Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10918 del 05/05/2017


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Cassazione civile, sez. III, 05/05/2017, (ud. 17/02/2017, dep.05/05/2017),  n. 10918

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28110-2014 proposto da:

PROVINCIA TARANTO, in persona del Presidente pro tempore dott.

T.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. ZANARDELLI

20, presso lo studio dell’avvocato LUIGI ALBISINNI, rappresentata e

difesa dall’avvocato CESARE SEMERARO giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

Q.A., L.A., considerati domiciliati ex lege in

ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata

e difesa dall’avvocato ANGELO CENEVIVA giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 297/2014 della CORTE D’APPELLO SEZ.DIST. DI di

TARANTO, depositata il 09/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/02/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2004 Q.A. convenne dinanzi al Tribunale di Taranto la Provincia di Taranto, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale di cui era rimasto vittima, causato secondo la prospettazione attorea dal pietrisco e dalle polveri sparsi su una strada di proprietà provinciale, i quali avevano provocato la caduta del motociclo sul quale viaggiava l’attore.

2. Con sentenza 27.12.2010 n. 2563 il Tribunale rigettò la domanda affermando che:

(a) i detriti sulla strada erano ben visibili;

(b) i detriti sulla strada, verosimilmente provenienti da un vicino cantiere stradale, costituivano un pericolo “estrinseco”, ovvero non costituito dalla struttura stradale in sè. Del danno da essi causato perciò in tanto la Provincia poteva rispondere, in quanto fosse stato dimostrati dall’attore che il pericolo esisteva da tempo, e non era stato rimosso, prova che non era stata fornita.

3. La Corte d’appello di Lecce, sezione di Taranto, con sentenza 9.7.2014 n. 297 riformò la decisione di primo grado e condannò la Provincia al risarcimento integrale del danno, osservando che:

(a) la prova del danno “è di per sè indice della sussistenza di un risultato anomalo”, e cioè della “deviazione della provincia dal modello di condotta diligente”;

(b) la presenza d’un cantiere non esonerava la p.a. dal dovere di controllo della strada;

(c) non era onere dell’attore provare da quanto tempo i lavori fossero in corso e il materiale fosse stato sparso sulla strada.

4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla Provincia, con ricorso fondato su due motivi.

Ha resistito Q.A..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso.

1.1. Col primo motivo di ricorso la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione degli artt. 102, 113, 345 e 354 c.p.c..

Deduce, al riguardo, che l’attore nelle conclusioni dell’atto di citazione aveva chiesto la condanna sia della Provincia di Taranto che del Comune di Carosino; aveva tuttavia poi notificato la citazione solo alla Provincia. Nel concludere, però, aveva ristretto la domanda di condanna alla sola Provincia.

Da ciò la Provincia trae la conseguenza che nel presente giudizio sussisterebbe un’ipotesi di litisconsorzio necessario; donde la nullità della sentenza per non essere stato integrato il contraddittorio nei confronti del Comune.

1.2. Il motivo – che va correttamente qualificato come denuncia di un error in procedendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – è manifestamente infondato.

In primo luogo perchè l’amministrazione comunale di Carosino non è mai stata parte nel presente giudizio, sicchè nessun litisconsorzio processuale può mai essere sorto.

In ogni caso, tra i potenziali corresponsabili di un fatto illecito, come in genere tra tutti i coobbligati solidali, non vi è alcun litisconsorzio necessario, nè sostanziale, nè processuale. Pertanto, ristretta dall’attore la domanda nei soli confronti della Provincia, non era necessaria la partecipazione al giudizio d’appello anche del Comune.

2. Il secondo motivo di ricorso.

2.1. Col secondo motivo di ricorso la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione dell’art. 2051 c.c.; art. 113 c.p.c..

Deduce, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe violato l’art. 2051 c.c. perchè ha:

– accertato in fatto che il pietrisco sulla strada proveniva da un vicino cantiere, e quindi dall’opera di terzi;

– addossato alla Provincia la responsabilità presunta di cui all’art. 2051 c.c..

Tuttavia – osserva la ricorrente – se il pericolo era stato causato da un terzo, la condotta di quest’ultimo si sarebbe dovuta ritenere interruttiva del nesso causale tra la custodia della strada da parte della Provincia, e il danno patito dall’attore.

2.2. Il motivo è infondato.

Una volta provato dall’attore il nesso di causa tra la presenza del pietrisco ed il danno (non vi è impugnazione sul punto), era onere della Provincia provare il caso fortuito: vale a dire o l’impossibilità nemmeno con l’ordinaria diligenza di vigilare sul tratto stradale, ovvero che il pericolo era insorto in un tempo così prossimo al sinistro, da non consentire interventi manutentivi.

La Provincia tuttavia, contumace in primo grado e tardivamente costituita in appello, tale prova non l’ha fornita.

Nè, ovviamente, quella prova può ritenersi offerta per il solo fatto che l’attore abbia allegato, ed il giudice di merito abbia dato per ammesso, che i materiali responsabili della caduta dell’attore fossero stati dispersi da autocarri e mezzi d’opera provenienti da un vicino cantiere.

Non è, infatti, la provenienza dei materiali dispersi sul manto stradale a rendere “imprevedibile od imprevenibile” il danno. Quel che rileva è che la situazione di pericolo, anche se provocata da terzi, non potesse in alcun modo essere nè prevista, nè rimossa, alla stregua della diligenza esigibile da una pubblica amministrazione efficiente. E la prova di tale impossibilità va fornita ovviamente da chi eccepisce il caso fortuito (così già Sez. 3, Sentenza n. 21508 del 18/10/2011, la quale confermò la decisione con cui il giudice di merito aveva statuito la responsabilità dell’amministrazione per i danni derivati dalla mancata rimozione dalla sede stradale del fango e dei detriti trasportati da piogge torrenziali).

3. Le spese.

3.1. Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, e sono liquidate nel dispositivo.

3.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

la Corte di cassazione:

(-) rigetta il ricorso;

(-) condanna la Provincia di Taranto alla rifusione in favore di Q.A. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 4.000, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di Provincia di Taranto di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 17 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2017

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