Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10925 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. II, 26/04/2021, (ud. 24/11/2020, dep. 26/04/2021), n.10925

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3411/2016 proposto da:

L.M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE

ZEBIO 25, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO ERRANTE,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO DUCA, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

L.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EMILIA 88,

presso lo studio dell’avvocato FEDERICA CORSINI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ALBERTO WOLLEB, giusta procura in

calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

EREDI DEL SIG. L.M.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 256/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/11/2020 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 1998 L.M.G. agì nei confronti del germano Gi. per l’accertamento dei confini e l’apposizione dei termini tra i terreni limitrofi, oggetto della divisione per atto notaio T. del 1983.

Contestualmente l’attore domandò la condanna del convenuto alla rimozione delle opere murarie (una balconata) e delle modifiche alle vedute realizzate abusivamente.

1.1 Il Tribunale di Palermo, con la sentenza n. 241 del 2004, rigettò le domande rilevando, sulla base della CTU, che lo stato dei luoghi non corrispondeva alle risultanze catastali, e che la linea di confine appariva effettivamente spostata in danno, però, del convenuto.

2. Il giudizio di appello, introdotto da L.M.G. nei confronti di L.M.D., figlio del deceduto Gi., e con l’intervento di L.M.R., figlia di G., in qualità di attuale proprietaria del fondo a seguito di donazione del 1999, si è concluso con la sentenza della Corte d’appello di Palermo n. 256 del 2015, pubblicata il 20 febbraio 2015, corretta con provvedimento del 15 giugno 2015 e notificata via PEC il 23 dicembre 2015.

2.1. La Corte territoriale ha riformato la decisione di primo grado.

Tenuto conto della CTU disposta nel giudizio di appello che aveva valorizzato i dati contenuti nel frazionamento operato dal geometra C., allegato all’atto di divisione del 1983 ed espressamente accettato dalle parti – la Corte d’appello ha individuato il confine tra i fondi in aderenza al fabbricato che insiste sul fondo del convenuto-appellato, ed ha condannato il predetto alla riduzione in pristino delle opere e modifiche realizzate in violazione delle distanze.

3. L.M.D. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di un unico motivo, al quale resiste L.M.R. con controricorso. In prossimità della Camera di consiglio, entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., nonchè omesso esame di punti decisivi della controversia, e si lamenta che la Corte di Appello avrebbe errato nell’individuare il confine esclusivamente sulla base dei dati del frazionamento allegato all’atto di divisione del 1983, presupponendo che su tale frazionamento vi fosse stata convergenza della volontà delle parti, senza considerare le ulteriori e diverse risultanze probatorie ricavabili dallo stato dei luoghi, dalle mappe catastali e da un precedente atto di frazionamento del 1949. In particolare, il ricorrente si duole che la Corte d’appello non avrebbe preso in considerazione la richiesta di sottoporre a verifica tale frazionamento, per valutare se detto frazionamento consentisse di identificare con assoluta certezza il confine tra la particella (OMISSIS) e la particella (OMISSIS) con il confine attualmente esistente, come sostenuto dal CT di parte appellata.

2. Il motivo è infondato.

2.1. La Corte d’appello ha accertato che dall’atto di divisione per notaio T. di (OMISSIS), intervenuto nel 1983 tra i germani L.M.G., Gi. e V., risulta che le parti avevano incaricato il geom. C. di procedere alla formazione delle quote ed alla redazione del frazionamento, e che detto frazionamento è stato allegato alla divisione dopo che le parti ne avevano preso visione.

In questo modo, secondo la Corte territoriale, il frazionamento avrebbe acquisito una valenza di carattere negoziale, costituendo parte integrante della divisione, diventando l’elemento fondamentale per apprezzare, sulla base del titolo, l’esatta estensione dei fondi scaturiti dalla divisione.

La decisione è corretta.

La Corte d’appello ha fatto applicazione del principio consolidato secondo cui, in materia di determinazione del confine tra fondi limitrofi che costituiscono lotti separati di un appezzamento originariamente unico, rivestono importanza decisiva i tipi di frazionamento allegati alla divisione, che assumono valore negozialmente vincolante (ex plurimis, Cass. 23/06/2020, n. 12327; Cass. 22/02/2018, n. 4315; Cass. 22/12/2014, n. 17170; Cass. 05/07/2006, n. 15304).

2.2. Non si rinvengono i vizi denunciati con riferimento a pretesi errori di interpretazione che avrebbero investito la valutazione dell’atto di divisione del 1983.

In disparte la carenza di specificità del motivo, che neppure riporta il contenuto dell’atto, la questione posta in termini di erronea ricognizione della volontà delle parti è mal posta. Come evidenziato nel paragrafo precedente, una volta accertato che il frazionamento del geom. C. costituisce parte integrante dell’atto di divisione del 1983 tra i germani L.M., la consistenza dei fondi – e quindi i relativi confini – è solo quella risultante da tale frazionamento.

2.3. Risulta inammissibile, per difetto di decisività, la denuncia di omesso esame del frazionamento del 1949, sul quale a lungo si sofferma il motivo di ricorso.

Il ricorrente non chiarisce per quali ragioni tale frazionamento incrinerebbe le conclusioni cui è giunta la Corte d’appello sulla base dell’atto divisionale del 1983 e del frazionamento ivi allegato (sulla nozione di decisività, ex plurimis, Cass. 29/09/2016, n. 19312; Cass. Sez. U. 07/04/2014, n. 8053).

3. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, nella misura indicata in dispositivo.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 5500, 00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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