Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10914 del 08/06/2020

Cassazione civile sez. I, 08/06/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 08/06/2020), n.10914

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5407-2019 proposto da:

O.O.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE n. 48, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CORVASCE,

rappresentato e difeso dall’avvocato STEFANO BRUGIAPAGLIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonchè contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE APPELLO DI ANCONA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1220/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 04/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/02/2020 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Ancona respingeva l’istanza del ricorrente, volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale od umanitaria, ritenendo non credibile la storia riferita dal richiedente ed insussistenti i presupposti per il riconoscimento dell’invocata tutela.

Il Tribunale di Ancona, con ordinanza del 29.8.2017, respingeva il ricorso avverso il predetto provvedimento di rigetto.

Interponeva appello avverso detta decisione O.O.P. e la Corte di Appello di Ancona, con la sentenza impugnata n. 1220/2018, rigettava il gravame.

Propone ricorso per la cassazione della decisione di rigetto O.O.P. affidandosi a due motivi.

Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 5, 7 e 8 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonchè il vizio di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, perchè la Corte di Appello sarebbe incorsa in un contrasto logico irriducibile, avendo dapprima dato atto che il ricorrente aveva dichiarato di esser stato discriminato e fatto oggetto di minacce e violenze sul luogo di lavoro perchè non musulmano, e subito dopo escluso la sussistenza di una persecuzione per motivo religioso.

La censura è fondata. La Corte territoriale ha infatti affermato che “… l’appellante ha raccontato: a) la propria storia connotata da abbandono e povertà; b) la morte dello zio (tassista) con cui conviveva in un attentato terroristico; c) di discriminazioni economiche, minacce e violenze sul luogo di lavoro in ragione del fatto di non essere musulmano e per aver chiesto le ragioni per cui veniva pagato meno degli altri. Quindi il richiedente non risulta essere stato perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica e/o che possa esserlo in caso di rientro nel paese d’origine” (cfr. pag. 2 della sentenza impugnata). Il passaggio motivazionale è connotato da un oggettivo e irriducibile contrasto logico, avendo il giudice di merito dapprima dato atto che il richiedente aveva riferito di esser stato discriminato, minacciato e fatto oggetto di violenza sul luogo di lavoro a causa della sua fede religiosa, e subito dopo escluso senza giustificazione argomentativa, la sussistenza di una ipotesi di persecuzione per motivi religiosi. La Corte anconetana avrebbe dovuto indicare i motivi per cui, nonostante il quadro descritto dal richiedente, non riteneva sussistente una persecuzione; in assenza di tale passaggio logico, che evidentemente dev’essere esplicato con riferimento alla condizione concreta del richiedente la protezione, la motivazione non può ritenersi rispettosa del cd. minimo costituzionale e la sentenza impugnata va ritenuta nulla per violazione dell’art. 132 c.p.c..

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 e il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 perchè la Corte di Appello non avrebbe considerato l’effettiva situazione di pericolosità e violenza generalizzata esistente in Nigeria.

Il motivo è assorbito dall’accoglimento del primo.

In definitiva, va accolto il primo motivo del ricorso e dichiarato assorbito il secondo. La sentenza impugnata va dunque cassata e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Ancona in differente composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso e assorbe il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Ancona in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della prima sezione civile, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2020

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