in data 29.1.2018. Udienza alla quale, come risulta dal verbale allegato alla decisione predetta, era presente il difensore della parte ricorrente, in capo al quale, pertanto, si configura una presunzione di conoscenza della decisione a far data dal giorno dell’udienza. Ne consegue che il termine di 30 giorni previsto per l’impugnazione decorreva dal 29.1.2018; essendo stato l’appello introdotto pacificamente con citazione notificata il 9.4.2018, esso è inammissibile per tardività.

Le altre censure, con le quali il ricorrente attinge la valutazione del merito dell’impugnazione che comunque la Corte territoriale ha condotto, sono inammissibili. A fronte della dichiarata inammissibilità del gravame, invero, la Corte di Appello ha definitivamente consumato la sua potestas iudicandi, con la conseguenza che il successivo esame nel merito dei motivi di impugnazione va ritenuto ininfluente ai fini della decisione e, quindi, privo di effetti giuridici (Cass. Sez. 1, Ordinanz n. 11675 del 16/06/2020, Rv. 657952; Cass. Sez. U, Sentenza n. 2155 del 01/02/2021, Rv. 660428).

In definitiva, il ricorso va rigettato.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

 

 

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