Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10916 del 26/04/2021

Cassazione civile sez. II, 26/04/2021, (ud. 13/10/2020, dep. 26/04/2021), n.10916

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1878/2016 proposto da:

T.L., V.C., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZALE CLODIO 22, presso lo studio dell’avvocato DEBORATH

FORTINELLI, rappresentati e difesi dall’avvocato BRUNO GUARALDI,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

F.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SABOTINO

46, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO FERRONI, che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

C.R., BANCA CENTRO EMILIA, CREDITO COOPERATIVO S.C.;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di FERRARA, depositata il

07/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/10/2020 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CIMMINO Alessandro, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato ROSANNA SERAFINI, comparsa in sostituzione con

delega scritta dell’Avvocato FRANCESCO FERRON, difensore della

resistente, che ha chiesto di riportarsi agli atti depositati

insistendo per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Ferrara, con ordinanza depositata il 7 maggio 2015., ha rigettato l’opposizione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, proposta da V.C. e T.L. avverso il decreto con il quale il medesimo ufficio aveva liquidato il compenso al CTU e all’ausiliario per l’attività di consulenza grafologica nel giudizio presupposto.

2. Gli opponenti avevano lamentato che nel compenso liquidato in favore dell’ausiliario, pari ad Euro 2.652,71, fosse compreso l’importo di Euro 1.028,50, riconosciuto a titolo di spese per i rilievi tecnici eseguiti da tale D.F., soggetto non autorizzato dal giudice oltre che incompatibile, in quanto collaboratore del CTP della controparte.

Era inoltre contestato il quantum complessivamente liquidato.

3. L’opposizione è stata rigettata.

3.1. Il Tribunale ha rilevato che dal verbale delle operazioni peritali in data 7 novembre 2011 risultava che il CTU e l’ausiliario avessero concordato con le parti l’opportunità di avvalersi della strumentazione dello studio D.; ha escluso che il D. fosse ausiliario del CTP di parte convenuta, ed ha richiamato il principio affermato da Cassazione n. 16471 del 2009, secondo cui “In tema di consulenza tecnica d’ufficio, il consulente può avvalersi dell’opera di esperti specialisti, al fine di acquisire, mediante gli opportuni e necessari sussidi tecnici, tutti gli elementi di giudizio, senza che sia necessaria una preventiva autorizzazione del giudice, nè una nomina formale, purchè egli assuma la responsabilità morale e scientifica dell’accertamento e delle conclusioni raggiunte dal collaboratore e fatta salva una valutazione in ordine alla necessità del ricorso a tale esperto “esterno” svolta successivamente dal giudice”.

Ciò che era avvenuto nella specie con esito positivo, poichè il Collegio aveva liquidato l’importo corrispondente all’attività svolta dall’esperto.

4. Per la cassazione dell’ordinanza V.C. e T.L. hanno proposto ricorso affidato a tre motivi, ai quali ha resistito F.A. con controricorso, anche illustrato da memoria.

Il ricorso, già chiamato in decisione nell’adunanza ex art. 380-bis c.p.c., con proposta di accoglimento, è stato rimesso alla Pubblica udienza per mancanza di evidenza decisoria ed è quindi pervenuto all’udienza odierna a seguito di rinvio a nuovo ruolo per l’emergenza sanitaria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, che denuncia violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 56, nonchè nullità dell’ordinanza ai sensi dell’art. 134 c.p.c., si contesta che l’importo richiesto dall’ausiliario C., nella parte relativa alla prestazione resa dallo studio D., non avrebbe dovuto essere riconosciuto in assenza di autorizzazione del magistrato ad avvalersi di altri prestatori d’opera.

Secondo i ricorrenti, il principio di diritto richiamato dal Tribunale non era pertinente al tema delle spese per l’adempimento dell’incarico, disciplinato dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 56, ed era apparente la motivazione con la quale il Tribunale aveva rigettato l’opposizione ex art. 170.

2. Con il secondo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 2730 c.c. e segg., artt. 112,134,201 c.p.c. e nullità dell’ordinanza. I ricorrenti assumono di avere eccepito dinanzi al Tribunale che il sig. D. aveva partecipato alle operazioni peritali in qualità di coadiutore prescelto dai rappresentanti tecnici della convenuta Banca Centro Emilia, come emergeva dal verbale delle operazioni peritali in data 28 novembre 2011, di valore confessorio. Il Tribunale aveva respinto l’eccezione sul rilievo che l’indicazione contenuta nel verbale delle operazioni peritali fosse “evidentemente” erronea, così violando sia l’art. 112 c.p.c., poichè nessuna delle parti interessate l’aveva eccepito, sia l’art. 2730 c.c., in quanto non aveva riconosciuto valore confessorio alla dichiarazione contenuta nel verbale.

3. Con il terzo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 49 e segg. e degli artt. 115 e 116 c.p.c..

I ricorrenti contestano che la liquidazione del compenso per la prestazione resa dallo studio D. era stata effettuata erroneamente sulla base dell’importo fatturato, come se si trattasse di voce di spesa, e richiamano Cassazione n. 15535 del 2008, secondo cui del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 49 e 56, hanno mantenuto la distinzione tra le spese sostenute dal CTU, da rimborsare sulla base della documentazione e necessità, e le spese per attività strumentali rispetto ai quesiti posti con l’incarico, svolte da prestatori d’opera di cui il consulente sia stato autorizzato ad avvalersi, che debbono essere liquidate in base alle tabelle ministeriali.

4. Il primo ed il terzo motivo sono fondati.

4.1. La decisione del Tribunale è basata sulla erronea lettura della giurisprudenza di questa Corte in tema di remunerazione dell’attività svolta dal consulente tecnico d’ufficio.

E’ consolidata, infatti, la distinzione tra le spese sostenute dal CTU per l’adempimento dell’incarico – il cui rimborso è subordinato alla documentazione e alla valutazione della relativa necessità – e le spese per attività strumentali rispetto ai quesiti posti che siano state svolte da soggetti terzi, in ordine alle quali trovano applicazione le medesime tabelle con cui è determinata la misura degli onorari del consulente (ex plurimis, Cass. 11/09/2020, n. 18906; Cass. 28/02/2017, n. 5204; Cass. 11/06/2008. n. 15535; Cass. 30/03/2006, n. 7499; Cass. 29/07/2003, n. 11636; Cass. 27/08/1991, n. 9194), e ciò sul presupposto, mai in discussione, che il CTU sia previamente autorizzato dal giudice a ricorrere a terzi.

In assenza di autorizzazione del giudice, il costo dell’attività resa da terzi non è rimborsabile, a nulla rilevando che vi sia stato il consenso dei consulenti di parte e/o dei difensori delle parti.

La ricostruzione sistematica sopra richiamata non consente di accedere alla tesi sostenuta dalla controricorrente, secondo cui l’attività resa dal soggetto terzo costituirebbe una spesa rimborsabile al CTU, se documentata ed utile, a prescindere dall’autorizzazione. Al contrario, il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 56, è applicabile solo se il giudice abbia autorizzato il CTU ad avvalersi di uno o più soggetti per l’espletamento di indagini specialistiche (così anche Cass. 18/03/2019, n. 7636, in un caso nel quale il giudice aveva autorizzato il CTU medico-legale ad avvalersi eventualmente di specialista del settore d’indagine, da comunicare preventivamente alle parti).

5. I principi richiamati non sono contraddetti dalle pronunce, invero numerose, nelle quali si trova affermato che il consulente tecnico d’ufficio può avvalersi della collaborazione di esperti senza necessità di preventiva autorizzazione del giudice.

L’affermazione è di regola utilizzata per decidere questioni relative alla validità dell’elaborato peritale (Cass. 21/02/2018, n. 4257; Cass. 14/11/2017, n. 26875; Cass. 23/03/ 2015, n. 5793; Cass. 11/10/2006, n. 21728; Cass. 29/03/2006, n. 7243), che nulla hanno a che vedere con il tema qui controverso della liquidazione del costo degli accertamenti svolti da terzi soggetti su incarico del CTU non previamente autorizzato dal giudice ad avvalersene.

Quanto a Cass. 15/07/2009, n. 16471, richiamata in via assorbente dal Tribunale, si tratta di pronuncia che ha applicato il principio secondo cui il consulente tecnico d’ufficio, anche se non espressamente autorizzato, può ricorrere all’opera di esperti per il compimento di particolari indagini o per l’acquisizione di elementi di giudizio da vagliare e trasfondere nel proprio elaborato, assumendo al riguardo ogni responsabilità morale e scientifica. Si tratta di principio consolidato, che in alcun modo si intende mettere in discussione, ma che non risolve certo il tema qui controverso, se sia rimborsabile come “spesa” dell’ausiliario del CTU l’attività tecnica svolta da un soggetto che sia stato incaricato dall’ausiliario medesimo di svolgere rilievi strumentali per rispondere ai quesiti posti dal giudice.

6. Nel controricorso, a pag. 3, si legge testualmente “la spesa contestata trae origine dalla fattura n. (OMISSIS) per l’importo di Euro 1.028,50 emessa da Forinst s.a.s. e sostenuta dall’ausiliario Dott. C.R., avente ad oggetto una serie di rilievi tecnici espletati presso il laboratorio del CNR di (OMISSIS) in data 28/11/2011. (…) costo sostenuto per l’effettuazione di rilievi tecnici presso il laboratorio CNR di (OMISSIS) da parte di una società specializzata, la Forinst s.a.s. (…) tale attività è stata materialmente svolta dal Dott. D.V.F.”.

Il Tribunale ha ritenuto che si trattasse di collaborazione materiale, che costituiva una “spesa” dell’ausiliario, senza considerare che si è trattato di un’attività specializzata, affidata ad un soggetto in possesso di competenze specifiche, e pertanto ha violato D.P.R. n. 115 del 2002, art. 56, ed i principi in materia di compenso al CTU.

7. Il secondo motivo di ricorso è, invece, inammissibile.

Il Tribunale ha chiarito che non vi era collegamento tra il Dott. D. ed il CTP della parte convenuta, essendo un mero refuso l’espressione riportata a verbale d’udienza del 28 novembre 2011, nella quale il Dott. D. era indicato come “tecnico del Rumori per l’utilizzo della strumentazione”.

La pretesa dei ricorrenti, di leggere nell’errore una sorta di confessione del CTU e dell’ausiliario Dott. C., non può neppure essere esaminata in sede di giudizio di legittimità, spettando solo al giudice di merito la valutazione del significato dell’atto processuale, senza vincoli derivanti dalle deduzioni delle parti.

8. All’accoglimento dei motivi primo e terzo segue la cassazione dell’ordinanza impugnata con rinvio al giudice designato in dispositivo, che procederò ad un nuovo esame dell’opposizione alla luce dei principi richiamati al par. 4.1., e provvederà anche a regolare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il secondo motivo, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Ferrara in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 13 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2021

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