Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10960 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 26/04/2021), n.10960

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C. G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13000-2019 proposto da:

N.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TEOFILO FOLENGO

n. 49, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MARIA FACILLA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BARI, depositata il 19/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/03/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con il decreto impugnato il Tribunale di Bari rigettava il ricorso proposto da N.C. avverso il provvedimento della Commissione territoriale competente con il quale era stata respinta la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria. Lo N. aveva dichiarato, in particolare, di essere fuggito a causa del suo orientamento omosessuale. Il Tribunale considerava il racconto non credibile e la zona di provenienza del richiedente non interessata da un contesto di violenza indiscriminata.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione N.C. affidandosi a cinque motivi, oltre ad un sesto paragrafo concernente la sussistenza del periculum in mora.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Prima di esaminare i motivi di ricorso, occorre evidenziare che la procura, redatta su foglio a parte rispetto al ricorso, non contiene lo specifico conferimento del potere di proporre ricorso in Cassazione avverso il decreto impugnato. Essa, infatti, contiene la delega al “deposito e trattazione del ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale emesso dalla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Bari, e dunque il potere di proporre il ricorso innanzi il giudice di merito. Dalla mancanza di una specifica procura a presentare ricorso per Cassazione avverso il provvedimento impugnato deriva l’inammissibilità in limine del ricorso.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo e poste, dunque, a carico del difensore, seguono la soccombenza.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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