Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10959 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 26/04/2021), n.10959

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C. G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10893-2019 proposto da:

M.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TEOFILO FOLENGO

n. 49, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MARIA FACILLA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di SALERNO, depositata il

19/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/03/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con il decreto impugnato il Tribunale di Salerno rigettava il ricorso proposto da M.T. avverso il provvedimento della Commissione territoriale competente con il quale era stata respinta la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria. Il M. aveva dichiarato, in particolare, di provenire dalla regione della Casamance e di essere fuggito nel 2002 dopo essere stato rapito dai ribelli attivi in quell’area, che lo avevano anche schedato; solo in sede giudiziaria aveva specificato che, dai suoi 10 anni e sino ai 13, suo padre aveva pagato una somma ai ribelli della zona per non farlo arruolare e che, una volta morto il padre, lui aveva deciso di fuggire per evitare l’arruolamento. Il Tribunale aveva ritenuto il racconto non credibile e denegato ogni forma di protezione invocata.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione M.T., affidandosi a cinque motivo.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Prima di esaminare il motivo di ricorso occorre evidenziare che la procura speciale allegata allo stesso, autenticata nella firma dal difensore, non soddisfa i requisiti di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13. Essa infatti non contiene alcun riferimento al decreto emesso dal Tribunale di Salerno, oggetto del presente ricorso, e pertanto non soddisfa il requisito di specialità richiesto dall’art. 365 c.p.c. Nè può essere, a tal fine, valorizzata la materiale congiunzione della procura con l’atto cui essa dovrebbe accedere, posto che la norma speciale (che prevede espressamente l’obbligo, a pena di inammissibilità del ricorso, del conferimento della procura in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato, nonchè la certificazione della data di rilascio a cura del difensore incaricato del ricorso in Cassazione) è evidentemente tesa ad evitare la prassi del rilascio della procura a ricorrere in Cassazione in un momento anteriore a quello della comunicazione del decreto oggetto di impugnazione. Di qui l’esigenza che nel testo della procura sia specificato il riferimento al provvedimento impugnato, quantomeno con indicazione del numero cronologico, della data di deposito o di comunicazione, in modo che sia assicurato il requisito della specialità della procura stessa. Nel caso di specie questi requisiti non sono soddisfatti perchè la procura allegata al ricorso in Cassazione, ancorchè recante una data successiva al deposito del decreto impugnato, si riferisce genericamente alla “delega a rappresentarmi e difendermi in ogni stato e grado del presente giudizio… conferendogli le più ampie facoltà, comprese quelle di conciliare, transigere, quietanzare, rinunziare, proporre appello, intimare precetto, procedere agli atti esecutivi, nonchè nominare procuratori domiciliatari o farsi sostituire da altro procuratore” e quindi non contiene alcun elemento idoneo ad individuare il conferimento dello specifico conferimento del potere di proporre ricorso per la cassazione del decreto emesso dal Tribunale di Salerno, oggetto del presente ricorso (in termini, Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 15211 del 16/07/2020, Rv. 658251; conf. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 25447 del 11/11/2020, Rv. 659736).

Peraltro, il ricorso appare anche tardivo, posto che esso risulta notificato il 28.1.2019 ed è diretto avverso un decreto che il ricorrente dichiara (cfr. pag. 1 del ricorso) esser stato depositato il 27.12.2018, mentre la copia del provvedimento impugnato depositata in uno al ricorso, che il procuratore del ricorrente attesta essere conforme all’originale, è priva dell’attestazione di deposito e risulta pronunciata il 19.12.2018.

Va dunque dichiarata in limine l’inammissibilità del ricorso.

Nulla per le spese, in difetto di svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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