Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10922 del 08/06/2020

Cassazione civile sez. I, 08/06/2020, (ud. 04/03/2020, dep. 08/06/2020), n.10922

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7360/2019 proposto da:

D.K., elettivamente domiciliato Roma presso la cancelleria

della Corte di cassazione, difeso dall’avvocato Carotta Michele;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

16/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/03/2020 da DI MARZIO MAURO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – D.K. ricorre per tre mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto del 16 gennaio 2019, con cui il Tribunale di Venezia ha respinto, in conformità alla decisione della competente Commissione territoriale, la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo mezzo denuncia nullità ed erroneità del decreto impugnato in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione o falsa applicazione dei principi che regolano l’onere della prova in tema di riconoscimento dello status di rifugiato.

Il secondo mezzo denuncia nullità del decreto impugnato ex art. 360 c.p.c., n. 5 per utilizzo criteri erronei e/o illegittimi nella valutazione dei fatti rappresentati nella documentazione e nelle dichiarazioni rese dal richiedente.

Il terzo mezzo denuncia difetto sostanziale assoluto di motivazione del decreto impugnato.

2. – Il ricorso è inammissibile.

2.1. – Stabilisce l’art. 366 c.p.c., n. 3, che il ricorso per cassazione debba contenere l’esposizione sommaria dei fatti di causa.

Nel caso in esame una comprensibile esposizione sommaria dei fatti di causa è totalmente carente.

A pagina 2 del ricorso il ricorrente dedica poco più di quattro righe alla narrazione della propria vicenda assumendo di avere dedotto “di aver lasciato la Costa d’Avorio a causa di dissidi familiari per una questione di diritto ereditario e di aver deciso di abbandonare il suo Paese di origine dopo che i familiari cambiavano la serratura della propria stanza e gettavano le sue cose sulla pubblica via in segno di spregio. Egli ha quindi fondato timore di subire ripercussioni ingiuste da parte della famiglia”. Non si sa però dove avrebbe effettuato tale deduzione, nè si sa che cosa abbia dichiarato in sede di audizione dinanzi alla Commissione territoriale, come pure si ignora quale attività abbia compiuto la Commissione. Non è dato sapere inoltre quale fosse il contenuto del ricorso proposto al Tribunale (in particolare la Corte non è stata messa al corrente di come una vicenda strettamente familiare, quale quella così genericamente riassunta, potrebbe mai integrare i presupposti non solo per la protezione internazionale, ma anche per quella sussidiaria, ed ancor più per quella umanitaria, nella più totale mancanza di riferimenti ad una condizione individuale di vulnerabilità), quale l’attività svolta da quest’ultimo, e quali le motivazioni della decisione adottata.

2.2. – In ogni caso il primo motivo è inammissibile perchè totalmente incomprensibile.

Il ricorrente difatti addebita al Tribunale di aver disapplicato i principi che governano l’onere probatorio in tema di riconoscimento dello status di rifugiato: ma non v’è modo per la Corte di comprendere come tale disapplicazione possa mai avere avuto luogo, visto che il motivo non contiene neppure un accenno alle ragioni che avrebbero dovuto condurre a tale riconoscimento.

Si aggiunge nel motivo che il Tribunale non avrebbe apprezzato e valutato la documentazione prodotta: ma sarebbe stato il caso almeno di spiegare a quale documentazione il ricorrente abbia inteso fare riferimento, per poi localizzarla ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Ancora nel corpo della censura si assume che il Tribunale non avrebbe esaminato “il contesto sociale e culturale del paese di origine del richiedente”, ma a quale scopo non si sa. Compare quindi ex abrupto un riferimento alla circostanza che l’allontanamento dal Paese di provenienza avrebbe ragioni non più familiari, come sembrava dall’apertura del ricorso, ma di “matrice politica (“… ha fatto parte della fazione avversa a quella oggi al potere…”)”: ma chi, come e quando avrebbe fatto parte non si sa di quale fazione, ancora una volta si ignora.

2.3. – Il secondo motivo è inammissibile perchè si colloca completamente al di fuori della previsione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, il quale consente di denunciare l’omessa considerazione di un fatto storico decisivo e controverso, fatto del quale nel ricorso non vi è alcuna menzione, mentre, dopo la trascrizione di alcuni passaggi del decreto impugnato, senza che riesca neppure a capirsi a quale delle forme di protezione il ricorrente intenda riferirsi, si dice che la Costa d’Avorio non risulterebbe essere nè un paese sicuro nè un paese in cui sono tutelati i diritti umani fondamentali: il che non ha nulla a che vedere con un fatto decisivo e controverso, trattandosi invece semmai di un giudizio, peraltro svolto nel disinteresse di quanto affermato nel decreto, in cui si dice che la Costa d’Avorio è una repubblica democratica governata da un governo liberamente eletto, in cui la situazione di sicurezza mostra sempre maggiori segni di miglioramento, il tutto con debita citazione delle fonti.

2.4. – Il terzo motivo è inammissibile.

Esso dice infatti che il decreto sarebbe privo di motivazione, ma manca totalmente di prenderne in considerazione il contenuto. Si legge testualmente a pagina 11 del ricorso: “La citazione alla pag. –, per quanto di sicuro interesse, appaiono del tutto stravaganti rispetto al thema decidendum e, soprattutto, rispetto alla vicenda personale del sig. S. narrata nella parte in fatto”. Ma chi sia questo signor S., e quale ipotetica parentela abbia con il ricorrente D.K. non si sa.

3. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso, dando atto ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 4 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2020

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