Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10962 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 26/04/2021), n.10962

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C. G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10214-2020 proposto da:

C.P.K., rappresentato e difeso dall’avv. CLAUDIA ALPAGOTTI,

e domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4035/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 01/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/03/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ordinanza del 22.11.2017 il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso proposto da C.P.K. avverso il provvedimento della Commissione territoriale competente con il quale era stata respinta la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

Interponeva appello il C. e la Corte di Appello di Venezia, con la sentenza oggi impugnata, n. 4035/2019, rigettava l’impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione C.P.K. affidandosi a tre motivi.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente propone, innanzitutto, questione di legittimità costituzionale della L. 9 agosto 2013, n. 98, artt. 62-72, di conversione, con modificazioni, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, recante l’istituzione della figura del giudice ausiliario in Corte di Appello, in relazione agli artt. 3,25,102,106 e 111 Cost.. Il ricorrente richiama, sul punto, le due ordinanze di remissione n. 32032 e n. 32033, entrambe depositate il 9.12.2019, con la quale questa stessa Corte ha dubitato della conformità della normativa richiamata al dettato costituzionale.

La questione è manifestamente infondata, posto che a seguito delle dianzi richiamate ordinanze di remissione, la Corte Costituzionale si è pronunciata, con sentenza n. 41 del 25 gennaio 2021, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della L. n. 98 del 2013, artt. da 62 a 72 compresi “nella parte in cui non prevedono che essi si applichino fino a quando non verrà completato il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria nei tempi stabiliti dal D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, art. 32”. La Corte Costituzionale, operando un misurato bilanciamento tra i diversi valori costituzionali, ed allo scopo di evitare pregiudizi irreparabili all’amministrazione della giustizia, ha ribadito, in motivazione, la legittimità della costituzione dei collegi delle Corti di Appello ai quali abbia partecipato non più di un giudice ausiliario. Dal che deriva la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente, poichè esattamente coincidente con quella appena scrutinata dalla Corte Costituzionale con la già richiamata sentenza n. 41 del 2021.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta l’irregolare costituzione del collegio, a fronte della presenza, oltrechè di un giudice ausiliario, anche di un giudice non compreso nell’organico della Corte di Appello, bensì applicato dal Tribunale di Treviso in forza di un apposito provvedimento organizzativo del Presidente della Corte distrettuale. Il ricorrente documenta tale circostanza allegando agli atti del proprio fascicolo la comunicazione con cui è stato trasmesso il decreto di anticipazione dell’udienza, dal quale risulta la composizione dei vari collegi, nonchè la loro composizione con un giudice applicato dal Tribunale di Treviso.

La censura è infondata, come già ritenuto da questa Corte (cfr. Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 6391 del 09/03/2021, non massimata).

Il Presidente della Corte veneziana ha elaborato un progetto per lo smaltimento del contenzioso in materia di protezione internazionale, che prevedeva l’applicazione di numerosi giudici del distretto per un breve lasso di tempo, ciascuno nell’ambito di collegi straordinari composti da un magistrato della sezione, da un magistrato applicato e un giudice ausiliario. Detto progetto è stato, successivamente, sottoposto al vaglio del Consiglio Superiore della Magistratura, che con la Delib. n. 1073/AS/2019 non lo ha approvato, ritenendolo da un lato contrastante con il principio della specializzazione del giudice previsto in materia di immigrazione, e dall’altro contrario al divieto di applicazione di un giudice per una sola udienza, di cui all’art. 90 della circolare del 20 giugno 2018, poichè nell’ambito del periodo previsto dal progetto (una settimana) era prevista la celebrazione di una sola udienza per ciascun collegio.

Il ricorrente assume dunque che l’inserimento dell’impugnazione nel progetto di cui si discute avrebbe fatto sì che la causa fosse decisa attraverso un modello organizzativo non ispirato ai criteri di cui alla richiamata circolare, e comunque non coerente con il criterio di specializzazione che presiede la trattazione del contenzioso in materia di protezione internazionale.

Va tuttavia considerato che il magistrato applicato non può essere considerato una persona estranea all’ufficio e non investita della funzione esercitata, in presenza di un provvedimento di applicazione da parte del Presidente della Corte d’appello ai sensi del R.D. n. 12 del 1941, art. 110. La contestazione relativa alle modalità con cui l’applicazione è stata disposta non consente poi di ipotizzare alcuna nullità della decisione assunta con la partecipazione del magistrato applicato, poichè l’art. 156 c.p.c. prevede che la nullità di un atto per inosservanza di forma non possa essere pronunciata in assenza di una espressa comminatoria di legge. Posto che nessuna norma contempla una nullità di atti ricollegata alle modalità con cui il Presidente della Corte d’Appello si avvale del potere di disporre l’applicazione al suo ufficio di magistrati del distretto, la censura va disattesa.

Nè rileva il fatto che il progetto non sia stato, poi, approvato dal Consiglio Superiore della Magistratura, posta la sua natura esecutiva e la conseguente irretroattività della pronuncia del predetto organo di autogoverno.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’erronea valutazione di non credibilità della storia personale operata dalla Corte distrettuale.

La censura è infondata.

Il ricorrente, (OMISSIS), aveva dichiarato di essersi trasferito con la madre, all’età di nove anni, a (OMISSIS), nella regione della (OMISSIS) ((OMISSIS)). Allegava poi di essere rimasto orfano, dopo la morte della madre in occasione di un incendio scoppiato in casa, in cui il ricorrente stesso era rimasto ustionato; di esser stato accolto da un uomo che poi sarebbe diventato il suo datore di lavoro e gli avrebbe insegnato il mestiere di carpentiere, che aveva svolto tra il (OMISSIS) e la (OMISSIS). Deduceva ancora di aver intrapreso una relazione con una donna, contro il volere del padre di lei, dalla quale avrebbe avuto due figli. Infine, di aver lasciato il Paese a seguito delle minacce ricevute dai familiari della donna, che lo ritenevano responsabile della sua morte, occorsa a seguito di un incedente. Il ricorrente avrebbe dunque lasciato i due figli al suo datore di lavoro, che se ne sarebbe preso cura, ed avrebbe lasciato il Paese, giungendo in Libia, ove sarebbe stato detenuto per 4 mesi, durante i quali ha iniziato a lamentare problemi all’occhio sinistro. La Corte di Appello ha ritenuto la storia non credibile e, comunque, non idonea ai fini del riconoscimento della protezione internazionale, per assenza di minacce dirette nei confronti del ricorrente (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata). Il motivo in esame attinge soltanto la prima parte del ragionamento, ma non il giudizio di non idoneità della storia e, dunque, non si confronta in modo adeguato con la motivazione complessivamente resa dalla Corte di Appello.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta il mancato riconoscimento della protezione umanitaria, perchè la Corte di Appello non avrebbe condotto il giudizio comparativo tra la sua condizione, in Italia ed in patria.

La censura è inammissibile.

La Corte lagunare, invero, svolge la valutazione comparativa prevista dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 4455 del 23/02/2018, Rv. 647298; Cass. Sez. U, Sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 17130 del 14/08/2020, Rv. 658471), ritenendo insufficiente, ai fini della prova del radicamento in Italia, il relativo livello di integrazione raggiunto, documentato da corsi di apprendimento della lingua, attività di volontariato e sussistenza di un contratto di lavoro a tempo determinato. Il ricorrente non contesta in modo specifico tale apprezzamento, limitandosi – nel motivo in esame – a richiamare genericamente la documentazione allegata agli atti del giudizio di merito, senza tuttavia aver cura di indicare di quali documenti si tratti, nè in quale misura, o sotto quale profilo, essi sarebbero rilevanti ai fini del giudizio comparativo di cui anzidetto.

In definitiva, il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese, in difetto di notificazione di controricorso da parte del Ministero intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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