Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10907 del 18/05/2011

Cassazione civile sez. II, 18/05/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 18/05/2011), n.10907

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. Bursese Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – rel. Consigliere –

Dott. PROTO Cesare Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Z.A. C.F. (OMISSIS), L.N. in Z.

C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLE

QUATTRO FONTANE 15, presso lo studio dell’avvocato CANEPA FRANCESCO,

(st. Guerreri) che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ZIGANTE GIOVANNI;

– ricorrenti –

contro

C.L., C.D., C.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 84/2005 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 11/02/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/02/2011 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso per l’inammissibilità

del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Z.A. e L.N., proprietari della casa sita in (OMISSIS) mappale 172, esponevano che C.S., C.L. e C.D. erano proprietarie della casa di via (OMISSIS) mappale 175; che gli immobili delle parti si affacciavano sulla corte censita come mappale 152, di cui erano proprietari gli stessi attori per la porzione indice sub 533/b e le convenute su quella sub come 533/c (oltre su quella533/a); detta corte era gravata da reciproche servitù di passaggio a favore dei confinanti;

le convenute avevano messo in comunicazione l’immobile di cui al mappale 175 con altri mappali di loro proprietà a favore dei quali non era costituito il diritto di servitù.

Pertanto gli istanti convenivano in giudizio le predette dinanzi al Tribunale di Udine per sentire accertare che le medesime non godevano di alcuna servitù di passaggio a favore dei fondi diversi da quello di cui al mappale 175, con la condanna delle medesime a chiudere gli accessi interni realizzati e a non utilizzare il passaggio a tale scopo.

Le convenute, costituendosi in giudizio, chiedevano il rigetto della domanda.

Con sentenza dell’11 agosto 2001 il Tribunale di Udine rigettava la domanda.

Con sentenza dep. l’11 febbraio 2005 la Corte di appello di Trieste rigettava l’impugnazione proposta dagli attori. I Giudici di appello per quel che interessa nella presente sede ritenevano che, a stregua delle circostanze dedotte a base della domanda, nella specie non si verteva nell’ipotesi di azione negatoria che è esperibile quando il proprietario del fondo dominante esercita il passaggio a favore di fondi di sua proprietà diversi da quello a vantaggio del quale è costituito il diritto di servitù, posto che le convenute utilizzavano il passaggio per accedere sempre e soltanto al mappale 175, cioè al fondo dominante, ma versandosi piuttosto nell’ipotesi di cui all’art. 1067 cod. civ. che peraltro postula la prova, che nella specie non era stata fornita, dell’aggravamento del peso gravante sul fondo servente per effetto della modificazione operata all’interno degli immobili delle convenute.

Avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione A. Z. e L.N. sulla base di due motivi. Non hanno svolto attività difensiva le intimate.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti, lamentando violazione e falsa applicazione dell’art. 1067 cod. civ. in relazione all’art. 1027 cod. civ., censurano la decisione gravata laddove aveva ritenuto che le circostanze dedotte con l’atto di citazione configurassero l’ipotesi di cui all’art. 1067 cod. civ., tenuto conto che tale previsione non ricorre quando, come nella specie, si verifica l’asservimento a vantaggio di fondi diversi da quelli previsti nel titolo costitutivo della servitù di passaggio; l’unico rimedio esperibile da parte degli attori era quello della negatoria servitutis.

Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano l’omessa pronuncia su un punto fondamentale della domanda ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ., tenuto conto che gli attori avevano interesse che venisse accertato che il loro fondo non era gravato da servitù create dalle loro vicine e che non erano state mai concesse nè riconosciute nè necessarie per l’interclusione dei fondi; la sentenza impugnata si era pronunciata su questioni che non erano state proposte, proprio perchè ritenute inconferenti e fuorvianti. I motivi, che per la stretta connessione vanno esaminati congiuntamente, vanno accolti nei limiti di quanto si dirà infra.

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, la servitù costituita a favore di un determinato fondo, ove ad esso ne venga unito un altro, non si estende a favore di questo, dovendo i due fondi originari, costituenti ormai un insieme, rimanere distinti ai fini della servitù, senza, tuttavia, che al “dominus” del nuovo più esteso fondo, come tale legittimato a muoversi in ogni parte del medesimo, ne possa essere imposta la divisione allo scopo di salvaguardare il fondo servente, la cui tutela può rinvenirsi solo nell’art. 1067 cod. civ., in caso di uso della servitù divenuto più oneroso (Cass. 10447/2001; 7064/1988;

2276/1982).

La sentenza impugnata ha esaminato soltanto il profilo relativo alla tutela invocabile ai sensi dell’art. 1067 cod. civ., correttamente escludendo che potesse ordinarsi al proprietario del fondo dominante la chiusura di varchi aperti all’interno del suo immobile ovvero la demolizione di opere in esso realizzate nell’esercizio dei poteri dominicali.

Peraltro, i Giudici non hanno preso in esame la domanda laddove era stata chiesta una pronuncia diretta alla declaratoria di insussistenza della servitù a vantaggio dei fondi riuniti (peraltro legittimamente) al fondo unico dominante, essendo evidente che sussisteva un interesse degli attori ad ottenere la declaratoria richiesta (v. Cass. 10447/2001 in motivazione).

Pertanto, il ricorso va accolto.

La sentenza va cassata con rinvio , anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Trieste.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso per quanto in motivazione cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Trieste.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 3 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2011

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